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	<title>UAAR Forlì-Cesena</title>
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	<description>Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti</description>
	<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 21:18:29 +0000</pubDate>
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		<title>Darwin Day 2010 a Forlì</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 21:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide.zoli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione all&#8217;incontro con Maurizio Mori di Lodovico Zanetti


Siamo qui per ricordare Charles Darwin. Sembrerebbe inutile e scontato. A 151 anni dalla pubblicazione de L&#8217;origine della specie, invece si assiste al deprecabile attacco dei creazionisti. Quando sul TG 2 il cardinal Martino definisce figlio del marxismo il darwinismo e chiude chiedendo alla giornalista se lei crede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;"><strong>Introduzione all&#8217;incontro con Maurizio Mori di Lodovico Zanetti</strong></span></div>
<div style="margin: 0px;"></div>
<div style="margin: 0px;"></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;"><img class="alignleft size-medium wp-image-88" title="img_0365" src="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/uploads/2010/03/img_0365-300x225.jpg" alt="img 0365 300x225 Darwin Day 2010 a Forlì" width="300" height="225" />Siamo qui per ricordare Charles Darwin. Sembrerebbe inutile e scontato. A 151 anni dalla pubblicazione de L&#8217;origine della specie, invece si assiste al deprecabile attacco dei creazionisti. Quando sul TG 2 il cardinal Martino definisce figlio del marxismo il darwinismo e chiude chiedendo alla giornalista se lei crede di discendere da un babbuino, a parte i dubbi sulla posizione della scala evolutiva dei cardinali rispetto ai primati, ci si deve chiedere a che livello sia l&#8217;informazione scientifica nel nostro paese. A peggiorare il quadro la notizia che il vicepresidente del CNR. Roberto De Mattei che sostiene tesi creazioniste si faccia finanziare workshop e pubblicazioni (dal titolo Evoluzionismo , il tramonto di una ipotesi ) del consiglio nazionale delle ricerche, e che Maioli, eminente fisico che del consiglio è il presidente riesca a trovare come scusante questa nota in cui dice che :</span></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">&#8220;Il volume non esprime la voce ufficiale del CNR.</span></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">Desidero sottolineare il carattere aperto della ricerca intellettuale e la mia personale contrarietà a ogni forma di censura delle idee. La libertà di espressione è un bene garantito dall’articolo 21 della nostra Costituzione.”</span></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">dà una idea di quanto sia forte l&#8217;influsso delle ideologie religiose nel contrasto all&#8217;evoluzione scientifica. </span></div>
<div style="margin: 0px; min-height: 17px; font: 14px Helvetica;"></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;"><img class="alignleft size-medium wp-image-89" title="img_0358" src="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/uploads/2010/03/img_0358-300x225.jpg" alt="img 0358 300x225 Darwin Day 2010 a Forlì" width="300" height="225" />Proporremo al professor Maioli  di finanziare una ricerca sull&#8217;oceano primordiale di latte che gli indù ritengono come teoria più credibile del big bang&#8230;&#8230;</span></div>
<div style="margin: 0px; min-height: 17px; font: 14px Helvetica;"></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">Ed è evidente che in contesto come quello attuale c&#8217;è la necessità di promuovere associazioni che tutelino la laicità del nostro paese.</span></div>
<div style="margin: 0px; min-height: 17px; font: 14px Helvetica;"></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">Basterebbe citare Josè Saramago :</span></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">Mi sono sempre considerato un ateo tranquillo, perché l’ateismo come militanza pubblica mi sembrava qualcosa di inutile, ma ora sto cambiando idea. Alle insolenze reazionarie della Chiesa Cattolica bisogna rispondere con l’insolenza dell’intelligenza viva, del buon senso, della parola responsabile. Non possiamo permettere che la verità venga offesa ogni giorno dai presunti rappresentati di Dio in Terra; ai quali, in realtà, interessa solo il potere</span></div>
<div style="margin: 0px; min-height: 17px; font: 14px Helvetica;"></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">L&#8217;Uaar nasce per difendere l&#8217;intelligenza e la ragione. Qualche amico, anche non credente mi prende in giro dicendomi fautore di una &#8220;chiesa&#8221; alternativa. Non è così. In un paese normale l&#8217;UAAR non servirebbe. Ma in un paese in cui si spacciano i crocifissi appesi ai muri come simboli di laicità, in cui esiste l&#8217;insegnamento dell&#8217;ex religione di stato nella scuola publlica, in cui c&#8217;è la legge 40 sulla fecondazione assistita, in cui ci vogliono togliere il diritto alla morte e alla vita l&#8217;Uaar ci deve essere.</span></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">Perchè siamo partigiani, di fronte a un invasore senza cultura e senza ragioni, e come i nostri nonni si opposero al nazismo noi ci opponiamo alla barbarie degli assolutisti della peggiore specie,di  quegli integralisti che stanno condizionando le nostre esistenze, che per dirla con De Andrè &#8221; lo sanno a memoria il diritto divino, ma scordano sempre il perdono.</span></div>
<div style="margin: 0px; min-height: 17px; font: 14px Helvetica;"></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">Diamo fastidio, si cerca di censurarci, di imperdirci persino di scrivere che Dio non esiste su un autobus. Noi continuiamo, e per fortuna non ci bruciano più, ma gli spazi di una informazione in mano a atei-credenti devoti, sempre pronti a genuflettersi alle volontà d&#8217;oltretevere, ci rende difficile essere visibili. Campagne come quella dello sbattezzo,la difesa dell&#8217;ora alternativa a quella di religione, quella sulla soppressione dai luoghi pubblici dei simboli religiosi sono battaglie di civiltà che noi sosteniamo&#8230; purtroppo non abbiamo la potenza economica del nostro competitor.</span></div>
<div style="margin: 0px; min-height: 17px; font: 14px Helvetica;"></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">Ma veniamo all&#8217;ospite dell&#8217;incontro. Il professor Maurizio Mori è presidente della Consulta di bioetica,  associazione la cui  attività è rivolta allo sviluppo del dibattito laico e razionale sui problemi etici nel campo della medicina e delle scienze biologiche, in un&#8217;ottica pluralistica di rispetto delle diverse concezioni di valore. E professore ordinario di bioetica all&#8217;Università di Torino, autore di numerosi saggi, tra cui</span></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">&#8220;Il caso Eluana Englaro. La «Porta Pia» del vitalismo ippocratico ovvero perché è moralmente giusto sospendere ogni intervento </span></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">&#8220;Aborto e morale. Capire un nuovo diritto&#8221;,</span></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">Utilitarismo e morale razionale. Per una teoria etica obiettivista. </span></div>
<div style="margin: 0px; min-height: 17px; font: 14px Helvetica;"></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;"><img class="alignleft size-medium wp-image-90" title="img_0368" src="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/uploads/2010/03/img_0368-300x225.jpg" alt="img 0368 300x225 Darwin Day 2010 a Forlì" width="300" height="225" />E&#8217; coautore, insieme a Carlo Flamigni, Armando Massarenti e Angelo Petroni del Manifesto di bioetica laica, ed è con le ultime parte di quel manifesto che gli cedo la parola, perchè mi sembrano un incipit adeguato del discorso che affronteremo, bioetica e laicità.</span></div>
<div style="margin: 0px; min-height: 17px; font: 14px Helvetica;"></div>
<div style="margin: 0px;"><span style="font: medium Helvetica;">La visione laica si differenzia dalla parte preponderante delle visioni religiose in quanto non vuole imporsi a coloro che aderiscono a valori e visioni diverse. Là dove il contrasto è inevitabile, essa cerca di non trasformarlo in conflitto, cerca l&#8217;accordo &#8216;locale&#8217;, evitando le generalizzazioni. Ma l&#8217;accettazione del pluralismo non si identifica con il relativismo, come troppo spesso sostengono i critici. La libertà della ricerca, l&#8217;autonomia delle persone, l&#8217;equità, sono per i laici dei valori irrinunciabili. E sono valori sufficientemente forti da costituire la base di regole di comportamento che sono insieme giusti ed efficaci.</span></div>
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		<title>Darwin Day 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 21:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide.zoli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 13 febbraio alle ore 16.30,
presso la sala comunale della circoscrizione 1,
Piazzale Foro Boario n. 7 - Forlì
il circolo UAAR Forlì-Cesena presenta in occasione del Darwin Day 2010:

 
&#8220;Bioetica e laicità&#8221;
conferenza del prof. Maurizio Mori,
docente alla facoltà di Lettere e Filosofia di Torino,
presidente della Consulta di Bioetica.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><img class="alignleft size-medium wp-image-84" title="moriuaar" src="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/uploads/2010/02/moriuaar-218x300.jpg" alt="moriuaar 218x300 Darwin Day 2010" width="218" height="300" />Sabato 13 febbraio alle ore 16.30,</span></p>
<div><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">presso la sala comunale della circoscrizione 1,</span></div>
<div><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Piazzale Foro Boario n. 7 - Forlì</span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">il <strong>circolo UAAR</strong> <strong>Forlì-Cesena</strong> presenta in occasione del <strong>Darwin Day 2010</strong>:</span></span></div>
<p></span></div>
<div> </div>
<div><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>&#8220;Bioetica e laicità&#8221;</strong></span></div>
<div><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">conferenza del <strong>prof. Maurizio Mori</strong>,</span></div>
<div><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">docente alla facoltà di Lettere e Filosofia di Torino,</span></div>
<div><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">presidente della Consulta di Bioetica.</span></div>
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		<title>Il Consiglio Comunale ed il Crocifisso</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 10:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Forlì]]></category>

		<category><![CDATA[Laicità]]></category>

		<category><![CDATA[corte europea]]></category>

		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>

		<category><![CDATA[religione]]></category>

		<category><![CDATA[religione cattolica]]></category>

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		<description><![CDATA[Apprendiamo dal Corriere di Forlì del 12.1.2010 che il consiglio comunale forlivese, votando un ordine del giorno concordato, ha espresso in modo compatto –dunque all’unanimità- la volontà di difendere il crocifisso “simbolo della religione cattolica fondamentale patrimonio della cultura e della civiltà nazionale” ed anche “emblema di una difesa di tutte le confessioni religiose”. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apprendiamo dal Corriere di Forlì del 12.1.2010 che il consiglio comunale forlivese, votando un ordine del giorno concordato, ha espresso in modo compatto –dunque all’unanimità- la volontà di difendere il crocifisso “simbolo della religione cattolica fondamentale patrimonio della cultura e della civiltà nazionale” ed anche “emblema di una difesa di tutte le confessioni religiose”. Il consiglio inoltre ha ritenuto che la sua presenza in luoghi pubblici “non sia lesiva della libertà di praticare la fede di ciascuno”, e critica la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che vietava l’esposizione dell’oggetto nelle aule scolastiche.</p>
<p>Come atei, agnostici o come “semplici” laici, siamo sbalorditi da questa espressione ufficiale del consiglio cittadino, ma siamo ancor più preoccupati per questa presa di posizione, che sembra fatta apposta per spianare la strada a risoluzione ancora più assurde e inaccettabili, quali l’obbligo di esporre il crocifisso nei locali pubblici.</p>
<p>Dire che il crocifisso sia il simbolo della cultura e civiltà nazionale (e per questo vada in qualche modo tutelato e diffuso) ci sembra un’affermazione tanto imprecisa quanto strumentalizzabile.</p>
<p>Senza trascurare, poi, che di croci e crocifissi sono stati per secoli affollati i luoghi in cui si è compiuta ogni nefandezza: dai tribunali dell’Inquisizione a quelli del regime fascista, franchista, cileno, argentino…</p>
<p>Troviamo francamente assurda l’idea che un simbolo religioso possa essere compatibile con il concetto di laicità che invece la Corte europea ha giustamente e logicamente stabilito.</p>
<p>Affermare che la radice della civiltà nazionale sia tutta compendiata nel crocifisso è un nonsenso storico che si presta ad ambigue e pericolose interpretazioni/manipolazioni.</p>
<p>Non dimentichiamo, infine, che la speciale predizione che si vorrebbe per il crocifisso (definito in modo piuttosto bizzarro “emblema di difesa di tutte le confessioni religiose”, come se le lunghissime e atroci guerre di religione non ci fossero mai state…) tale predilezione per il crocifisso ignora e zittisce e umilia la scelta di chi non crede e non vuole aderire ad alcuna confessione.</p>
<p>Il rispetto autentico del pensiero altrui non si costruisce con dichiarazioni perentorie e definitive, ma con l’apertura e il dialogo, con l’ascolto e il confronto, con l’umiltà e la tolleranza: queste, davvero, radici della laicità. </p>
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		<title>Cena sociale del 23 dicembre</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 15:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide.zoli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>

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		<description><![CDATA[


Nel dopocena, lettura di poesie &#8220;anticlericali&#8221;: Donatello legge Trilussa




Vico interpreta De Andrè: William P. Bloyd/Un blasfemo




]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_63" class="wp-caption alignright" style="width: 235px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-63 " title="Donatello legge Trilussa" src="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/uploads/2010/01/dscn0111bn-225x300.jpg" alt="Nel dopocena, lettura di poesie &quot;anticlericali&quot;: Donatello legge Trilussa" width="225" height="300" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Nel dopocena, lettura di poesie &#8220;anticlericali&#8221;: Donatello legge Trilussa</dd>
</dl>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_70" class="wp-caption alignright" style="width: 235px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-70" title="Vico" src="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/uploads/2010/01/dscn0112rbn-225x300.jpg" alt="Vico interpreta De Andrè: William P. Bloyd/Un blasfemo" width="225" height="300" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Vico interpreta De Andrè: William P. Bloyd/Un blasfemo</dd>
</dl>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-72" title="dscn0114r-bn" src="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/uploads/2010/01/dscn0114r-bn-300x197.jpg" alt="dscn0114r bn 300x197 Cena sociale del 23 dicembre" width="300" height="197" /><img class="alignright size-medium wp-image-71" title="dscn0113rbnn" src="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/uploads/2010/01/dscn0113rbnn-300x225.jpg" alt="dscn0113rbnn 300x225 Cena sociale del 23 dicembre" width="300" height="225" /><img class="alignright size-medium wp-image-69" title="dscn0126r" src="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/uploads/2010/01/dscn0126r-300x175.jpg" alt="dscn0126r 300x175 Cena sociale del 23 dicembre" width="300" height="175" /></div>
</div>
<p><br clear="all" /></p>
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		<title>IL DIRITTO DI AVERE DIRITTI di Carlo Flamigni</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 10:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide.zoli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Laicità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Esistono diritti concreti nei confronti dei quali – per manifesta ovvietà – manca qualsiasi forma di vis polemica: quando i diritti sono così evidenti da rendere ogni discussione che li riguardi assolutamente banale  (fatte salve naturalmente le anomalie patologiche di alcune società malate di assenza di democrazia) nessuno ha interesse a discuterli. Penso al mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Estrangelo Edessa;"></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Esistono diritti concreti nei confronti dei quali – per manifesta ovvietà – manca qualsiasi forma di vis polemica: quando i diritti sono così evidenti da rendere ogni discussione che li riguardi assolutamente banale<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>(fatte salve naturalmente le anomalie patologiche di alcune società malate di assenza di democrazia) nessuno ha interesse a discuterli. Penso al mio diritto di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>essere libero, di poter ricorrere a una Giustizia equa, di far educare i miei figli in una scuola laica, di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>veder rispettata la mia dignità, di essere trattato secondo i miei meriti e premiato o punito di conseguenza. Non è vero che sia tanto ovvio? Lo so, ma per ora mi accontento della teoria.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">E’ comunque vero che il problema diventa assai complesso quando i diritti riguardano gli aspetti più teorici della mia esistenza, quelli che hanno a che fare, ad esempio, con la mia coscienza, con la mia capacità critica o con il mio senso della morale. Faccio ancora alcuni esempi. Ho il diritto di essere scettico – e di manifestare pubblicamente il mio scetticismo – relativamente a quelle che, per alcuni, rappresentano verità incontrovertibili e sulle quali non è neppur consentito aprire una discussione? Ho il diritto di essere laico, anticlericale, antireligioso? E, ammesso che questi diritti esistano, li posso considerare validi in ogni circostanza o debbo inserire qualche distinzione? </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Per quanto mi riguarda, sto sempre cercando di esemplificare, non ritengo che esista un teorico diritto a essere antireligioso, e penso invece che questo diritto emerga solo in particolari circostanze. Se un cattolico – o un musulmano, o un buddista – mi dicono di essere certi dell’esistenza di un essere supremo, di una causa non causata, e di avere acquisito questa certezza a seguito di una improvvisa illuminazione, un evento inspiegabile e meraviglioso, e se si riferiscono a questo evento come al “dono della fede”, non ho assolutamente niente da obiettare, queste affermazioni non suscitano in me alcuna contrarietà. “Fede” è una parola che non mi seduce, anzi, è un termine che mi provoca un forte senso di estraneità, allude a un’esperienza e a una condizione dello spirito che non conosco, non capisco e che molto probabilmente non conoscerò e non capirò mai, tutte cose che non mi danno alcun diritto di critica, a meno che io non voglia mettere in dubbio la sincerità del mio interlocutore. Sia ben chiaro, il fatto che io accetti qualsiasi ammissione o dichiarazione di fede non significa che io ne certifichi la sincerità, è un atteggiamento che discende dalla mia laicità: se dichiarassi che questa ignota illuminazione metafisica, che si colloca ben al di là del cerchio in cui posso esercitare le mie capacità di critica razionale, non può esistere, parlerei in nome di una certezza personale, una evidente contraddizione per chi rifiuta di principio di essere portatore di verità dogmatiche. Certo, potrei avere qualcosa da ridire se chi fa professione di fede insistesse molto su una sua presunta esclusività (“il mio è l’unico dio, gli altri sono tutte bufale”) perché faccio fatica a non pensare che la casualità della nascita – da questa parte della strada, a Gerusalemme, Cristo è figlio di Dio, dall’altra parte è solo un profeta, possibile che la mia conquista della verità sia un problema geografico? – sia in realtà la sola tangibile espressione della benevolenza divina. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;">Diverso, molto diverso sarebbe il mio ragionamento se le stesse persone, le stesse brave persone, volessero dimostrarmi di essere giunte alla certezza dell’esistenza di questo essere supremo attraverso l’esercizio della ragione e mi portassero prove che le loro affermazioni sono “razionalmente dimostrate” o “scientificamente vere”. </span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;">Gli argomenti a favore dell’esistenza di dio sono stati codificati per secoli dai teologi e integrati dai non teologi, tra i quali gli alfieri di un malinteso senso comune. Si dividono generalmente in due categorie principali, gli argomenti a priori e gli argomenti a posteriori. Le cinque vie proposte da Tommaso d’Aquino nel XIII secolo (il motore immobile, la causa non causata, l’argomento cosmologico, l’argomento dei gradi e l’argomento teologico) sono argomentazioni a posteriori molto fragili e piuttosto facili da contestare. Il più famoso degli argomenti a priori, costruito interamente a tavolino, è l’argomento ontologico di Anselmo d’Aosta, noto soprattutto per l’autorità dei filosofi che l’hanno confutato. Altri argomenti noti sono quello della bellezza, quello dell’esperienza personale, quello dei grandi scienziati credenti e quello delle scritture, quest’ultimo capace di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>mantenere uno strano e in qualche modo incomprensibile fascino su molti credenti. </span></strong></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><strong><span style="font-size: small;">La storia dell’idea di Dio è probabilmente la più banale dell’evoluzione della cultura umana. I limiti della percezione sensoriale, combinati con l’occasionalità degli eventi naturali (la morte, il buio, l’instabilità egli eventi meteorologici, i terremoti e le eruzioni vulcaniche, i fulmini, eccetera) spingono verso la suggestione di un mistero che, essendo extrasensoriale, non ha dimensioni valutabili e perciò subisce un processo spontaneo di limite ad infinitum o, comunque, a qualcosa di sovrumano e invincibile che, per antropomorfizzazione istintiva, si spera sia possibile coinvolgere a proprio favore. Da una primitiva immagine di un dio promotore degli eventi che si potrebbe addirittura annoverare tra le rappresentazioni scientifiche congetturali – teorie – della realtà naturale, si passa all’immagine di un dio decisore che avrebbe il potere del controllo volontario dei fenomeni e quindi di ogni componente della realtà, umani inclusi. E si passa alla rappresentazione politica della possibile trattativa con lui: nella sua eccezionalità questa trattativa prende il nome di religione. All’inizio un ingenuo politeismo segue la molteplicità degli eventi con una molteplicità più o meno specializzata di divinità preposte alle varie circostanze. Ma poi i burocrati che amministrano il soprannaturale optano per un politeismo, che affida loro la gestione terrena del potere, la riscossione dei tributi, la scelta dei rappresentanti e ogni facoltà di giudizio. Nasce il clero monoteista, una struttura sociale organizzata per essere in grado di codificare, con una dottrina ordinata e protocollata, i comportamenti umani (i sacerdoti delle dottrine pagane avevano funzioni molto meno ambiziose di quelle del clero monoteista). Sotto la pesante vigilanza del clero nascono sia le milizie fondamentaliste, seguaci sostanzialmente ubbidienti e spesso delatori che esigono l’osservanza dei dogmi, sia quelle forme di resistenza che propriamente verranno chiamate anticlericalismo.</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><strong></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Ancora oggi, millenni dopo la nascita di questa deformazione sociale ormai ereditaria, la cultura umana accetta supinamente la pretesa di una tradizione ingenua ma maggioritaria di relegare l’anticlericalismo tra le manifestazioni disdicevolmente abnormi e il fondamentalismo solo tra i comprensibili eccessi di devozione e ubbidienza, Il fondamentalismo sarà particolarmente acuto tra le popolazioni deliberatamente meno acculturate<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>(tra le quali si verificheranno episodi di follia violenta come quello dei kamikaze o di schiavizzazione delle donne) mentre l’anticlericalismo sarà perseguibile nei Paesi meno sviluppati e in quelli più sviluppati sarà stigmatizzato come segno di arretratezza culturale e intellettuale. Dovunque si diffonderanno insegne, simboli ,divise, elementi del linguaggio comune, testi e persino sentimenti che riproporranno capillarmente il problema del rapporto politico con l’idea di dio secondo la concezione dei suoi amministratori locali. L’affermazione della democrazia, della scienza e del liberalismo filosofico moderno dovrà combattere contro un indottrinamento diffuso precocemente (che riguarda i minori, non ancora in grado di intendere e di volere) a cui è insopportabile ogni forma di autonomia del pensiero e dunque ogni logica; le libertà civili dovranno fare compromessi che, anche dove non divengono concordati, dovranno scendere a patti con un sentimento religioso a carattere epidemico contratto già nella prima infanzia e privo di antidoti .</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Alcuni casi di immunità da questa epidemia serviranno al più a disquisire a vuoto sulle semantiche dell’ateismo, dell’agnosticismo, del laicismo, che accompagneranno il ben più concreto anticlericalismo, ormai ridotto a obiettivo desueto. Il potere religioso vincerà su tutta la linea le sue battaglie regionali e produrrà enormi eccidi interregionali. L’unico terreno in cui resteranno spiragli di possibili riflessioni razionali sarà l’antico interrogativo sulla stranezza del carattere locale dei culti, incompatibile con i moonoteismi universali, generato dalla scostumata impertinenza del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">cuius regio eius religio</em>. Perché Elhoim diverrà Allah e dopo un banale sdoppiamento verbale incomincerà a litigare con se stesso? Nessuno degli amministratori religiosi se lo spiega.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Ma ci sono domande che dobbiamo pur<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>porci. Perché, ad esempio, molte credenze ampiamente accettate persino nelle fila di persone intelligenti, informate e ben intenzionate, sono manifestamente false o assurde? Soddisfano semplicemente bisogni personali nascosti o sono ideologie al servizio di potenti interessi sociali? L’equilibrio tra interessi personali e sociali dei sistemi di credenze è tutt’altro che privo di importanza .</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">In che senso un simile sistema deve essere considerato vero? La maggior parte delle persone non è fanatica, semplicemente da per scontato il sistema di credenze generali stabilito dalla cultura in cui si riconosce e lo accetta fedelmente senza interrogarsi a fondo sulla sua validità. E ciò non perché è credulona o vittima del fanatismo. Ciò non implica che falsità e assurdità siano solo convenzioni sociali prive di senso per il singolo individuo, il fatto è che la sovrastruttura delle credenze astratte è metafisica e sembra appartenere a un proprio mondo tagliato fuori dal mondo della vita. Gli dei, tanto per dire, sono così remoti, così poco coinvolti nelle vicende terrene che le possibilità di sfidare direttamente i loro decreti sono molto esigue.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Come la storia dimostra i sistemi di credenze non soltanto appartengono alle comunità, ma generano anche comunità e organizzazioni sociali, come le chiese, di solito guidate da interpreti specialistici. Tuttavia, anche il più convalidato sistema di credenze è esposto e vulnerabile alla competizione esterna o alla eresia interna. Questi eventi, come le rivoluzioni<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>scientifiche, contemplano fattori sociali, psichici e cognitivi che interagiscono in modo complicato e mostrano sempre che il vecchio regime non è mai stato neanche lontanamente coerente, sistematico o esauriente come i suoi sostenitori pretendevano. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Queste debolezze sono tipiche anche delle religioni che hanno le maggiori pretesi di universalità. Le fatiche secolari dei collegi di teologia hanno tendenza a frammentare piuttosto che a consolidare le rispettive dottrine. All’occhio di un non credente, ogni religione si rivela come un mosaico irregolare di saggi insegnamenti, osservazioni naturali, pratiche tradizionali, dogma metafisici, valori umanitari, pii desideri e così via. Competenza a tutto tondo e credibilità non sono proprietà olistiche dimostrabili di un sistema di credenze: o vengono date per scontate o debbono essere confermate dai fedeli come specifiche credenze ( per esempio: non esiste dio ma solo allah). Per di più i rappresentanti di sistemi di credenze antagoniste sono riluttanti a discutere le reciproche convinzioni. E i loro sistemi non sono incommensurabili: molti termini sono compresi ma non c’è accordo su come risolvere i problemi. Ognuno di questi sistemi è straziato da incongruità, eterogeneità, ambivalenza, varianti faziose e altre imperfezioni epistemiche, varchi di ingresso per una critica razionale, così come campi minati logici che tengono distanti le critiche organizzate.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Alcuni bravi cattolici con i quali mi è capitato di conversare mi hanno confidato di nutrire qualche genere di stima – naturalmente stima inconfessabile – per gli atei, i quali almeno avrebbero il coraggio delle loro sconsiderate e sciocche convinzioni, e di detestare gli agnostici, razionalisti o non, considerati insulsi, melensi, insipidi, fiacchi e scialbi nella loro stolida neutralità. Per quanto ne so, un noto storico cattolico, Hugh Ross Williamson, la pensava più o meno nello stesso modo e “rispettava il credente e l’ateo convinto, ma disprezzava gli ambigui mediocri rammolliti che vivacchiano a metà tra le due posizioni”. Spero che non si tratti di un falso ricordo, ma il mio amico e mentore Carlo Augusto Viano mi ha parlato degli agnostici usando termini non proprio elogiativi, tanto che ho evitato di confessargli di essere stato a lungo, anch’io, un agnostico. Ma è proprio così terribile evitare di prendere posizione quando ci troviamo a dover scegliere tra ipotesi per le quali mancano prove apprezzabili? E che senso ha essere agnostici sulla questione dell’esistenza di dio?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Richard Dawkins nel suo libro più recente (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">The God Delusion</em>, 2007) distingue due tipi di agnosticismo che chiama rispettivamente ATP (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Agnosticismo Temporaneo Pragmatico)</em> e APT <em style="mso-bidi-font-style: normal;">(Agnosticismo Permanente Teorico</em>). Il primo corrisponde alla legittima sospensione del giudizio che conviene assumere quando ci propongono una risposta valida a un quesito complesso, o per il quale non erano note soluzioni possibili, ma ci rendiamo conto che le prove di questa asserzione non sono ancora pronte, o ammettiamo di non averle ancora del tutto capite o interpretate perfettamente. Secondo Dawkins sarebbe conveniente scegliere un tipo di Agnosticismo Temporaneo Pragmatico se il quesito che ci propongono riguardasse l’estinzione del permiano (strano riferimento, visto che, almeno per quanto ne so, dell’ultimo periodo del paleozoico è sempre stato molto difficile stabilire l’inizio, il problema delle specie estinte dovrebbe essere secondario): da qualche parte esiste, o dovrebbe esistere, la verità ed è giusto sperare di conoscerla, anche se dobbiamo ammettere che per il momento non abita dalle nostre parti.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">L’Agnosticismo Permanente Teorico comporta invece una sospensione del giudizio che dobbiamo riconoscere come assolutamente inevitabile e che deve essere adottata nei confronti di problemi ai quali non si potrà mai dare una risposta, perché riguardano settori e quesiti che non ammettono verifiche. Di nuovo Dawkins fa un esempio piuttosto peculiare e cita il vecchio dilemma filosofico dei colori: noi non sapremo mai se gli altri vedono il rosso come lo vediamo noi, o se lo vedono nello stesso modo in cui noi vediamo il verde, o come un colore completamente diverso che ci potrebbe essere ignoto. Ci sono scienziati che ritengono che l’esistenza di dio appartenga ai problemi ai quali non è possibile dare una risposta e ne traggono la conclusione che le due ipotesi – dio esiste, dio non esiste – hanno le stesse probabilità di essere vere. Altri ritengono che si tratti di una questione scientifica, della quale conosceremo un giorno la risposta: in attesa di quel giorno abbiamo il diritto di fare affermazioni concrete in merito alle probabilità.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Thomas Henry Huxley dovrebbe essere lo scienziato che ha proposto per la prima volta il termine “agnostico”: non ne sono sicuro al 100%, ma so che lui ne era convinto, tanto da spiegare addirittura come il termine gli era venuto in mente: “Molti erano abbastanza sicuri di aver raggiunto una certa <em style="mso-bidi-font-style: normal;">gnosi</em> , ossia di avere, con maggiore o minore successo, risolto il problema dell’esistenza di dio, mentre io ero abbastanza sicuro di non averlo risolto e nutrivo la radicata convinzione che fosse insolubile.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Avendo Hume e Kant dalla mia, non ritenevo presuntuoso mantenere saldamente la mia convinzione. Così, riflettendo, coniai l’appropriato appellativo di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">agnostico.</em> L’agnosticismo, in realtà, non è una fede, non è un credo, bensì un metodo, l’essenza del quale sta nella rigorosa applicazione di un principio: nelle questioni riguardanti l’intelletto, segui la ragione fin dove essa ti porta, senza curarti d’altro. In senso negativo il suo senso è: nelle questioni riguardanti l’intelletto, non pretendere che siano certe le conclusioni non dimostrate e non dimostrabili. Avere una fede agnostica significa per me che, se ci si mantiene integri e onesti, non si avrà mai paura di guardare l’Universo in faccia, qualunque cosa il futuro abbia in serbo per noi”.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Dal canto suo, Dawkins ritiene che quella dell’esistenza di dio sia un’ipotesi scientifica come le altre, una di quelle per le quali è opportuno applicare l’Agnosticismo Temporaneo Pragmatico, quello stesso al quale consiglia di ricorrere nei confronti delle estinzioni del Permiano o del Cretaceo. Egli ritiene che Huxley, così preso dall’impossibilità di dimostrare l’esistenza o la non esistenza di dio, abbia trascurato il confronto delle probabilità, che non è giusto porre su un piano di parità. Secondo Dawkins, che dio esista o no rappresenta un fatto scientifico inerente all’universo, dimostrabile in teoria, se non in pratica. Se dio esistesse e decidesse di rivelare la propria presenza risolverebbe la controversia, clamorosamente e a proprio definitivo vantaggio. E anche se l’esistenza di dio non fosse mai dimostrata o confutata in modo incontrovertibile, le prove e gli argomenti disponibili a favore di chi la nega sarebbero pur sempre<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>tali da consentire una stima delle probabilità ben superiore al 50%. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Dawkins ha fissato 7 punti fondamentali nello spettro di probabilità nel quale si collocano le<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>convinzioni degli uomini per quanto concerne il quesito relativo all’esistenza di dio e ai cui estremi stanno opposte certezze. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">1.100% di probabilità che dio esista, la posizione dei convinti teisti (come scriveva Carl Gustav Jung. “Non credo, so”).</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">2.Probabilità altissime, ma inferiori al 100% che dio esista. Teisti <em style="mso-bidi-font-style: normal;">de facto</em>, che non sono certi, ma vivono la loro vita dando per scontato che dio esista.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">3.Probabilità superiori al 50% ma non di molto. Tecnicamente agnostici, ma inclini al teismo.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">4.Probabilità pari al 50%, agnostici imparziali.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">5.Probabilità inferiori al 50%, ma non di molto. Sono tecnicamente agnostici, ma inclini all’ateismo.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">6.Probabilità bassissime, ma superiori a zero: atei <em style="mso-bidi-font-style: normal;">de facto</em>, vivono la loro vita dando per scontato che dio non esista.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">7.Atei convinti, sanno che dio non esiste, esattamente come Jung sapeva che esiste.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Credo che la maggioranza degli atei si riconosca nel punto 6, soprattutto perché gli atei non hanno fede e la ragione assoluta non può condurre alla convinzione assoluta che una certa cosa non esista.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Da laico ho poche certezze e non le impegno in questa decisione, che trovo priva di interesse. Secondo me, se fosse<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>vero che il problema dell’esistenza di dio è (anche) un problema scientifico, la discussione dovrebbe svolgersi seguendo le regole che la scienza si è data. Accetto il fatto che queste regole si possono considerare fallaci e non definitive, ma la scienza riconosce valore ai “consensi scientifici”, che valgono come verità (verità non aggettivate, quindi né assolute né relative) fino al momento in cui il consenso non regge più alle critiche o alle nuove informazioni<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>e viene sostituito<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>da un nuovo consenso. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Tutti i sistemi di credenze sono simili, e ciò vale anche per la scienza, che opera come sistema generale di credenze in relazione al mondo della vita.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Dunque, scienze e religioni sono molto simili, nel senso che entrambe sono sistemi generali di credenze cui e persone si avvicinano in cerca di una guida per i loro pensieri e le loro azioni nel mondo della vita. Là dove si sovrappongono, offrono mappe alquanto diverse dei differenti aspetti della realtà: le origini dell’universo, l’unità e la diversità della vita organica, la natura della coscienza, la preistoria umana, l’identità personale, l’importanza della storia, i ruoli sociali degli individui: su tutto questo scienza e religioni sono in disaccordo.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Di fatto i membri dei diversi gruppi religiosi sono in disaccordo su molti argomenti e lo stesso vale per molte comunità di ricercatori.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>La differenza sta tutta nell’atteggiamento dei credenti . L’ethos scientifico respinge il dogmatismo che è invece caratteristico di molte religioni. Anche i paradigmi scientifici più solidi non sono sempre oggetto di fiducia assoluta e sono suscettibili di rettifica. . La religione pone l’accento sulla fede, la rivelazione e l’ortodossia. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Questa distinzione non è assoluta. Non tutti i sistemi religiosi sono ostili alla originalità e allo scetticismo. L’induismo e il buddismo sono aperti alla illuminazione personale. I fondamenti delle religioni monoteiste possono diventare il fulcro di eresie creative, di dibattito critico e di reinterpretazione personale. </span></span></strong></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><strong></strong></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><strong><span style="font-size: small;">come ho gia’ detto, tutte le prove dell’esistenza di dio possono essere confutate e nella migliore delle ipotesi perdono gran parte della loro supposta credibilità. Di tutti, gli argomenti più fragili sono quelli che cercano le prove dell’esistenza di dio nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, libri funestati da errori e da manipolazioni. Mi ha molto divertito trovare, a fianco del più famoso errore di traduzione riscontrato nella Bibbia (la parola ebraica che indica una giovane donna è stata tradotta con la parola greca che si riferisce a una donna<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>vergine) un errore molto simile che si riferisce al Corano. Ibn Warraq (Virgins? What virgins? Free Inquiry, 26,1,2006) sostiene che nel famoso passo nel quale si promette al martire musulmano un paradiso con 72 vergini, ci sia un errore di trascrizione o di traduzione e che la promessa originaria riguardava “uva passa di cristallina trasparenza”. Da tutto ciò consegue, almeno secondo il mio modesto parere, che l’intento di dimostrare razionalmente l’esistenza di una causa non causata è per lo meno confutabile e nei suoi confronti sarei costretto a dimostrare tutto il mio scetticismo. In teoria, lo dico per evitare fraintendimenti, potrei andare oltre lo scetticismo e dichiarare che si tratta di menzogne: è prassi, nella nostra cultura che chi afferma che una certa cosa è accaduta, o che più semplicemente che una certa cosa esiste, abbia l’onere di dimostrarlo in modo razionale, ubbidendo a regole sulle quali esiste un generale consenso: se non è in grado di farlo, gli si può dare del bugiardo, cosa peraltro che si tende a fare molto di più con chi dichiara di aver visto un disco volante che con chi afferma di aver incontrato qualche divinità incline alle rivelazioni. E se poi queste persone volessero utilizzare queste loro convinzioni<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>(o se volete queste loro certezze) per organizzarsi politicamente e per proporre modelli di comportamento, nome e leggi direttamente derivati dai loro convincimenti o dai loro libri di culto, dovrei per forza dichiararmi anticlericale. E se infine la loro battaglia politica avesse ragione della resistenza di uno stato non sufficientemente laico e le norme proposte diventassero leggi dello Stato, violentando i sentimenti, i principi e i valori – dunque le libertà – di una parte ( non importa quanto grande ) dei cittadini, la mia posizione non potrebbe essere che quella antireligiosa.</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><strong></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Come si può capire, il mio diritto di critica – al quale consegue il mio diritto di essere progressivamente scettico, incredulo, sgradevolmente stupito e infastidito, anticlericale e irreligioso – ha a che fare essenzialmente con la decisione – un tempo impensabile, oggi sempre più frequente – di trasportare il dibattito di uno dei tanti temi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>della metafisica e della religione sul terreno molto concreto della razionalità. In teoria una simile decisione dovrebbe presentare non pochi elementi di rischio per un credente.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>La razionalità ha regole precise e chiede che vengano rispettate , quale che sia l’oggetto del contendere. Esistono, ad esempio, argomenti che non possono essere utilizzati<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>nel dibattito e altri che, invece di essere utili alla dimostrazione di una tesi, la privano progressivamente di credibilità.</span></span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Penso dunque che ben poche persone troverebbero qualcosa da ridire se i veti del Magistero cattolico fossero basati sui convincimenti dettati dalla fede, sui dogmi, su un qualsiasi tipo di “Deus non vult” che, al massimo, creerebbe qualche contrasto con le altre “sette” e, nella peggiore delle ipotesi, ci farebbe piombare a capofitto in qualche nuova guerra di religione (un pericolo per il quale non si è mai abbastanza vaccinati). Purtroppo il problema della moltiplicazione dei divieti (il Magistero romano sembra diventato balbuziente, non fa che emettere nuove sentenze di condanna e<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>ha stabilito il principio del “negare per credere”)<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>non ha più agganci con la metafisica (o meglio, non ha più agganci importanti con la metafisica), ma trova la sua giustificazione nella discesa agli inferi del detto Magistero, laddove gli inferi sono rappresentati dai picchi e pendii della razionalità scientifica: insomma, il prefato Magistero vuole combattere quello che considera – e per alcuni versi è – il suo interlocutore più ostile, lo scienziato, usando le sue stesse armi. Il guaio è che, per evitare sorprese, il sunnominato Magistero non ha scelto solo le armi, ha anche imposto le regole, che a dir il vero sono semplicissime: in ogni caso, quella che propone per la discussione è la verità, non se la prenda chi la pensa diversamente. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Per quello che io so, la scienza è laica e ha orrore per le verità rivelate. In più ha regole molto precise, che dovrebbero essere rispettate e che impongono, a chi vuole proporre le sue verità, rigide scelte di metodo. Malgrado ciò, sulla base di motivazioni che ho il diritto di considerare con assoluto scetticismo, il Magistero cattolico ha imposto al nostro Paese – teoricamente laico – regole assurde e non condivise. Non lo ha fatto elaborando principi religiosi e metafisici, ma scendendo nel campo della discussione scientifica con interventi talora inaccettabili, perché irrazionali, talora francamente ridicoli. Vorrei fare qualche esempio per dimostrare le ragioni del mio dissenso e del mio scetticismo, e sottolineando il mio diritto di uomo libero e laico, oltretutto<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>cittadino di un paese laico, a dissentire e a essere scettico. </span></span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Il conflitto più importante al quale stiamo assistendo mi sembra quello tra i neodarwinisti e i sostenitori dell’ipotesi del Progettista intelligente. E’ vero che la Chiesa cattolica, pur dimostrandosi molto attenta alla questione, non ha preso, almeno fino ad oggi, una precisa posizione in merito, ma è altresì vero che ha riconosciuto l’importanza di un dibattito che farebbe “emergere interrogativi importanti” (naturalmente sull’ipotesi evoluzionistica). C’è evidentemente una certa quantità di ipocrisia dietro a questo atteggiamento, visto che non riesco proprio a vedere chi altri potrebbe indossare le vesti del progettista se non domineiddio in persona. Ora, concedetemi di dare per scontato<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>il fatto che tutti conoscano a menadito la questione e il dibattito che ne è conseguito, a me preme soprattutto chiarire le ragioni per le quali la comunità scientifica, o per essere assolutamente corretti la stragrande maggioranza degli scienziati, ritiene che la teoria dell’Intelligent Design non sia vera scienza.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 17pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Per la filosofia della scienza, il problema di ciò che può essere definito scienza e di ciò che scienza invece non è, viene<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>descritto come “il problema della demarcazione”. C’è in proposito un consenso molto chiaro, secondo il quale una teoria per poter essere qualificata come scientifica deve essere:</span></span></strong></p>
<p class="ListParagraph" style="text-align: justify; line-height: 115%; text-indent: -18pt; margin: 0cm 0cm 0pt 35pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"><span style="mso-list: Ignore;"><span style="font-size: small;">-</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">          </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">consistente, sia internamente che esternamente;</span></span></strong></p>
<p class="ListParagraph" style="text-align: justify; line-height: 115%; text-indent: -18pt; margin: 0cm 0cm 0pt 35pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"><span style="mso-list: Ignore;"><span style="font-size: small;">-</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">          </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">parsimoniosa, secondo il principio del rasoio di Occham;</span></span></strong></p>
<p class="ListParagraph" style="text-align: justify; line-height: 115%; text-indent: -18pt; margin: 0cm 0cm 0pt 35pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"><span style="mso-list: Ignore;"><span style="font-size: small;">-</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">          </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">empiricamente dimostrabile e falsificabile;</span></span></strong></p>
<p class="ListParagraph" style="text-align: justify; line-height: 115%; text-indent: -18pt; margin: 0cm 0cm 0pt 35pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"><span style="mso-list: Ignore;"><span style="font-size: small;">-</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">          </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">basata su esperimenti ripetibili e controllabili;</span></span></strong></p>
<p class="ListParagraph" style="text-align: justify; line-height: 115%; text-indent: -18pt; margin: 0cm 0cm 0pt 35pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"><span style="mso-list: Ignore;"><span style="font-size: small;">-</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">          </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">progressiva (deve poter comprendere tutto ciò che comprendevano le teorie precedenti);</span></span></strong></p>
<p class="ListParagraph" style="text-align: justify; line-height: 115%; text-indent: -18pt; margin: 0cm 0cm 0pt 35pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"><span style="mso-list: Ignore;"><span style="font-size: small;">-</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">          </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">provvisoria ( nel senso che chi la formula deve ammettere che potrebbe essere sbagliata)</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Ebbene, se si applicano queste regole – e l’attuale consenso tra gli scienziati impone che vengano applicate – nell’ipotesi dell’ intelligent design non c’è assolutamente nulla di razionale. In realtà, la teoria del Progetto intelligente cerca di sostituire le ipotesi creazioniste, che hanno ormai perduto ogni credibilità. Inoltre, essa si limita a evocare l’esistenza di un God of gaps, un Dio delle lacune, riempiendo con ipotesi metafisiche ogni vuoto esplicativo presente nell’attuale teoria evoluzionistica. Postulando l’esistenza di una causa non causata, comunque, il Progetto intelligente si riduce al creazionismo religioso e ne ripropone gli argomenti teologici. Insomma, si tratta di un tentativo fallito di entrare in discussione con la scienza utilizzandone gli strumenti considerati leciti.</span></span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="ListParagraph" style="text-align: justify; line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 0pt 35pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-variant: small-caps; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -17.85pt; margin: 0cm 1cm 10pt 0cm; tab-stops: 0cm 369.0pt 16.0cm;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="mso-spacerun: yes;">     </span>Un secondo terreno nel quale la teologia e la bioetica cattoliche sono particolarmente impegnate è quello dell’inizio della via personale. Qui, le ragioni per contestare la presunta razionalità del Magistero cattolico sono molto numerose, c’è ampia possibilità di scelta. Si è passati , ad esempio, dall’ipotesi post-zigotica, confermata nel recente Donum Vitae, a quella dell’attivazione dell’oocita e per cancellare le proprie impronte sul terreno si è provveduto a dare una nuova definizione di “zigote”, un tentativo che non rispetta molto l’intelligenza di chi si occupa della materia in modo professionale. Poiché quello dell’inizio della vita personale non è un dogma, il Magistero ha poi dovuto accettare che un certo numero di filosofi e di bioeticisti cattolici presentassero altre e altrettanto credibili ipotesi (attualmente se ne contano 10).</span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-variant: normal !important; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;">Come è possibile indicare, tra queste teorie, quella giusta, l’unica che afferma la verità?</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -17.85pt; margin: 0cm 1cm 10pt 0cm; tab-stops: 369.0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">     </span>Lo si può fare chiaramente con un atto di fede: basterebbe che un papa, parlando ex cathedra, ci dicesse che dal momento in cui i due gameti, lo spermatozoo e l’oocita, si trovano nello stesso corpo femminile e possono incontrarsi, inizia una nuova vita personale umana alla quale Dio assicura un’anima immortale, che cesserebbe ogni possibilità di discussione e tutti i seri cattolici dovrebbero adeguarsi a questo ulteriore anticipo. Ma non è così: il Magistero cattolico non ha mai stabilito il momento dell’animazione, nei guai eravamo e nei guai siamo rimasti.</span></span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -17.85pt; margin: 0cm 0cm 10pt; tab-stops: 369.0pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="mso-tab-count: 1;">     </span></span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="mso-spacerun: yes;">      </span>E allora? Allora è necessario dare ascolto alle dichiarazioni dei bioeticisti cattolici che cimentano su questi argomenti la propria laicità e affermano di essere arrivati alle stesse conclusioni alle quali è arrivato il Magistero (la vita personale inizia con l’attivazione dell’oocita) quasi per caso, esercitando la propria razionalità e concedendo alle proprie teorie il solido sostegno delle verità biologiche. È così? Siamo tornati a “lo dice la biologia”.</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -17.85pt; margin: 0cm 0cm 10pt; tab-stops: 369.0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-tab-count: 1;">     </span><span style="mso-spacerun: yes;">       </span>Questa storia della conferma della biologia alle razionali teorie dei bioeticisti cattolici mi ha molto “intrigato” e mi ha in qualche modo costretto a cercar di capire cosa pensano di questo argomento i grandi scienziati che la biologia se la sono inventata, da Claude Bernard in poi.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">        </span>Chi voglia leggere quanto di meglio è stato scritto in merito al rapporto tra la biologia e la storia della nozione di vita si rivolga al bel libro di André Pichot (Histoire de la notion de vie, ed. Gallimard, 1993). Pichot, citando soprattutto Claude Bernard, conclude che la biologia moderna ignora la nozione di vita, perché una scienza sperimentale non deve dare una definizione della vita. Secondo Pichot – e secondo Claude Bernard – si tratterebbe di una definizione data “a priori” e “il metodo che consiste nel definire prima e poi dedurre tutto dalla definizione data può convenire alla filosofia, ma è contrario allo spirito stesso delle scienze sperimentali”. Ne segue che “basta intendersi sul significato della parola vita per poterla utilizzare ed è illusorio e chimerico (e ancora una volta contrario allo spirito della scienza) cercare di darne una definizione assoluta”. La biologia moderna ignora dunque la nozione di vita e si accontenta di analizzare gli “oggetti” che il senso comune le indicano come “viventi”, e la sua analisi dimostra che essi possiedono un certo numero di caratteristiche fisico-chimiche identiche. La definizione di vita, se mai viene evocata, è riportata all’infinito, come scopo e fine ultimo della biologia. In questo modo, usando un metodo esclusivamente analitico e sperimentale, si è rafforzata l’efficacia e la scientificità del lavoro del biologo: ciò ha comportato una tale “fisicalizzazione” da dare l’impressione che, per rendere scientifica la biologia, sia stato necessario negare ogni scientificità al suo oggetto.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;">          </span>Tutte le discipline biologiche mettono in evidenza la perfetta identità della natura della materia e delle leggi che la regolano sia per quanto riguarda gli esseri viventi che per quanto concerne gli oggetti inanimati: negli esseri viventi ci sono alcune molecole e alcune reazioni biochimiche che le riguardano che oggi non si trovano negli oggetti inanimati, c’è una tale unità di composizione che si può ammettere che le differenze che si riscontrano tra specie diverse, tra individui della stessa specie e nello stesso individuo in differenti momenti della vita non sono sufficienti per alterare l’unità del “fenomeno vivente”. Si delinea così un quadro di “essere vivente in generale” costituito da tutto ciò che di chimico-fisico c’è in comune tra gli esseri viventi e tra essi soltanto. Limitare la specificità del vivente a queste caratteristiche è come negarla, perché la si riferisce a una differenza qualitativamente analoga a quella che esiste tra due oggetti inanimati. Esisterebbe dunque solo un certo numero di oggetti che differiscono tra loro solo per le caratteristiche fisico-chimiche: ci si chiede perché dovrebbero essere divisi in due, piuttosto che in tre o in quattro classi, considerato il fatto che i criteri della ripartizione non sono né chiari né espliciti e si fondano soprattutto sul senso comune, che dice che certi oggetti con certe caratteristiche fisico-chimiche comuni debbono essere definiti come viventi. Ma non si tratta di una scelta della biologia, ma piuttosto di un tentativo di giustificare dal punto di vista fisico-chimico la scelta fatta dal senso comune.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 49.65pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Così, la biologia considera la vita come una particolare qualità che compare a partire da un certo grado di complessità dell’organizzazione fisico-chimica e alla quale il senso comune attribuisce un nome specifico. La biologia ritiene che non esista un “fantasma” dentro alla macchina, e che comunque la specificità dell’essere vivente non risieda in quel fantasma. Ma non sa né come né quando la vita emerga dalla materia, né sa se l’emergere della vita abbia un ruolo, un significato, una necessità. La biologia capisce che la definizione di essere vivente ha carattere temporale, ma non ha motivi per distinguere tra due esseri viventi temporanei e non ha alcun ruolo nella precisazione di definizioni meramente filosofiche come quella di persona, o di vita personale, o di vita individuale.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 49.65pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;">Credo che anche i giuristi abbiano recepito questo principio. Ecco cosa scrive Paolo Zatti in un articolo pubblicato nel 1991 (Quale statuto per l’embrione. In: La bioetica. Questioni morali e politiche per il futuro dell’uomo. A cura di Maurizio Mori. Politeia, Milano): “La biologia, come ogni scienza, non offre soltanto – e talora non offre affatto – la descrizione di fatti, ma anche – e talora soltanto - rappresentazioni e qualificazioni di fatti, ordinati e valutati secondo premesse che hanno la forza e la opinabilità della teoria scientifica. I fatti - si dice – e la loro descrizione non hanno forza normativa. Né forza normativa possono avere le rappresentazioni e qualificazioni dei fatti, condotte sulla base di criteri valutativi scelti in ragione di esigenze proprie al discorso biologico. L’estensione che i concetti di uomo, essere umano, individuo possono assumere in biologia non ha quindi una efficacia prescrittiva per il giurista, come non l’ha per il moralista”.</span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Penso che esista un equivoco di fondo dunque, relativamente al ruolo della biologia, che non dimostra e non ha interesse a dimostrare alcunché in questo campo. Penso che alcuni filosofi abbiano scambiato per conferme quelle che non sono altro che precisazioni, risposte a domande specifiche. Un filosofo ritiene che la vita personale abbia inizio nel momento in cui prende origine un processo unico e irreversibile, e il biologo gli dice che quel momento può essere identificato nell’attivazione dell’oocita. Ma un secondo filosofo è convinto che si possa parlare di vita individuale solo dal momento della formazione di un genoma unico, e il biologo punta il dito sull’anfimissi. Come vedete, nessuna verità, solo risposte a quesiti diretti: la verità che i filosofi vorrebbero ascoltare, oggi i biologi non la conoscono (e come dice Pichot, se la conoscessero la riprodurrebbero).</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Ritengo che i bioeticisti cattolici siano consapevoli di quanto sia fragile e priva di fondamenta la loro tesi sull’embrione: se così non fosse, non avrebbero tirato in ballo il principio di precauzione, la scialuppa di salvataggio di tutte le filosofie che si basano molto sulla metafisica e poco (o nulla) sulla ragione. Ma, come ha più volte scritto Maurizio Mori, questo argomento non vale per chi condivide la tesi di Maritain che l’embrione non è certamente persona e che crederlo sarebbe un’assurdità filosofica. Dissolto il dubbio, il principio di precauzione non ha motivi per essere applicato. Contro questo modo di giocare dalla parte del sicuro ho letto molti articoli, ma per chi ne volesse leggere solo uno, consiglio The human embryo and the relativity of biological identity, di Alex Mauron, Working paper presentato nel 1994 al Progetto della comunità Europea Fertility, infertility and the human embryo.</span></span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Adesso facciano un salto lungo quanto la vita di un uomo e arriviamo all’ultimo atto del suo percorso terreno, la fine della sua vita. Lasciamo perdere il confronto tra i due principi inconciliabili, quello cattolico della sacralità della vita e quello laico della sua qualità, e fermiamoci a considerare l’aspro dibattito nel quale il Magistero ha impegnato ancora una volta gli strumenti della razionalità, quello relativo al testamento biologico e in modo più specifico al diritto di rinunciare alle cure scritto, a futura memoria, da una persona che si trova ora in uno stato vegetativo senza possibilità ragionevoli di recupero. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Sul problema dello stato vegetativo e delle dichiarazioni anticipate di trattamento il Comitato Nazionale per la Bioetica si è espresso due volte, prima con una dichiarazione di ordine più generale, che è stata ampiamente condivisa, poi con un secondo documento relativo quasi esclusivamente al significato bioetico dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali, che è stato invece oggetto di molte critiche da parte della componente laica. E’ di questo secondo documento che conviene discutere, anche alla luce del progetto di legge sul testamento biologico che certamente verrà fatto approvare dalla maggioranza in Parlamento.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 3pt; background: white;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Questo documento esordisce con una descrizione dello stato vegetativo persistente che non differisce da quella che ho dato nelle pagine precedenti. Sottolinea che il problema etico è dato dalla  dipendenza di queste persone  da altre;  dice ancora che non sono necessarie  tecnologie sofisticate costose    e di difficile accesso, che questi “pazienti”  hanno bisogno solo di cura, intesa non solo come terapia ma soprattutto di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">care</em>: essi hanno il diritto di essere accuditi, e perciò richiedono una assistenza di altissimo contenuto umano e di modesto contenuto tecnologico.<br />
Secondo il documento non sono né le probabilità di guarigione né la qualità della patologia a giustificare la cura, che trova la sua ragion d’essere nel bisogno che il malato ha, come soggetto debole, di essere accudito.<br />
Ciò che va garantito a queste persone è il sostentamento ordinario di base, la nutrizione e l’idratazione, per via naturale o artificiale. Queste attenzioni non rappresentano né un atto medico né un possibile accanimento terapeutico Interromperle rappresenta, da un punto di vista umano e simbolico, un crudele atto di abbandono del malato.<br />
In questa attenzione esiste dunque una valenza umana che è un segno della solidarietà nel prendersi cura del più debole: si tratta di sollecitudine per l’altro.  Sospendere alimentazione e idratazione si configura come vera eutanasia omissiva, intervento illecito sia eticamente che giuridicamente. Dunque, la vita umana è un bene indisponibile, indipendentemente dalla percezione della qualità della vita, dell’autonomia e della capacità di intendere e di volere; qualsiasi distinzione tra vita degna e vita indegna di essere vissuta è arbitraria, non potendo la dignità essere attribuita in modo variabile in base alle condizioni di esistenza; l’idratazione e l’alimentazione artificiali sono sostentamento vitale di base la cui sospensione è lecita soltanto quando si configuri autentico accanimento terapeutico ed è invece illecita quando viene effettuata sulla base delle percezioni che altri hanno della qualità di vita del paziente. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 3pt 0cm; background: white;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Si sono dichiarati contrari a questo documento tredici membri del CNB che hanno anche firmato una postilla di dissenso. Costoro, rammaricandosi per il fatto che non sia stato possibile perseguire fino in fondo la via della redazione di un documento unico anche se non unitario si esprimono favorevolmente rispetto all’ipotesi di sospensione dell’idratazione e della nutrizione a carico di pazienti in Stato Vegetativo Permanente, in determinate circostanze e con opportune garanzie. un primo punto di dissenso riguarda ila tesi secondo cui l’alimentazione e l’idratazione artificiali non possono essere considerati trattamenti medici in senso proprio.<br />
A tal riguardo, occorre sottolineare con forza che esiste una tendenza ormai costante, e sempre più diffusa nella comunità scientifica nazionale e internazionale, a favore della tesi inversa, ovvero che l’alimentazione e l’idratazione artificiali costituiscano a tutti gli effetti un trattamento medico, al pari di altri trattamenti di sostegno vitale, quali, ad esempio, la ventilazione meccanica. Ventilazione meccanica che viceversa il Documento ritiene inopportuno evocare come elemento di paragone: quasi che fornire meccanicamente aria a un paziente che non può assumerla da sé, non fosse altrettanto “indispensabile per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere”, quanto, secondo il Documento, lo è il fornirgli alimentazione e idratazione.artificiali.<br />
Sono, queste ultime, trattamenti che sottendono conoscenze di tipo scientifico e che soltanto i medici possono prescrivere, soltanto i medici possono mettere in atto attraverso l’introduzione di sondini o altre modalità anche più complesse, e soltanto i medici possono valutare ed eventualmente rimodulare nel loro andamento; ciò anche se la parte meramente esecutiva può essere rimessa – come peraltro accade per moltissimi altri trattamenti medici – al personale infermieristico o in generale a chi assiste il paziente. Non sono, infatti “cibo e acqua” – come affermato dal Documento – a essere somministrati, ma composti chimici, soluzioni e preparati che implicano procedure tecnologiche e saperi scientifici; e le modalità di somministrazione non sono certamente equiparabili al “fornire acqua e cibo alle persone che non sono in grado di procurarselo autonomamente (bambini, malati, anziani)” .Questo linguaggio altamente evocativo ed emotivamente coinvolgente, del quale i paragrafi in esame sono intessuti, è finalizzato a sostenere la tesi del “forte significato oltre che umano, anche simbolico e sociale di sollecitudine per l’altro”<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>rivestito dalla somministrazione, anche per vie artificiali, di “cibo e acqua”. resta incomprensibile – nel senso che nel Documento non viene fornita alcuna motivazione in proposito – perché nello stesso contesto si sostenga che “tale valenza non riguarda ad esempio la respirazione artificiale o la dialisi”. In un’etica dell’aver cura non può essere discriminante la natura più o meno tecnologica dei trattamenti: qualunque trattamento medico o non medico, anche il più banale, può e dovrebbe rivestire la valenza della sollecitudine per l’altro. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 3pt 0cm; background: white;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Nasce qui la critica di maggior rilievo che può essere fatta nei confronti della bioetica cattolica. E’ infatti evidente il metodo con il quale essa riesce a liberarsi dalle pastoie nelle quali si trova invischiata quando decide di scendere in competizione con la razionalità scientifica e medica e deve confrontarsi con il problema delle definizioni, quelle che discendono direttamente dai consensi e che hanno valore di verità finché non vengono sostituite da nuove definizioni, a dimostrazione che il consenso in materia si è modificato. Nella fattispecie, tutte le Società scientifiche che si occupano di alimentazione e idratazione artificiali le definiscono come “cure mediche” , e ciò perché questo è attualmente il consenso medico e scientifico. Ebbene per eliminare questo importante ostacolo (se si tratta di cure mediche, allora il cittadino ha diritto di rifiutarle e la Costituzione di questo Paese è molto chiara nel garantirgli questo diritto) Il Magistero si limita a dichiarare che in realtà la verità medica e scientifica è un’altra, l’alimentazione artificiale è “atto dovuto”, segnale insostituibile e irrinunciabile di compassione per il più debole, e il problema è risolto.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Solo che questo non è un intervento razionale. è un calcione gli stinchi.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 3pt 0cm; background: white;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 3pt 0cm; background: white;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Potrei fare altri esempi. Potrei<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>riferirmi alla presa di posizione nei confronti della contraccezione di emergenza, che ha ignorato le uniche pubblicazioni scientifiche che hanno preso in esame il problema dell’effetto della pillola del giorno dopo sull’impianto dell’embrione, continuando così un’assurda campagna denigratoria. Potrei rammentare le chiacchiere ridicole di tal Castellvì (L’Ossservatore Romano, 3 gennaio 2009) secondo il quale le urine delle ragazze che prendono la pillola inquinano l’ambiente e sono responsabili della sterilita maschile, in costante aumento in tutto il mondo. Potrei raccontare le contorte vicissitudini della morale cattolica sulle cellule staminali di origine embrionale, che hanno inquinato anche la ricerca moralmente ineccepibile per cooperatio ad malum, però, volendo, in casi estremi&#8230; Ma credo che basti così.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 3pt 0cm; background: white;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Ma quali conclusioni posso trarre da tutto questo?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 3pt 0cm; background: white;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 3pt 0cm; background: white;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 3pt 0cm; background: white;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">Temo che sul mio diritto ad avere diritti si sia aperta una discussione, ma personalmente a questa discussione non voglio partecipare perché so che, quali che siano le mie ragioni, il giudizio finale sarà falsato perché i giudici non sono imparziali. Questo equivale, mi sembra evidente , a dichiararmi anti-religioso, perché la religione cattolica sta suggerendo allo stato le regole secondo e quali io sarò costretto a vivere.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Eppure io non desidero affatto usare di questo mio diritto, e la ragione è che non identifico la religione nel Magistero cattolico. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 3pt 0cm; background: white;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-size: small;">In realtà, questo scritto è un appello, un appello che rivolgo a tutti quei cattolici che hanno a cuore la mia libertà altrettanto quanto io ho a cuore la loro. Una lettera per i cattolici laici.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>La ragione per cui la scrivo riguarda il mio desiderio di discutere con loro , prima ancora del problema dei miei e dei loro diritti, quello dei valori che abbiamo in comune. Ne suggerisco uno, nella certezza che si tratti di un valore condiviso: la compassione.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Forse ne troveremo altri, cerchiamoli insieme. Non so se sono ancora una volta le chimeriche isole per stranieri morali, lontane e irraggiungibili, so che da qualche parte c’è un posto dove possiamo incontrarci se, uso parole del vostro libro, siamo uomini di buona volontà.</span></span></strong></p>
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		<title>Dieci buone ragioni per iscriversi all&#8217;Uaar</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 08:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Cara socia, caro socio,
l&#8217;iscrizione all&#8217;Uaar scade il 31 dicembre di ogni anno.
In questa lettera non sono elencati i dettagli di come rinnovare l&#8217;iscrizione, che sono reperibili alla pagina:
http://www.uaar.it/uaar/adesione/iscrizione/
Sono invece illustrate ragioni per le quali vale la pena di iscriversi all&#8217;Uaar.
Con i migliori saluti,
Raffaele Carcano
Segretario UAAR
 DIECI BUONE RAGIONI PER ISCRIVERSI ALL&#8217;UAAR
1. Perché tutela i diritti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara socia, caro socio,</p>
<p>l&#8217;iscrizione all&#8217;Uaar scade il 31 dicembre di ogni anno.</p>
<p>In questa lettera non sono elencati i dettagli di come rinnovare l&#8217;iscrizione, che sono reperibili alla pagina:<br />
<a href="http://www.uaar.it/uaar/adesione/iscrizione/">http://www.uaar.it/uaar/adesione/iscrizione/</a></p>
<p>Sono invece illustrate ragioni per le quali vale la pena di iscriversi all&#8217;Uaar.</p>
<p>Con i migliori saluti,<br />
Raffaele Carcano<br />
Segretario UAAR</p>
<p> DIECI BUONE RAGIONI PER ISCRIVERSI ALL&#8217;UAAR</p>
<p>1. Perché tutela i diritti civili degli atei e degli agnostici</p>
<p>I cittadini italiani che non appartengono ad alcuna religione sono diversi milioni, e in aumento. Nonostante la loro sia la concezione del mondo più diffusa in Italia dopo quella cattolica, subiscono concrete discriminazioni. L&#8217;UAAR assicura da anni, attraverso lo sportello soslaicita@uaar.it, una consulenza giuridica gratuita a tutti i cittadini che le scrivono lamentando una violazione dei principi costituzionali di uguaglianza di tutti i cittadini e di laicità dello Stato. Se se ne ravvede l&#8217;opportunità, li assiste anche nelle conseguenti iniziative giuridiche.</p>
<p>2. Perché difende e promuove la laicità dello Stato</p>
<p>La laicità dello Stato è un supremo principio costituzionale che ha sempre trovato difficoltà a essere attuato integralmente. Per di più, negli ultimi tempi, è stato messo seriamente a rischio dal crescere delle ingerenze ecclesiastiche, che sembrano non trovar più alcuna opposizione da parte del mondo politico.<br />
Per difendere e affermare la laicità dello Stato l&#8217;UAAR si è fatta promotrice di numerose iniziative legali su diversi argomenti: dalla laicità della scuola ai simboli religiosi negli edifici pubblici, dal diritto al riconoscimento della propria identità non religiosa all&#8217;invadenza cattolica in RAI. Tali iniziative sono giunte alla Corte Costituzionale, in Cassazione e alla Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, e alcune di esse sono già state coronate da successo: grazie all&#8217;UAAR è ora possibile sbattezzarsi, e sembra concretamente possibile rimuovere i crocifissi dagli edifici scolastici.<br />
Questa attività non è comunque soltanto giuridica, l&#8217;UAAR promuove diverse campagne di informazione e di sensibilizzazione, dall&#8217;Otto per mille agli oneri di urbanizzazione alle confessioni religiose, fino all&#8217;ora alternativa (pagina di tutte le campagne Uaar: http://www.uaar.it/uaar/campagne/ )<br />
L&#8217;UAAR non intende fermarsi qui. Vuole che l&#8217;Italia diventi finalmente un paese europeo, in cui siano promulgate leggi che riconoscano le unioni civili e il testamento biologico, che non discriminino in base all&#8217;orientamento sessuale, che riducano gli insostenibili tempi di attesa per le separazioni e i divorzi, che depenalizzino il ricorso all&#8217;eutanasia. Ritiene che sia venuto il tempo che la coscienza civile del nostro paese ponga fine ai cospicui privilegi concessi alle confessioni religiose, primo fra tutti l&#8217;otto per mille; che sia data la giusta attenzione, anche economica, alla ricerca scientifica; che si sostituisca l&#8217;ora di catechismo nelle scuole di ogni ordine e grado con un&#8217;ora di educazione civica, promuovendo un&#8217;etica della responsabilità individuale e della convivenza civile.</p>
<p>3. Perché valorizza le concezioni del mondo incredule e razionali</p>
<p>L&#8217;UAAR agisce concretamente per la valorizzazione sociale e culturale delle concezioni del mondo non religiose. A questo fine organizza in numerose città italiane i Darwin Day, assegna il Premio Brian alla mostra del cinema di Venezia e un premio di laurea a studenti meritevoli. Organizza inoltre conferenze e incontri culturali in tutta Italia, e gli Incontri del giovedì presso la sede nazionale di Roma. Partecipa a manifestazioni laiche di importanza nazionale. L&#8217;UAAR ha inoltre contribuito alla realizzazione della cosiddetta Seconda sindone.<br />
Non manca nemmeno il lato sociale: è infatti curato dall&#8217;UAAR il primo esperimento italiano di assistenza morale non confessionale all&#8217;interno di un ospedale, avviato presso l&#8217;ospedale Le Molinette di Torino.</p>
<p>4. Perché diffonde informazione laica</p>
<p>Per i mezzi di informazione gli atei e gli agnostici non esistono, o sono considerati cittadini con una marcia in meno. E&#8217; ormai banale constatare il dilagare della presenza cattolica sulla stampa e sui canali radiotelevisivi, in particolare quelli pubblici. I cittadini italiani sono bombardati da informazioni a senso unico, e benché sia ovviamente impossibile (almeno per il momento) avere una voce anche solo lontanamente paragonabile come dimensione, l&#8217;UAAR ci prova. Il suo sito internet www.uaar.it è aggiornato quotidianamente e riceve ogni giorno circa 7.000 visite: vi si possono trovare notizie, articoli, recensioni, documenti, informazioni e dossier su tutto quanto riguarda la laicità e la non credenza. Il suo blog, le Ultimissime UAAR ( http://www.uaar.it/news/ ), è il più seguito in Italia tra quelli che affrontano tematiche legate alla laicità e alla religione (e all&#8217;assenza di essa). La sua rivista, L&#8217;Ateo, è un bimestrale a cui contribuiscono firme più che prestigiose: il più importante e autorevole periodico italiano dedicato alla laicità e alla non credenza.</p>
<p>5. Perché è un grande spazio di incontro e confronto</p>
<p>Sovente gli atei e gli agnostici pensano di essere gli unici a non credere in Dio, specialmente quando abitano in provincia. Internet riduce le distanze, e l&#8217;UAAR mette loro a disposizione community, commenti, forum, mailing list: è il più grande spazio online di incontro e confronto tra non credenti, ma anche tra non credenti e credenti.</p>
<p>6. Perché dà visibilità ai non credenti</p>
<p>Nessuno come l&#8217;UAAR sa quanto atei e agnostici siano tendenzialmente refrattari a sentirsi parte di un gruppo. Tuttavia, nella società dell&#8217;immagine la forza del numero è importante, ed è necessario mostrare che i non credenti esistono e sono molto numerosi: più è forte e numerosa l&#8217;associazione in cui si riuniscono per tutelare i propri diritti, più sarà facile tutelarli e limitare, se non addirittura impedire, le discriminazioni che subiscono. Non è un caso che l&#8217;UAAR sia chiamata sempre più spesso a rappresentare i non credenti sui mass media e negli incontri interculturali. Ma, soprattutto, è per queste ragioni che l&#8217;UAAR ha organizzato il primo meeting nazionale Liberi di non credere (tutti i video alla pagina: http://www.youtube.com/view_play_list?p=3A76B3B9EECE384E ), due giornate nazionali dello sbattezzo, e ha inoltre avviato anche in questo caso campagne di informazione e di sensibilizzazione, dallo sbattezzo alla bonifica statistica e alla creazione di sale del commiato. Fino a quella più nota di tutti, quella degli autobus &#8220;atei&#8221;.</p>
<p>7. Perché ha una credibilità istituzionale e internazionale</p>
<p>L&#8217;UAAR è l&#8217;unica associazione nazionale che rappresenti le ragioni dei cittadini atei e agnostici. È iscritta, con il numero 141, al registro nazionale delle associazioni di promozione sociale, istituito presso il ministero della solidarietà sociale, e questo le consente di essere destinataria delle scelte per il Cinque per Mille ( http://www.uaar.it/uaar/5&#215;1000/ ). È già stata ascoltata in occasione di diverse audizioni parlamentari. È apartitica, e completamente indipendente da partiti o da gruppi di pressione di qualsiasi tipo: ritiene che gli atei e gli agnostici italiani siano persone perfettamente in grado di decidere da soli cosa votare, senza alcuna indicazione di voto. Ma non è apolitica, perché ritiene che soltanto attraverso cambiamenti legislativi sia possibile rendere finalmente, effettivamente laica la nostra Repubblica.<br />
L&#8217;impegno dell&#8217;UAAR, conscia del clericalismo montante nel nostro paese, non è del resto soltanto italiano. L&#8217;UAAR è membro attivo sia dell&#8217;IHEU (l&#8217;Unione Internazione Etico-Umanista, che è consulente ufficiale di ONU, UNESCO, UNICEF e Consiglio d&#8217;Europa) che della EHF/FHE (la Federazione Umanista Europea, che è interlocutrice ufficiale della Commissione Europea ed è attiva anche all&#8217;interno dell&#8217;OSCE). L&#8217;UAAR opera sia indirettamente (attraverso i suoi rappresentanti nelle due organizzazioni), sia direttamente, con ricorsi e segnalazioni.<br />
Ha inoltre avviato anche un progetto di solidarietà internazionale.</p>
<p>8. Perché è radicata sul territorio</p>
<p>Presente ormai in 19 regioni e 60 province, l&#8217;UAAR è un&#8217;associazione sempre più radicata sul territorio. Ciò le consente sia di essere interlocutrice delle amministrazioni locali, sia di poter amplificare a livello nazionale le discriminazioni e le violazioni del principio di laicità dello Stato attuate localmente confidando sulla scarsa informazione che le circonda. Ma, soprattutto, i circoli e i referenti territoriali UAAR svolgono un&#8217;attività culturale, informativa e di sensibilizzazione ormai imprescindibile, oltre a costituire un&#8217;ulteriore spazio di confronto e discussione.</p>
<p>9. Perché è in crescita</p>
<p>Nel 1998 Avvenire pubblicò un articolo dal titolo Gli ultimi atei, con cui prendeva in giro la scarsità di soci UAAR, allora 176 (&#8221;meno dei panda in Cina&#8221;). Undici anni dopo, il numero dei soci si è moltiplicato di oltre ventidue volte, le province in cui esiste una presenza organizzata UAAR sono aumentate da 8 a 60, gli accessi al sito sono letteralmente esplosi.</p>
<p>10. Perché vuol cambiare la società italiana</p>
<p>L&#8217;UAAR ritiene che sia ancora possibile fermare il declino dell&#8217;Italia e che si possa costruire, insieme, una società che consenta a tutti i cittadini di essere realmente se stessi, convivendo pacificamente in un paese contraddistinto da un reale pluralismo e dal rispetto reciproco delle scelte individuali.</p>
<p>Esistono tuttavia almeno altre mille buone ragioni per iscriversi all&#8217;UAAR: anzi, forse ogni suo socio te ne saprà indicare un&#8217;altra!</p>
<p>Lamentarsi non serve: o si subisce o si agisce. Perché l&#8217;Italia diventi un paese veramente laico, civile e plurale è necessario il sostegno di tutti coloro che condividono questa prospettiva. Se questa è anche la tua opinione, unendoti alle migliaia di soci UAAR farai la scelta giusta. La tua iscrizione sarà un piccolo, ma importante contributo per realizzare questo fondamentale obbiettivo.</p>
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		<item>
		<title>Lettera sulla sentenza della Corte Europea sul Crocifisso</title>
		<link>http://www.uaarforlicesena.org/2009/lettera-sulla-sentenza-della-corte-europea-sul-crocifisso/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 08:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[cittadina italiana]]></category>

		<category><![CDATA[corte europea]]></category>

		<category><![CDATA[cristiani]]></category>

		<category><![CDATA[crociate]]></category>

		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>

		<category><![CDATA[religione]]></category>

		<category><![CDATA[religioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha accolto il ricorso di una cittadina italiana che chiedeva la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche.
Si tratta di un provvedimento che non dovrebbe destare particolari reazioni: la scuola è il luogo in cui la comunità educa e istruisce i propri giovani e ogni stato democratico tutela la libertà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha accolto il ricorso di una cittadina italiana che chiedeva la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche.</p>
<p>Si tratta di un provvedimento che non dovrebbe destare particolari reazioni: la scuola è il luogo in cui la comunità educa e istruisce i propri giovani e ogni stato democratico tutela la libertà di coscienza. Il tempo in cui trono e altare erano le due colonne della nazione è passato, e nessuno può rimpiangere tristi residui come la religione di stato. Chi vuole presentarsi al crocifisso per pregare, per meditare, per raccogliersi ha molti luoghi dedicati a questo, e si chiamano chiese.</p>
<p>Del resto, non tutti riconoscono nel crocifisso – o nel messaggio cristiano – un valore assoluto, definitivo, irrinunciabile e universale.</p>
<p>Il semplice buon senso avrebbe dovuto trovare parole pacate per una sentenza che non attenta minimamente ad alcuna scelta religiosa, ma solo tutela la libera scelta dei non credenti o di aderenti a culti non cristiani (o più esattamente non cattolici: i protestanti non venerano il crocifisso).</p>
<p>Da molte parti, anche da gruppi politici, si sono levate grida indignate contro la sentenza della Corte Europea: la reazione ha raggiunto toni di isteria e di virulenza verbale così grotteschi che sarebbero risibili se non fossero preoccupanti. Infatti, inquieta un clima in cui si pretende di imporre il crocifisso come emblema obbligatorio per tutti, e ciò che più sorprende è che tanta intransigenza viene da chi accusa altre religioni di imporsi agli individui. Preoccupa una reazione tanto furibonda da pretendere che i crocifissi non solo restino, ma si moltiplichino nelle aule e negli uffici pubblici. Questa versione tardiva e nevrotica delle crociate rivela che, troppo spesso, l’adesione ad una religione ha come altra faccia della medaglia l’intolleranza e la faziosità: anticamera del fanatismo.</p>
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		<title>Conferenza: LA SINDONE. UN FALSO MISTERO, UN MISTERIOSO FALSO</title>
		<link>http://www.uaarforlicesena.org/2009/conferenza-la-sindone-un-falso-mistero-un-misterioso-falso/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 06:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Conferenze]]></category>

		<category><![CDATA[Forlì]]></category>

		<category><![CDATA[cristianità]]></category>

		<category><![CDATA[mistero]]></category>

		<category><![CDATA[reliquia]]></category>

		<category><![CDATA[Sindone]]></category>

		<category><![CDATA[UAAR]]></category>

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		<description><![CDATA[GIOVEDI&#8217; 29 OTTOBRE ALLE ORE 20,45 presso la Sala Avis di Via Giacomo della Torre 14 Forlì, Paolo Cortesi terrà la conferenza &#8220;LA SINDONE. UN FALSO MISTERO, UN MISTERIOSO FALSO&#8221;. 
La Sindone è forse la reliquia più famosa e più sbalorditiva della cristianità. La datazione al carbonio14 ha definitivamente stabilito che si tratta di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>GIOVEDI&#8217; 29 OTTOBRE ALLE ORE 20,45 presso la Sala Avis di Via Giacomo della Torre 14 Forlì, Paolo Cortesi terrà la conferenza &#8220;LA SINDONE. UN FALSO MISTERO, UN MISTERIOSO FALSO&#8221;. </p>
<p>La Sindone è forse la reliquia più famosa e più sbalorditiva della cristianità. La datazione al carbonio14 ha definitivamente stabilito che si tratta di un manufatto medievale, ma ancora oggi molti devoti non accettano il verdetto della scienza e suggeriscono svariate ipotesi alternative per inficiare la datazione di laboratorio e continuare a credere che il telo di Torino abbia davvero avvolto il cadavere di Gesù. </p>
<p>La conferenza esporrà le fonti documentarie originali, le prime che danno testimonianza della Sindone, e che raccontano la sua storia, svelandone molti elementi decisivi. Fonti medievali, sulle quali anche i credenti non nutrono riserve.</p>
<p>Inoltre, verrà indicata una nuova ipotesi che suggerisce i motivi per cui la Sindone, e proprio questa, venne realizzata in un tale momento storico. La conferenza è organizzata dal circolo Forlì-Cesena dell&#8217;UAAR. Ingresso libero.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Catechismo di Stato</title>
		<link>http://www.uaarforlicesena.org/2009/catechismo-di-stato/</link>
		<comments>http://www.uaarforlicesena.org/2009/catechismo-di-stato/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 09:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide.zoli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[(lettera inviata al Resto del Carlino e al Corriere Romagna)
 
In merito alle polemiche sorte a seguito della sentenza del TAR del Lazio che sancisce l’esclusione degli insegnanti di religione dagli scrutini (in quanto materia facoltativa), vorrei porre alcune questioni che riguardano l’ora di religione cattolica nella scuola pubblica.
Nell’ultimo decennio i governi che si sono succeduti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><em>(lettera inviata al Resto del Carlino e al Corriere Romagna)</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In merito alle polemiche sorte a seguito della sentenza del TAR del Lazio che sancisce l’esclusione degli insegnanti di religione dagli scrutini (in quanto materia facoltativa), vorrei porre alcune questioni che riguardano l’ora di religione cattolica nella scuola pubblica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nell’ultimo decennio i governi che si sono succeduti, sia di destra che di sinistra, hanno fatto a gara per elargire privilegi alla chiesa cattolica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ora è normale che appaia un sopruso ai cattolicisti nostrani una sentenza di un tribunale dello Stato che, a norma di legge, ridimensiona in parte detti privilegi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E dire che non avrebbero ragione di lamentarsi considerando che ancora oggi, pur non avendo più in Italia la religione di Stato dal Concordato del 1984, la religione cattolica viene insegnata nelle scuole pubbliche a spese di tutti i contribuenti e contro il principio democratico di uguaglianza di tutti gli orientamenti religiosi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Oltretutto, questo catechismo di Stato viene impartito da docenti, ribadisco pagati da noi tutti, scelti dai vescovi; docenti, inoltre, che a parità di prestazioni guadagnano meglio dei loro colleghi delle materie obbligatorie.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">I cattolicisti usano difendere le posizioni acquisite argomentando che il cattolicesimo è fondante l’identità del popolo italiano e che comunque la maggioranza degli alunni/studenti sceglie l’ora di religione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ebbene, è palese che il cristianesimo abbia avuto un ruolo importante nella storia d’Europa (quanto nel bene e quanto nel male giudicatelo voi) ma solo in poche nazioni (Irlanda e Cipro) esiste l’insegnamento della religione così come intesa da noi. E tutte le altre? Nazioni “laiciste” o semplicemente laiche?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Invece, per quel che concerne la scelta maggioritaria dell’ora di religione da parte degli studenti, guardiamo nel dettaglio e vediamo come la frequentazione cali drasticamente al crescere dell’età anagrafica dello studente, con punte di non frequenza del 50-60% in alcune regioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Inoltre chiediamoci perché la CEI pretenda, e ottenga, che l’ora di religione non sia inserita alla prima o all’ultima ora dell’orario scolastico. Risposta facile: perché la maggioranza degli studenti sceglierebbe di non usufruirne.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Per non parlare degli ostracismi posti alle materie alternative all’ora di religione; ostracismi che di frequente ne limitano o negano l’attuazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Termino con un altro quesito: quanto ci costa tutto ciò? Un miliardo di euro all’anno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Che dite, potremmo spenderli meglio?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Davide Zoli </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
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		<item>
		<title>Seminario sulla gestione dei gruppi e la risoluzione dei conflitti interni.</title>
		<link>http://www.uaarforlicesena.org/2009/seminario-sulla-gestione-dei-gruppi-e-la-risoluzione-dei-conflitti-interni/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 23:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>

		<category><![CDATA[Seminari]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giorno venerdì 10 luglio alle 21,00 presso la Casa della Pace (via Tonini 5), il circolo Uaar di Rimini ha organizzato un seminario sulla gestione dei gruppi e la risoluzione dei conflitti interni.
Il seminario sarà tenuto da Francesco Saverio Paoletti, membro del comitato di coordinamento dell&#8217;Uaar.
Chi ha voglia di partecipare ci  invii la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno venerdì 10 luglio alle 21,00 presso la Casa della Pace (via Tonini 5), il circolo Uaar di Rimini ha organizzato un seminario sulla gestione dei gruppi e la risoluzione dei conflitti interni.<br />
Il seminario sarà tenuto da Francesco Saverio Paoletti, membro del comitato di coordinamento dell&#8217;Uaar.<br />
Chi ha voglia di partecipare ci  invii la sua adesione attraverso il modulo dei contatti, in modo da avvertire il circolo di Rimini sul nostro numero di partecipanti.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La benedizione a scuola può attendere</title>
		<link>http://www.uaarforlicesena.org/2009/la-benedizione-a-scuola-puo-attendere/</link>
		<comments>http://www.uaarforlicesena.org/2009/la-benedizione-a-scuola-puo-attendere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 May 2009 01:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[(inviata al corriere Romagna) 
Gentile redazione,
nell’articolo “La benedizione a scuola può attendere”, a firma di Gian Paolo Castagnoli, di venerdì 22 maggio u.s., si palesa quasi con stupore come una richiesta di benedizione pasquale presso la scuola pubblica “Dante Alighieri” di Cesena, sia stata posticipata in data non canonica e ristretta nei minuti dell’intervallo.
A onor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(inviata al corriere Romagna) </em><br />
Gentile redazione,</p>
<p>nell’articolo “La benedizione a scuola può attendere”, a firma di Gian Paolo Castagnoli, di venerdì 22 maggio u.s., si palesa quasi con stupore come una richiesta di benedizione pasquale presso la scuola pubblica “Dante Alighieri” di Cesena, sia stata posticipata in data non canonica e ristretta nei minuti dell’intervallo.</p>
<p>A onor del vero “un approccio estremamente rigido e burocratico alla questione” avrebbe dovuto portare il preside a non acconsentire per nulla a tale richiesta.</p>
<p>Infatti, la sentenza n°250/93 del TAR dell’Emilia Romagna (e successive sentenze di altri TAR) afferma l’illegittimità delle delibere di Consiglio d’istituto che dispongono lo svolgimento di pratiche religiose in orario scolastico, ravvisando che la celebrazione di liturgie o di riti religiosi rappresenta un’attività del tutto estranea alla scuola e alle sue attività istituzionali.</p>
<p>Tanto basterebbe per mettere a tacere eventuali reazioni critiche nei confronti del preside da parte di genitori pro-benedizione: il dirigente scolastico Luigi Migliori ed il Consiglio d’istituto, per andare incontro alla richiesta di don Paolo Pasolini, adottano un compromesso comunque in contrasto con la sentenza del TAR suddetta.</p>
<p>Solo che tale compromesso più che riaprire “l’annoso dibattito sulla laicità della scuola pubblica”, come afferma Castagnoli nell’articolo, semplicemente lo chiude: la scuola è laica nella misura in cui concede alla chiesa cattolica di celebrarvi i propri riti, con buona pace di chi in quei riti non crede.</p>
<p>Penso che per chi abbia a cuore lo Stato laico ed una scuola libera da ingerenze confessionali, i privilegi concessi in ambito scolastico a qualsiasi credo religioso e, nella fattispecie in questione, alla religione cattolica non siano accettabili.</p>
<p>La scuola ha come compito principale quello di formare cittadini dotati di strumenti atti ad indagare la realtà secondo spirito critico, cioè esattamente il contrario del credente in una religione che accetta dogmi e dottrina in modo fideistico.</p>
<p>Pare dunque fuori luogo parlare di “clima anticlericale” per una questione che non riguarda l’essere pro o contro il clero (e comunque, dal momento che un clero esiste ed agisce nella società, essere contro è legittimo tanto quanto essere pro) bensì concerne la necessità della libertà di un’istituzione quale la scuola pubblica da ogni genere di confessionalismo.</p>
<p>Davide Zoli<br />
Coordinatore del circolo UAAR per la provincia di Forlì-Cesena </p>
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		</item>
		<item>
		<title>QUESTIONARIO SULLA LAICITA’</title>
		<link>http://www.uaarforlicesena.org/2009/questionario-sulla-laicita/</link>
		<comments>http://www.uaarforlicesena.org/2009/questionario-sulla-laicita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 May 2009 13:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo è l&#8217;elenco delle domande che l&#8217;UAAR rivolge ai candidati per le prossime elezioni amministrative. Si può rispondere sia attraverso i nostri contatti sia attraverso il form dei commenti. Ditelo ai candidati che conoscete!
Istruzioni: Inserire il proprio nome all’inizio e indicare nell’ultima colonna la scelta fatta (A, B, C o D). Se si sceglie D, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è l&#8217;elenco delle domande che l&#8217;UAAR rivolge ai candidati per le prossime elezioni amministrative. Si può rispondere sia attraverso i nostri contatti sia attraverso il form dei commenti. Ditelo ai candidati che conoscete!</p>
<p><strong>Istruzioni</strong>: Inserire il proprio nome all’inizio e indicare nell’ultima colonna la scelta fatta (A, B, C o D). Se si sceglie D, si possono aggiungere brevi annotazioni, modificando o integrando quelle proposte nella colonna D. </p>
<table width="576" border="2" cellspacing="0">
<tr valign="top">
<td> </td>
<td> </td>
<td><font size="3" face="Times New Roman"><b>A</b></font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman"><b>B</b></font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman"><b>C</b></font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman"><b>D</b></font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Scelta</font></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><font size="3" face="Times New Roman">1</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Legge 194 sull’interruzione<br />
  di gravidanza</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Favorevole</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Contrario</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Non saprei</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Da limitare il più possibile </font>
  </td>
<td> </td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><font size="3" face="Times New Roman">2</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Riconoscimento giuridico delle<br />
  coppie di fatto</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Favorevole</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Contrario</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Non saprei</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">In alcuni casi, non per gli<br />
  omosessuali o ……</font></td>
<td> </td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><font size="3" face="Times New Roman">3</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Campagne informative sulla<br />
  contraccezione a scuola</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Favorevole</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Contrario</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Non saprei</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Forse, se….</font></td>
<td> </td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><font size="3" face="Times New Roman">4</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Finanziamento pubblico alle<br />
  scuole confessionali</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Favorevole</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Contrario</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Non saprei</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Solo se cattoliche o solo<br />
  se….</font></td>
<td> </td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><font size="3" face="Times New Roman">5</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">L’8 per mille alla Chiesa<br />
  cattolica è</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Giusto </font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Sbagliato</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Non saprei</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Giusto, a patto che ….</font></td>
<td> </td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><font size="3" face="Times New Roman">6</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Se un’autorità religiosa<br />
  (vescovo, imam, pastore, ecc.) dà indicazioni che implicano anche indirettamente<br />
  la modifica di norme o leggi dello Stato, io…</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Mi adopero per raggiungere<br />
  l’obiettivo</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Ignoro la cosa</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Non saprei</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Ci rifletto come farei con<br />
  ogni rappresentante di comunità siano esse laiche o religiose</font></td>
<td> </td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><font size="3" face="Times New Roman">7</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">I principi religiosi prevalgono<br />
  su quelli civili?</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Sì</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">No</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Non saprei</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Dipende da…</font></td>
<td> </td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><font size="3" face="Times New Roman">8</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">La laicità è…</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Il fondamento della democrazia</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Una follia moderna</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Non saprei</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Qualcosa che…</font></td>
<td> </td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><font size="3" face="Times New Roman">9</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Zapatero è…</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Un leader politico moderno<br />
  e laico</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Colui che sta sfasciando la<br />
  società spagnola</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Non saprei</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Dipende</font></td>
<td> </td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><font size="3" face="Times New Roman">10</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Se dovessi donare 100 euro,<br />
  li darei…</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Allo Stato o a una Ong laica</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Alla Chiesa o a una organizzazione<br />
  collegata</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">Non saprei</font></td>
<td><font size="3" face="Times New Roman">A chi penso li usi bene</font></td>
<td> </td>
</tr>
</table>
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		</item>
		<item>
		<title>Religiolous al Cinema Saffi Lunedì 27 Aprile</title>
		<link>http://www.uaarforlicesena.org/2009/religiolous-al-cinema-saffi-lunedi-27-aprile/</link>
		<comments>http://www.uaarforlicesena.org/2009/religiolous-al-cinema-saffi-lunedi-27-aprile/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 08:17:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

		<category><![CDATA[Forlì]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì 27 Aprile alle ore 20.45 ed in replica alle ore 22.30 si terrà presso il cinema Saffi d&#8217;essai  in Viale dell&#8217;Appennino 480 a Forlì la proiezione del film Religiolous in collaborazione con l&#8217;UAAR. 
Viaggio nel mondo delle superstizioni religiose viste con lo sguardo dissacrante del comico americano Bill Maher, uno dei più noti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/uploads/2009/04/religiolus.jpg"><img src="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/uploads/2009/04/religiolus-150x150.jpg" alt="religiolus - Vedere per credere" title="religiolus - Vedere per credere" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-29" /></a>Lunedì 27 Aprile alle ore 20.45 ed in replica alle ore 22.30 si terrà presso il cinema Saffi d&#8217;essai  in Viale dell&#8217;Appennino 480 a Forlì la proiezione del film Religiolous in collaborazione con l&#8217;UAAR. </p>
<blockquote><p>Viaggio nel mondo delle superstizioni religiose viste con lo sguardo dissacrante del comico americano Bill Maher, uno dei più noti protagonisti del late night shows americano. Maher rivolge gran parte dei suoi monologhi verso una totale demitizzazione dei dogmi delle varie religioni del Mondo, attraverso lo strumento dell&#8217;ironia, vittime sacrificali delle sue caustiche punchlines. Compie un viaggio intorno al Mondo intervistando vari esponenti di numerose religioni, da quelle più assurde che si annidano nell&#8217;entroterra americano, fino ai credo più istituzionalizzati.</p></blockquote>
<p>Questo è il trailer:<br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/A6zx2fmKYP0&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=it&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/A6zx2fmKYP0&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=it&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<div class="addtoany_share_save_container"><ul class="addtoany_list"><li><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?sitename=UAAR%20Forl%C3%AC-Cesena&amp;siteurl=http%3A%2F%2Fwww.uaarforlicesena.org%2F&amp;linkname=Religiolous%20al%20Cinema%20Saffi%20Luned%C3%AC%2027%20Aprile&amp;linkurl=http%3A%2F%2Fwww.uaarforlicesena.org%2F2009%2Freligiolous-al-cinema-saffi-lunedi-27-aprile%2F"><img src="http://www.uaarforlicesena.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Save/Bookmark"/></a></li></ul></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ragionare di scienza : un confronto tra evoluzionismo e creazionismo</title>
		<link>http://www.uaarforlicesena.org/2009/ragionare-di-scienza-un-confronto-tra-evoluzionismo-e-creazionismo/</link>
		<comments>http://www.uaarforlicesena.org/2009/ragionare-di-scienza-un-confronto-tra-evoluzionismo-e-creazionismo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 23:20:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.uaarforlicesena.org/?p=12</guid>
		<description><![CDATA[Conversazione di Carlo Flamigni
Premessa
Secondo una indagine  dell’Ufficio di Programmazione Sociale e Culturale Olandese   che risale al 1994, il 37% della popolazione di quel Paese considera  Adamo ed Eva due personaggi storici, l11% è dell’idea che la Bibbia  debba essere considerata come un documento ispirato da verità letterali  e il 47% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Conversazione di Carlo Flamigni</em></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Premessa</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Secondo una indagine  dell’Ufficio di Programmazione Sociale e Culturale Olandese   che risale al 1994, il 37% della popolazione di quel Paese considera  Adamo ed Eva due personaggi storici, l11% è dell’idea che la Bibbia  debba essere considerata come un documento ispirato da verità letterali  e il 47% ritiene che si debba tener conto, nella lettura solo delle  apparenti irrazionalità determinate dall’uso di un linguaggio che  poco concede alla modernità; come si vede solo la minoranza considera  il Vecchio Testamento un libro scritto da uomini che hanno raccolto  antiche favole, leggende, storie e codici morali. Non tutti coloro che  considerano Adamo ed Eva come due personaggi storici sono però disposti  a prendere alla lettera il libro della Genesi e, udite udite, alcuni  la interpretano secondo criteri evoluzionisti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Secondo un sondaggio  Gallup del 1991 il 47% degli americani opta per l’interpretazione  secondo la quale Dio avrebbe creato l’essere umano – così come  è oggi – meno di 10.000 anni or sono: Il 40% combina una evoluzione  prolungata con la fede nella provvidenza divina. Quasi la metà degli  abitanti degli Stati Uniti, poi, dimostra un atteggiamento  molto  aperto nei confronti del creazionismo e il numero dei creazionisti attivi  comincia ad avere qualche rilevanza sia in Olanda che negli Stati Uniti.  Scrive Williams B.Drees che il creazionismo attuale non ha più molto  a che fare con le vecchie convinzioni, ma è piuttosto il prodotto recente  di uno sviluppo storico relativamente complesso e può essere considerato  come il prodotto di una reazione alla diffusione delle teorie evoluzionistiche,  teorie che rappresentano il tema della conversazione di oggi che riguarda  Darwin, la sua vita, la sua opera e il cataclisma che la sua teoria  dell’evoluzione ha provocato nella scienza e nella religione.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Darwin</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Charles Robert Darwin  nacque a Shrewsburg il 12 febbraio 1809 e morì a Downe il 19 aprile  1882. Era il quinto dei sei figli di Robert Darwin, medico generico  del paese, uomo molto stimato per la sua onestà, per la sua generosità  e  per le sue capacità professionali, e di  Susannah Wedgwood,  figlia di Josiah Wedgwood, un industriale affascinato dal progresso  scientifico.  Susanna, madre affettuosa e intelligente, morì a  causa di una neoplasia dell’apparato digerente quando Charles aveva  appena 8 anni. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> Uno dei primi  libri che Charles ebbe occasione di leggere da ragazzo fu  un trattato  di storia naturale scritto da Gilbert White, una lettura che lo affascinò  al punto da spingerlo a collezionare insetti, rocce e minerali e a dedicare  molto tempo all’osservazione degli uccelli. Nel periodo in cui frequentava  le scuole secondarie, Darwin si dedicò anche alla chimica e eseguì  esperimenti nel capanno degli attrezzi che si trovava nel giardino di  casa: quello che è certo è che veniva considerato dai familiari come  un ragazzo pigro e poco adatto agli studi, talché suo padre fu costretto,  a un certo punto, a ritirarlo dalla scuola.  A 16 anni fu iscritto  dal padre alla facoltà di medicina di Edimburgo, ma abbandonò ben  presto quegli studi per dedicarsi a quella che in quel momento era la  sua vera passione, l’ornitologia. Nel 1828, sempre su sollecitazione  del padre, si iscrisse al Christ College di Cambridge dove avrebbe dovuto  porre le prime basi di una carriera ecclesiastica, un progetto che decise  quasi subito di abbandonare. Fu l’incontro con due forti personalità  scientifiche  - William Whewell, Master del Trinity College, uomo  di cultura enciclopedica,  e, soprattutto, il botanico ed entomologo   John Stevens Henslow, a indirizzarlo verso gli studi di storia naturale.  Fece comunque buon uso del periodo di permanenza a Cambridge, durante  il quale decise di studiare una materia per la quale sentiva di avere  una forte predisposizione, la geologia. Terminò questi studi nel 1831,  quando aveva solo 22 anni, e fu come geologo che ottenne il suo primo  lavoro: collaborò con Adam Sedwick, uno dei maggiori geologi dell’epoca,  nel completare una serie di rilievi stratigrafici nel Galles del nord.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Terminato questo lavoro,  Darwin ottenne da Henslow una raccomandazione per Robert Fitzroy, capitano  della nave Beagle,  che era in partenza per una spedizione cartografica  attorno alle coste del sud America, con la speranza di essere accolto  come accompagnatore e di essere associato alla spedizione. La storia  di questa raccomandazione è controversa: in realtà è molto probabile  che il Governo inglese avesse chiesto a Henslow di indicare un   giovane naturalista per un viaggio intorno al mondo (senza stipendio)  e che Henslow avesse fatto il suo nome. Quello che è certo è che il  padre di Darwin oppose un reciso rifiuto alla richiesta del figlio di  accettare l’incarico e che fu solo dopo l’intervento dello zio Jos,  il fratrllo del padre, che il vecchio Robert cambiò idea.  A Fotzroy,  almeno inizialmente , Charles non piacque, aveva un naso troppo grande,  e secondo il capitano della Beagley le persone con un grande naso non  combinavano mai niente di buono. Alla fine i due uomini finirono col  trovarsi sufficientemente simpatici e Fitzroy, forse tenendo conto del  fatto che l’etichetta delle navi inglesi lo avrebbe costretto a una  penosa solitudine, proibendogli ogni contatto sociale con la ciurma,  accettò il giovane Darwin a bordo della nave. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> La Beagle era un brigantino  che era stato varato nel 1820 e che aveva cominciato a navigare come  nave da guerra, era stata poi trasformata in una nave da ricognizione  e che aveva trovato il suo collocamento definitivo tra i vascelli destinati  alle esplorazioni. Nel suo primo viaggio aveva preso parte a una spedizione  idrografica che aveva a lungo esplorato la Terra del Fuoco e la Patagonia.  Il suo capitano, un australiano di nome Pringle Stokes, era entrato  in una profonda crisi depressiva, probabilmente causata dalla condizione  di solitudine nella quale aveva finito col trovarsi, e si era suicidato.  Gli era succeduto il tenente Fitzroy, che aveva portato a termine la  prima spedizione dopo la morte del capitano  e che si era successivamente  visto assegnare lo stesso comando per il secondo viaggio. Preoccupato  dal suicidio del suo predecessore, Fitzroy aveva chiesto di poter essere  accompagnato da un passeggero civile che gli facesse da compagno di  viaggio e che rappresentasse una assicurazione nei confronti della solitudine,  in considerazione soprattutto del fatto che quelle spedizioni duravano  quasi sempre molto di più del tempo inizialmente previsto. Le caratteristiche  del viaggio, poi, lo facevano considerare particolarmente adatto a chiunque  avesse voluto dedicarsi a ricerche nel settore del naturalismo e questa  fu la ragione fondamentale per la quale Darwin decise di proporsi per  la spedizione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il viaggio doveva durare  due anni, ma come era prevedibile ne passarono cinque prima che la nave  facesse ritorno in patria. La Beagle si fermò per una prima sosta (molto  delusente) nelle Canarie, attraversò l’Atlantico, eseguì rilevazioni  idrografiche lungo le coste del Sud America, visitò la Patagonia e  le isole Falkland, raggiunse le Galapagos nel 1835 e poi veleggiò fino  a Tahiti, per raggiungere successivamente Nuova Zelanda e Australia.  In seguito  doppiò il Capo di Buona Speranza e finì il suo lungo  viaggio a Falmouth in Cornovaglia il 2 ottobre del 1836.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> Darwin trascorse moltissimo  tempo sulla terraferma, spesso raggiungendo la nave solo nei porti,  dedicando tutto il tempo ai suoi studi di naturalista. Al ritorno, analizzò  centinaia di campioni vegetali e animali che aveva raccolto ( spesso  in modo confuso) e notò l’esistenza di molte somiglianze tra fossili  e specie viventi della stessa area geografica. In particolare notò  che ogni isola delle Galapagos aveva tartarughe e uccelli per molti  versi differenti e per altri simili a quelli delle isole vicine.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Nella primavera del 1837  alcuni ornitologi del <em>British Museum</em> lo informarono che le numerose  e piuttosto differenti varietà di uccelli che aveva raccolto nelle  Galapagos appartenevano a un gruppo di differenti specie della sottofamiglia <em> Geospizinae</em>, della famiglia delle <em>Fringillidae,</em> della quale  fanno parte anche i comuni fringuelli. Ciò, e probabilmente anche la  rilettura di Malthus (soprattutto delle parti in cui si teorizza il  concetto di disponibilità di risorse alimentari come limite per il  numero delle popolazioni animali) lo sollecitarono a scrivere gli “<em>Appunti  sulla trasformazione delle spec</em>ie”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Nel 1842 Darwin stese  un primo abbozzo della sua teoria e nel 1844 iniziò a scrivere un saggio  in cui esponeva una versione più articolata della sua ipotesi iniziale  relativa alla selezione naturale. Fino al 1858, anno in cui si presentò  alla <em>Linnean Society</em> di Londra per esporre la propria tesi,  non cessò mai di limarla e correggerla.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Tra il 1839 e il 1843,  Darwin pubblicò – in cinque volumi – “<em>La zoologia del viaggio  della HMS Beagle</em>”. Nel 1858 Alfred Russel Wallace, che in quel  tempo lavorava nelle isole del Pacifico meridionale, gli espose una  teoria personale sulla evoluzione. Il 1° luglio del 1858 Darwin si  presentò alla Linneian Society e lesse la comunicazione  “<em>Origine  della specie per mezzo della selezione naturale</em> “ e subito dopo  una comunicazione di Wallace nella quale era esposta una teoria molto  simile, chiarendo che a quell’ipotesi Wallace era arrivato da solo. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Nelle sue opere successive  (quali: <em>La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico;  L’origine dell’uomo e la selezione sessuale; L’espressione delle  emozioni negli animali e nell’uomo</em>) Darwin sviluppò altri temi,  temi che nel primo libro erano stati appena abbozzati o solo accennati.  Aggiunse, ad esempio, alla selezione naturale ( come meccanismo di selezione)  anche la <em>selezione sessuale</em> dovuta alla scelta – quasi sempre  femminile – dell’individuo con cui accoppiarsi, scelta che sollecita  uno dei due sessi a sviluppare caratteri sessuali secondari abnormi  e apparentemente in contrasto con le probabilità di sopravvivenza,   come i palchi delle corna dei cervi maschi europei e la coda dei pavoni.  Ne <em>“L’espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo</em>”  abbozzò per la prima volta lo studio del <em>comportamento animale</em> secondo una prospettiva evoluzionistica che avrebbe dato spunto, nel  secolo successivo, alla nascita dell’etologia. L’unica lacuna sempre  presente nei suoi studi era la mancanza di conoscenze sui meccanismi  dell’ereditarietà genetica, lacuna non evitabile visto che i risultati  delle ricerche di Gregory Mendel non erano ancora noti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Darwin dedicò lunghi  anni al problema della  selezione dei vegetali coltivati e degli  animali domestici , settori nei quali i riproduttori sono scelti dall’uomo  che tiene conto dei possibili vantaggi economici o si ispira a pure  considerazioni estetiche. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Darwin si sposò nel  1838 con una cugina che gli diede 10 figli, tre dei quali morirono in  giovane età. Visse l’ultima parte della sua vita a Downe, nel Kent,  e in quella cittadina morì nel 1882, all’età di 73 anni. E’ sepolto  nell’Abbazia di Westminster, accanto a Newton.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La famiglia di Darwin  era considerata anticonformista, soprattutto perché includeva numerosi  liberi pensatori ed era frequentata da molte persone intelligenti e  colte, piene di idee nuove e spesso liberali.  Il rapporto di Darwin  con la fede cristiana fu molto influenzato dai suoi studi naturalistici:  nel periodo in cui aveva studiato a Cambridge, quando ancora meditava  sulla possibilità di diventare prete, era stato convinto dall’argomento  teleologico presentato da William Paley, l’autore di <em>Natural Theology,</em>secondo  il quale il progetto finalistico della natura era testimonianza e prova  dell’esistenza di una causa non causata, insomma di Dio. Era certamente  ancora un cristiano ortodosso durante tutto il periodo del suo viaggio  sulla Beagle, anche se aveva cominciato a considerare criticamente il  modo in cui la storia veniva narrata nel Vecchio Testamento. Egli sapeva  che le sue teorie sarebbero state considerate eretiche , ma anche nei  giorni immediatamente precedenti la presentazione della sua teoria è  certo che credeva ancora in Dio come legislatore ultimo. Perse del tutto  la fede nel 1851, dopo la morte della figlia Anna . In età più avanzata,  ai pochi che osavano interrogarlo, rispondeva di considerarsi un agnostico  e di non volere essere considerato ateo. Sono dunque certamente false  le accuse che gli ha mosso del tutto recentemente il Cardinale Christoph  Schoenborn, arcivescovo di Vienna, il quale, in occasione della giornata  mondiale della gioventù ( Sidney, luglio 2008) ha detto “…. <em> Non resta dubbio alcuno sul fatto che Darwin, con la sua teoria, intendesse  favorire la vittoria scientifica del materialismo. E Dio sa che non  era l’unico a volerlo nell’ottocento. Non per caso Karl Marx e Friederich  Engels hanno salutato la teoria darwiniana come il fondamento scientifico  della loro dottrina”</em>. Questa voglia di attribuire a Darwin un  comportamento ambiguo, farne un nemico altalenante tra l’ideologia  e la scienza, cioè l’idea di separare Darwin dal darwinismo,è francamente  ridicola, tanto che nessuno degli studiosi della materia l’ha mai  presa seriamente in considerazione.</span></p>
<ul>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>Prima di Darwin</strong></span></p>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Linnaeus,Newton, Leibnitz,Laplace</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Quando Darwin cominciò  a pubblicare i suoi scritti, la scienza guardava ancora con sospetto  il </span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><em>SISTEMA NATURAE</em></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> così come Carl Nillson Linnaeus l’aveva descritto.  Professore di botanica, dietetica e materia medica a Uppsala, Linneo  aveva proposto un criterio di classificazione tassonomica che doveva  servire a riconoscere “<em>l’ordine naturale della diversità  dei viventi”.</em> Secondo Linneo le specie, create in forma immutabile  secondo un progetto divino, erano spontaneamente disposte in un sistema  naturale che si prestava alla classificazione. Erano tempi in cui i  grandi scienziati tendevano a rifiutare le teorie in odore di materialismo.  Nel contestare la teoria cartesiana sul movimento dei pianeti, Isaac  Newton scriveva – siamo nel 1686 – che “<em>la perfezione, la regolarità  di tali movimenti non poteva avere origine da cause meccaniche e doveva  nascere in virtù del disegno e della potenza di un ente intelligente  e potente (</em> <em>non nisi consilio et dominio entis intelligentis  et potentis oriri potuit)</em>”. Dunque, per uno dei maggiori scienziati  di tutti i tempi, l’evidenza scientifica dimostrava che Dio era direttamente  coinvolto nella creazione e nel governo del sistema solare.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Leibnitz aveva una concezione  molto diversa dell’onnipotenza divina: secondo lui Newton immaginava  un’opera divina così imperfetta da costringere il creatore a ripulirla  con lavoro straordinario e a rimetterla  a punto di tanto in tanto  come fa un orologiaio con le sue opere meno puntuali. Leibnitz contrappose,  a questo degrado dell’onnipotenza, la propria dottrina del “<em>bell’ordine  prestabilito</em>” in cui si mostrano la saggezza e la potenza di Dio.  Poco meno di un secolo dopo, venuto in possesso di una grande quantità  di dati aggiuntivi, e con una migliore conoscenza della fisica matematica  della meccanica celeste, Laplace poté fornire una spiegazione puramente  meccanica delle orbite dei pianeti e dire a Napoleone, che gli chiedeva  quale fosse il posto di Dio in quella spiegazione, che lui non aveva  affatto bisogno di una siffatta ipotesi. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Da questi esempi si può  capire il significato del termine “ <em>God of gaps</em>”, utilizzato  per spiegare molte cose che hanno a che fare con una visione religiosa  del mondo. Laddove dio deve riempire le lacune del sapere il suo posto  diviene sempre minore: ogni scoperta che riesce a spiegare qualcosa  di nuovo, lo restringe. Sono nicchie di sopravvivenza sempre più ristrette   e che giustificano la grande antipatia che alcune religioni nutrono  per la scienza.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Prima di passare alla  descrizione del darwinismo – che certamente dovrò fare in linea molto  generale – conviene ragionare su alcune delle teorie che lo precedettero,  lo influenzarono o lo combatterono.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Il Lamarckismo</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Una delle prime teorie  evoluzionistiche è il <strong>Lamarckismo</strong>, che prende il nome da Jean  Baptiste Lamarck che nella prima metà dell’ottocento sosteneva la  trasmissibilità dei caratteri acquisiti e affermava che le caratteristiche  determinate dall’ambiente si possono trasmettere ai figli. L’esempio  preferito da Lamarck riguardava le giraffe, che nella sua ipotesi avevano  come antenati antilopi a collo  corto abituate a brucare l’erba.  Alcune di queste antilopi avevano cercato di mangiare le foglie degli  alberi e si erano sforzate di allungare il collo per poterle raggiungere:  Come conseguenza di questi reiterati tentativi, ad alcune di esse il  collo si era realmente allungato, naturalmente con una certa gradualità,  e questa nuova caratteristica era stata trasmessa alla progenie. Questa  ipotesi, che al momento in cui fu formulata fu oggetto di molte critiche,  è stata recentemente riabilitata da ricerche relative alla <em>drosophila  melanogaster</em> e ad alcuni anfibi che hanno dimostrato l’esistenza  di una possibile <em>amplificazione genica</em> ( un gene viene  amplificato per effetto di stimoli esterni, che è poi il meccanismo  più probabile della comparsa della resistenza ai pesticidi  nei  parassiti). Secondo Lamarck, dunque, gli esseri viventi sono un prodotto  della materia che li ha formati in tempi successivi: gli esseri più  semplici prendono origine dalla materia inanimata e la loro complessità  di organizzazione progredisce via via che le circostanze lo favoriscono  risalendo l’ininterrotta catena dell’essere dalla materia inanimata  a forme sempre più perfette. L’ambiente determina un graduale, armonioso  sviluppo del loro organi: quando sono sottoposti a mutamenti ambientali  i loro fluidi organici si dirigono verso le zone del corpo dove possono  esplicare un’azione adatta a quel bisogno, così che alcuni organi  si sviluppano e altri regrediscono e l’animale va incontro a continue  trasformazioni attraverso le quali sale la catena dell’essere.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> Ogni variazione è adattativa,  non esiste alcuna differenza tra mondo organico e mondo inorganico la  vita sorge incessantemente dal mondo inorganico in un <em>continuum</em> che va dal meno perfetto al più perfetto, dal più semplice al più  complesso. Il vivente, giunto al culmine della scala, torna allo stato  inorganico poi il lungo cammino riprende. Questa tesi è chiamata “<em>eredità  dei caratteri acquisiti</em>”. Questa ereditarietà non è la forza  motrice, ma solo il meccanismo che consente alla progenie di ricevere  i risultato dell’ adattamento all’ambiente dei genitori . La forza  motrice consiste nella tendenza degli esseri viventi ad evolversi facendo  i conti con le necessità ambientali: le specie non sono fisse, ma in  costante evoluzione. Il rilievo dato all’ambiente consente a Lamarck  di superare il concetto statico di specie che caratterizza Linneo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>L’attualismo </strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>L’attualismo </strong> è una teoria proposta da Charles Lyell che ne pubblicò i principi  in un libro edito nel 1875, “<em>Principles of Geology</em>”. Lyell  suggeriva che i processi geologici che noi possiamo osservare potessero   essere considerati adeguati e sufficienti per spiegare l’intera storia  della geologia e immaginava che la terra fosse coinvolta in un ciclo  continuo di cambiamenti. Secondo l’attualismo “<em>il passato  è la chiave del presente</em>” e la terra è stata modellata interamente  dall’azione di forze che, con movimenti lentissimi e in tempi altrettanto  lunghi, l’hanno trasformata in quella realtà che noi oggi abbiamo  sotto gli occhi. Fu l’attualismo a consentire a Lamarck di considerare  i fossili come rappresentanti di specie non estinte, ma continuamente  modificate, la teoria paleontologica ancor oggi ammessa. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Il Catastrofismo</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">L’attualismo geologico  si contrapponeva al <strong>fissismo biologico</strong> e al <strong>catastrofismo</strong> di George Cuvier. Quest’ultimo spiegava l’esistenza dei fossili  senza dover ricorrere a teorie evoluzionistiche. Cuvier muoveva da una  stima molto riduttiva dell’età della terra, dell’ordine di migliaia  di anni e dalla constatazione del fatto che gli agenti atmosferici non  potevano rendere conto in questi tempi brevi dei profondi mutamenti  subiti dal pianeta. Egli allora immaginò una serie di catastrofi geologiche  che avrebbero estinto ogni forma di vita esistente in certe regioni  del globo. Furono poi i suoi epigoni a formulare l’ipotesi che ad  ogni catastrofe fosse seguita la creazione divina di nuove forme di  vita, un tentativo di suggellare la fondazione fissista di Cuvier.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>L’evoluzionismo  di Buffon</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">I concetti elaborati  da Cuvier erano stati discussi 40 anni prima da George Luis Buffon nei  cui scritti si trovano i primi germi di una concezione evoluzionistica  del mondo vivente. Buffon, studiando i fossili, giunse ad ammettere  che fossero il frutto di una lentissima trasformazione, verificatasi  nel corso dei millenni e non solo dopo i 40 giorni del diluvio universale.  Egli arrivò così ad attribuire alla terra un’età di circa 100.000  anni, un po’ poco rispetto ai 5.000 miliardi della datazione attuale,  certamente molti di più dei 6.000 che le venivano attribuiti, in base  alla interpretazione della Bibbia, dai suoi contemporanei.  Secondo  la teoria di Buffon i primi esseri viventi si sarebbero formati, per  generazione spontanea, dall’aggregazione di molecole organiche. Egli  attribuiva i cambiamenti degli organismi viventi a processi di tipo  degenerativo, avanzando l’ipotesi che, in aggiunta alle categorie  di organismi originati da speciali atti creativi all’inizio del mondo  (specie nobili) vi fossero anche specie minori, concepite dalla natura  e prodotte dal tempo, nelle quali si erano verificati processi degenerativi  che avevano alterato la costituzione generale. Questa tesi implicava  l’esistenza di un processo di continua modificazione delle specie  viventi, certamente in aperto contrasto con le teorie di Linneo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>L’evoluzionismo  di Wallace</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Alfred Russel Wallace  ( 1823- 1913) fu un evoluzionista con idee molto simili – ma non identiche  – a quelle di Darwin. Nel suo saggio “ <em>On the law which regulated  the introduction of new species”</em> chiamò in causa, per spiegare  il processo evolutivo, un elemento al quale nessuno , almeno fino a  quel momento, aveva pensato,  la selezione naturale. La sua ipotesi  nasceva soprattutto dall’osservazione dei fossili: specie strettamente  affini si trovano associate negli stessi strati e il passaggio dall’una  all’altra specie sembra essere stato graduale nel tempo come nello  spazio. Wallace ne dedusse che “ <em>ogni specie ha iniziato ad esistere  in coincidenza sia spaziale che temporale con una specie preesistente  ad esse strettamente affine</em>”. Come fosse possibile questa sostituzione  gli fu suggerito dalla stessa lettura che aveva ispirato Darwin, Malthus.  Nel 1858 inviò a Darwin il saggio “<em>On the tendance of varieties  to depart indefinetely from the original type</em>”. Darwin ne rimase  addirittura sconcertato: pur senza usare il termine “<em>selezione  naturale</em>”, Wallace esponeva una teoria quasi identica alla sua,  usando termini che erano presenti nei titoli dei capitoli del suo libro.  Il testo di Wallace, la lettera di Darwin al botanico americano Asa  Gray e parte del suo manoscritto del 1844 furono presentati insieme  alla famosa riunione della <em>Linnean Society</em> nel 1858, senza peraltro  riscuotere un particolare consenso. Questa decisione fu approvata da  Wallace: del resto, tra lui e Darwin non ci fu mai competizione né  si verificarono conflitti per la rivendicazione di priorità    e quando Wallace, nel 1889 pubblicò un trattato completo sulla selezione  naturale lo intitolò “<em>Darwinismo</em>”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Esistevano alcune differenze,  come ho detto, tra le due teorie. Mentre Wallace riteneva che l’andatura  eretta fosse stata acquisita prima dell’aumento delle dimensioni del  cervello, Darwin pensava che gli utensili fossero stati al contempo  causa e conseguenza dell’andatura eretta via via che gli animali avevano  imparato a servirsi delle mani non per camminare ma per lavorare, in  coincidenza von l’aumento di volume del cervello. La paleontologia  moderna conferma l’ipotesi di Wallace e ha individuato due generi  ad andatura eretta, l’<em>Australopithecus</em> e <em>l’Homo,</em> conviventi  per circa un milione di anni nella stessa area geografica. Ma la differenza  più significativa fu in realtà il rifiuto di Wallace di accettare  la selezione sessuale e,soprattutto, la sua convinzione che lo sviluppo  dell’intelligenza dell’uomo dovesse essere necessariamente il frutto  dell’intervento di un essere superiore. Darwin, a proposito di questa  sua posizione, ebbe a scrivergli : “<em>spero proprio che lei non abbia  assassinato del tutto il suo e mio figlio”.</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>L’origine della  specie</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il 24 novembre 1859 Darwin  pubblicò il suo “<em>The origin of the species</em>” nel quale esponeva  la sua teoria: <em>l’origine delle specie dipende da processi di selezione  naturale</em>. Il libro chiamava in causa soltanto elementi naturali  e spiegava, così, con solido rigore scientifico, validi elementi di  prova e importanti testimonianze, tutto ciò che fino a quel momento  veniva spiegato facendo ricorso all’intervento divino. Le osservazioni  contenute in questo libro sono così acute e flessibili da infliggere  un durissimo colpo alla visione antropocentrica dell’uomo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Nella sua critica al  creazionismo, secondo il quale tutto l’equilibrio naturale era stato  creato in modo perfetto  dalla volontà divina, Darwin impiega,  come simbolo della sua concezione del mondo vivente, <em>l’albero genealogico</em>,  che rappresenta il processo graduale dell’evoluzione. Darwin definì  in questo modo la teoria della discendenza  - o dell’evoluzione  – che si basa su 5 premesse:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">*-gli organismi generano  solo organismi simili;</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">*-il numero di organismi  che arrivano a riprodursi è piccolo rispetto al numero di organismi  nati;</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">*-in ogni popolazione  ci sono differenze, più o meno visibili, tra i vari organismi, e alcune  di esse sono ereditabili;</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">*-alcune variazioni consentono  agli organismi portatori  di generare un maggior numero di discendenti.  Queste variazioni ( definite da Darwin come “<em>favorevoli</em>”)  tendono a diventare sempre più frequenti nelle generazioni che si succedono  ed è questo il processo definito come “<em>selezione naturale”:</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">*-se consideriamo un  periodo di tempo abbastanza lungo la selezione può portare ad un accumulo  di cambiamenti tali da <em>differenziare i gruppi di organismi</em> e  favorire la formazione di una <em>nuova specie</em>.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Darwin rifiutò l’idea  di Lamarck che i cambiamenti fossero il risultato della volontà degli  esseri viventi e indicò nell’ambiente il fattore responsabile di  ogni mutamento stabile, introducendo il concetto di “<em>necessità  di adattamento”.</em> Dunque, secondo Darwin, sono le modificazioni  alla quali va incontro l’ambiente a operare una selezione naturale  graduale nella grande variabilità che ogni carattere presenta nelle  singole specie, scegliendo così le forme di volta in volta più adatte  a lasciare una progenie in grado di sopravvivere più facilmente e le  favorisce rispetto alle altre.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Darwin studiò a lungo  le tecniche della selezione artificiale operata da allevatori e giardinieri  e scoprì che la selezione naturale è molto più lenta, ma molto più  vicina alla perfezione di quella artificiale. Studiando le modificazioni  dei becchi dei fringuelli che vivono nelle Galapagos poté poi comprendere  i meccanismi <em>dell’evoluzione divergente</em>.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La lettura di Malthus  gli consentì di estrapolare il concetto di <em>lotta per l’esistenza</em> e di applicarlo al mondo degli organismi viventi come causa della selezione  naturale operata dall’ambiente,  che descrisse non come una eliminazione  brutale, ma come una riproduzione differenziata con vantaggio numerico  degli organismi più idonei. Poiché  gli era stato contestato che i  fossili sino ad allora trovati si radunavano in grandi categorie senza  particolari connessioni, suppose che le forme intermedie degli esseri  viventi scomparsi non fossero state trovate tutte e giunse alla conclusione  che <em>le specie non sono immutabili.</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Darwin, uomo molto prudente,  a proposito dell’uomo aveva scritto: “ <em>molta luce verrà  fatta sull’uomo, sulla sua origine e sulla sua storia”.</em> Egli  voleva attendere che la sua teoria si fosse diffusa e affermata almeno  tra gli scienziati prima di esprimersi più compiutamente sull’argomento  più pericoloso, l’uomo. Solo nel 1871 pubblicò “<em>Descent of  Man and Selection in Relation to Sex</em>”, opera nella quale affrontava  il problema della posabile derivazione dell’uomo da qualche specie  preesistente. Ritrovando numerose analogie nelle caratteristiche fisiche,  mentali e sociali tra l’uomo e gli altri animali, sostenne che anche  per la nostra specie valgono le stesse leggi generali che hanno condotto  alla diversificazione degli animali inferiori. Suggerì che dal punto  di vista della genealogia l’uomo possa essere fatto discendere dalla  scimmie <em>catarrine,</em> scimmie del vecchio mondo, parvordine dal  quale prende origine la superfamiglia dei <em>cercopitechi</em>, degli <em> Hominidi</em> e degli <em>Hylobatidi.</em> Le scimmie <em>catarrine</em> si sono separate dalle scimmie del nuovo mondo circa 40 milioni di anni  or sono e hanno scelto a propria dimora gli ambienti più disparati  in Africa e in Asia. Sono di dimensioni medio- grandi e variano dalle  forme arboricole come le scimmie <em>colobo</em>, a quelle completamente  terrestri come i <em>babbuini</em>. La più piccola è il <em>talapoin</em> che è alta meno di 40 cm, mentre la più grande è il <em>gorilla </em> di montagna, 190 cm di lunghezza e circa 200 kg di peso. Siccome le  differenze tra le razze umane non sembrano portare vantaggio all’uno  o all’altro individuo, Darwin introdusse il concetto di selezione  sessuale, che non avviene tramite la lotta per sopravvivere, ma a causa  della lotta degli individui di un certo sesso – in genere quello maschile  – per il possesso delle femmine: il vinto non muore, ma ha ben pochi  discendenti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">L’evoluzione umana  è quella parte dell’evoluzione degli esseri viventi che riguarda  l’emergere dell’uomo moderno dagli altri primati. In senso stretto,  tassonomico, riguarda la parte che dall’ultimo antenato comune agli  altri animali porta alla nostra specie, a partire dalla superfamiglia  degli <em>Hominoidea</em>, e poi via via alle famiglie degli <em>Hominidae </em> e <em>Hylobatidae</em>, alle sottofamiglie <em>Homininae e Ponginae</em>,  alla tribù degli <em>Hominini </em>e ai generi <em>Homo, Pan, Gorilla,Pongo</em> e <em>Hylobates.</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">L’evoluzione della  vita della terra parte circa 4 miliardi di anni fa. Più o meno 70 milioni  di anni or sono, procedendo per un albero filogenetico che affonda la  sue radici alle origini della vita sulla terra, da insettivori che appartenevano  alla classe dei mammiferi ebbe origine il ramo dei primati, ordine di  cui fanno parte, con l’uomo, tutte le scimmie.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Nel Miocene, da appartenenti  a questa classe , 18 milioni di anni fa si diramarono le attuali scimmie  antropomorfe (<em>gibbone, orango, gorilla e  scimpanzè</em> attualmente riunite con l’uomo in una unica famiglia. <em>L’Ardipithecus  ramidus</em> e <em>l’Ardipithecus Kadabla</em> sono anelli importanti  nella transizione ad <em>Australipiteco</em>. Il <em>Kenyantropus Platyops</em> è fondamentale per la successiva transizione in <em>Homo</em>. L’andatura  bipede è molto antica e risale a oltre 21 milioni di anni or sono. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Gli ominidi iniziarono  a vagare per le savane in cerca di cibo 15-20 milioni di anni or sono.  La pressione selettiva favorì quelli capaci di alzasi sugli arti inferiori,  in quanto riuscivano ad avvistare con netto anticipo gli animali predatori.  Cominciò   la selezione fisiologica e culturale di questi primati  che appresero ad afferrare, trasportare, scegliere piante e cibo, osservare  la natura.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La specie più antica  è quella dell’<em>Australopiteco</em>, vissuta in Australia e in Etiopia  per quasi 3 milioni di anni e estinta 1 milione di anni or sono. Questi  ominidi non erano capaci di costruire utensili, ma utilizzavano ciottoli  di varia grandezza per usi molto semplici. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La prima specie del genere <em> Homo </em>è <em>l’Homo abilis</em>, vissuto circa 2 milioni di anni  or sono molto simile all’australopiteco, utilizzava strumenti rudimentali  per la caccia. Una evoluzione <em>dell’Homo abilis</em> fu <em>l’Homo  erectus</em> ( 1 milione di anni or sono) che aveva una maggior capacità  intellettiva. L’<em>Homo neanderthalensis </em> è considerato il diretto progenitore dell’<em>Homo sapiens </em> ed è vissuto circa 300.000 anni or sono. Della specie <em>Homo sapiens</em> non esiste oggi altra sottospecie se non la nostra, che alcuni studiosi  chiamano <em>Homo sapiens sapiens,</em> mentre si è estinto <em>l’Homo  sapiens hidaltu</em>, vissuto in Africa più di 160.000 anni or sono.  . La comparsa dell’Homo sapiens sulla terra si può far risalire a  circa 200.000 anni or sono.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bernard MT Condensed; font-size: small;">HOMINIDAE</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bernard MT Condensed; font-size: small;">Gli Ominidi  sono una famiglia di Primati (Miocene inferiore) alla quale appartiene  l’uomo. Di questo gruppo fanno parte gli Oranghi, i Gorilla, gli Scimpanzè,  il genere Homo e alcuni gruppi estinti dei quali abbiamo solo resti  fossili tra i quali gli Australopitechi. Insieme agli Ilobatidi (Gibboni  e Siamanghi) costituiscono la Superfamiglia degli Ominoidi. Le specie  più vicine all’uomo costituiscono la superfamiglia degli Ominini  (Homininae) che include le specie che possiedono almeno il 97% del DNA  del genoma umano ed esibiscono qualche capacità di linguaggio e qualche  parvenza di socializzazione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;">Tassonomia</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #ff0000; font-size: small;">Famiglia  Hominidae(7Specie)</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;">Sottofamiglia  Ponginae</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #808080; font-size: small;">Genere  Pongo – Orango</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;"> </span><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #008080; font-size: small;">Pongo Pygmaeus (Orango  del Borneo</span><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;">)</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;"> P.p.pygmaeus</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;"> P.p.morio</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;"> P.p.wurmbii</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #008080; font-size: small;">Pongo  abelii (Orango di Sumatra)</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;">Sottofamiglia  Homininae</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #008080; font-size: small;">Genere  Gorilla – gorilla </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #008080; font-size: small;">Gorilla  gorilla gorilla (Gorilla occidentale)</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;">Gorilla gorilla  diehli</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #008080; font-size: small;">Gorilla  beringei (Gorilla orientale)</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;">Gorilla beringei  beringei</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #008080; font-size: small;">Genere  Pan – scimpanzé</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #008080; font-size: small;">Pan  troglodytes – scimpanzé comune</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;">Pan troglodytes  troglodytes</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;">Pan troglodytes  vellerosus</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; font-size: small;">Pan troglodytes  scheinfurthii</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #008080; font-size: small;">Pan  paniscus – bonobo</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #008080; font-size: small;">Genere  Homo</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bodoni MT Black; color: #008080; font-size: small;">Homo sapiens sapiens</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: small;">CLASSIFICAZIONE  SCIENTIFICA</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Dominio                   Eukaryota</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Regno                       Animalia</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Sottoregno                Eumetazoa</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Ramo                        Bilateria</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Superphylum           Deuterostomia</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Phylum                     Chordata</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Subphylum               Vertebrata</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Infraphylum              Gnathostomata</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Superclasse               Tetrapoda</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Classe                        Mammalia</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Sottoclasse                 Theria</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Infraclasse                  Eutheria</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Superordine               Euarchontoglires</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Ordine                        Primates</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Sottordine                   Haplorrhini</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Infraordine                  Simiiformes</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Parvordine                  Catarrhini</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Superfamiglia              Hominoidea</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Famiglia                      <strong> Hominidae</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;"><strong>Sottofamiglie  e Generi</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;"><em>Sottofamiglia  Ponginae</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Genere                         Pongo</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Genere                         Ankarapithecus</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Genere                         Gigantopithecus</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Genere                         Sivapithecus</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;"><em>Sottofamiglia  Homininae</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Genere                         Gorilla </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Genere                         Pan</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Genere                         Homo</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Genere                         Ardipithecus</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Genere                         Australopithecus</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Genere                         Praeanthropus</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Bookman Old Style; font-size: x-small;">Genere.                        Sahelanthropus</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Un tempo la ricostruzione  dell’evoluzione umana era territorio di caccia solo per i paleontologi,  gli scienziati che studiano fossili del passato remoto. La famiglia  umana, quella degli ominidi, in alcuni milioni di anni ha annoverato  un numero di specie abbastanza grande anche  se ancora dibattuto:  quelle conosciute sono almeno nove, ma altre sono sicuramente da scoprire,  perché la documentazione fossile degli ominidi è incompleta. Solo  raramente gli scheletri dei primi esseri umani hanno raggiunto le rocce  sedimentarie  prima di diventare cibo per organismi spazzini, così  che questa stima cambia di anno in anno, secondo le nuove scoperte e  le nuove interpretazioni delle ossa fossili che vengono pubblicate. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">L’evoluzione dell’uomo,  comunque, non è terminata con la colonizzazione del pianeta e malgrado  il fatto che la nostra specie riesce a neutralizzare le modificazioni  dell’ambiente senza bisogno di ricorrere alla selezione naturale.  In uno studio pubblicato nel 2008 Henry Harpending, dell’Università   dello Utah, ha riportato la mappa internazionale degli <em>aplotipi </em> del genoma umano di individui di 4 gruppi ( cinesi Han, giapponesi,  yoruba e nordeuropei): negli ultimi 5000 anni almeno il sette per cento  dei geni di questi gruppi si è modificato. Molte mutazioni riguardano  adattamenti a particolari ambienti sia naturali che artificiali: ad  esempio in Cina e in Africa solo pochi adulti digeriscono il latte mentre  quasi tutti lo digeriscono in Svezia e in Danimarca, una capacità probabilmente  apparsa come adattamento all’allevamento degli animali da latte. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> Da  uno studio  di Pardis C.Sabeti della Harvard University, poi, risulta che più di  300 regioni del genoma umano hanno mostrato cambiamenti recenti che  hanno aumentato le possibilità di sopravvivenza e di riproduzione degli  individui </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">. Gli esempi comprendono  la resistenza a una delle grandi piaghe africane, il virus che causa  la febbre di Lassa, la comparsa di una parziale resistenza ad altre  malattie come la malaria, cambiamenti della pigmentazione cutanea e  lo sviluppo dei follicoli piliferi tra gli asiatici, la pelle più chiara  e gli occhi azzurri nell’Europa settentrionale. Sembra che negli ultimi  10.000 anni gli esseri umani si siano evoluti fino a 100 volte più  rapidamente rispetto ad ogni altra epoca successiva alla separazione  del primo ominide dagli antenati dei moderni scimpanzé. L’incremento  è stato attribuito alla diversità di ambienti colonizzati dagli esseri  umani e da cambiamenti nelle condizioni di vita dovuti alla agricoltura  e alle città. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> In realtà, che l’evoluzione  dell’uomo sia ancora un fenomeno in atto è controverso. Steve Jones,  dell’University College di  Londra, ha recentemente sostenuto  che per la nostra specie le cose hanno smesso di migliorare e di peggiorare  e che da questo momento in avanti l’evoluzione potrebbe arrestarsi:  disturbi comportamentali codificati da pochi geni, come la sindrome  di Tourette e la sindrome da deficit di attenzione e iperattività potrebbero  diventare sempre più frequenti di generazione in generazione e l’evoluzione  potrebbe  al massimo essere <em>memetica</em>, cioè coinvolgere  le idee.  E c’è addirittura chi ritiene che l’evoluzione potrebbe  prendere la direzione contraria, favorendo cambiamenti evolutivi che  ci rendono meno adatti alla sopravvivenza.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>La sintesi moderna  del darwinismo</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Darwin elaborò la sua  teoria quando ancora non si conosceva quasi nulla della genetica e dei  principi della ereditarietà. La moderna teoria dell’evoluzione (  sintesi moderna, o neodarwinismo) è basata sulla teoria di Darwin combinata  con la teoria di Mendel sulla ereditarietà biologica.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>La maggior parte degli  scienziati sostiene la tesi della discendenza comune</em>, afferma cioè  che tutta la vita presente sulla terra discende da un comune antenato.  Questa conclusione si basa sul fatto che molte caratteristiche degli  esseri viventi, come il codice genetico, apparentemente arbitrarie,  sono invece condivise da tutti gli organismi. I rapporti di discendenza  comune si definiscono <em>filogenetici </em> e il processo di differenziazione della vita si chiama appunto filogenesi.  La paleontologia dà prove consistenti di questi processi.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Organi</em> con struttura  interna radicalmente diversa possono avere una somiglianza superficiale  e funzioni simili, e in tal caso si dicono <em>analoghi.</em> Un esempio  di analogia sono le ali degli insetti e degli uccelli. Gli organi analoghi  dimostrano che esistono molti modi per risolvere problemi di funzionalità.  Nello stesso tempo<em> organi</em> con struttura interna simile ma che  servono a funzioni diverse si definiscono <em>omologhi</em>. Confrontando  organi omologhi di organismi dello stesso phylum, ad esempio gli arti  di differenti tetrapodi, si nota come essi presentino una struttura  comune anche quando svolgono funzioni diverse, come la mano umana, la  zampa di una lucertola e l’ala di un uccello. Poiché la somiglianza  strutturale non corrisponde a necessità funzionali, la spiegazione  più ragionevole è che <em>tutte queste strutture derivino da quella  di un comune progenitore</em>. Inoltre se si considerano gli organi vestigiali,  risulta difficile ammettere che sin da principio siano comparsi come  organi inutili, mentre se si ammette che avessero una funzione in una  specie progenitrice la loro esistenza diviene comprensibile. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La <em>mutazione</em> consiste  nella comparsa improvvisa casuale ed ereditabile dalle future generazioni  di caratteristiche non possedute dagli antenati degli individui in cui  compaiono.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il <em>cladismo</em> è  la ramificazione evolutiva  su cui si fonda la prospettiva filogenetica.  La paleontologia aiuta a comprendere con numerosi esempi come una specie  madre possa dare origine a due o più specie figlie per ramificazione  dicotomica, utilizzando la distinzione tra caratteri primitivi e caratteri  innovativi.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Con il termine <em>sopravvivenza  differenziata</em> delle caratteristiche si intendono definire le caratteristiche  presenti in una popolazione e la loro tendenza ad aumentare o a diminuire  (fino alla scomparsa) . La sopravvivenza dipende da due processi, la  selezione naturale e la deriva genetica.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La <em>selezione naturale</em> è il fenomeno per cui organismi della stessa specie con differenti  caratteristiche ottengono in un dato ambiente un differente successo  riproduttivo. Le caratteristiche che tendono ad avvantaggiare la riproduzione  diventano naturalmente più frequenti di generazione in generazione.  La selezione si verifica perché gli individui hanno una diversa capacità  di utilizzare le risorse dell’ambiente e di sfuggire ai pericoli eventualmente  presenti come i predatori o le avversità climatiche: in effetti le  risorse a disposizione sono limitate e ogni popolazione tende a incrementare  la sua consistenza in progressione geometrica, ed è di qui che nasce  la competizione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Prese singolarmente, <em> mutazione e selezione </em>non possono produrre una evoluzione di qualche  rilievo: la mutazione serve soltanto a rendere le popolazioni sempre  più eterogenee  e per il suo carattere casuale è generalmente  neutrale ( anche se può essere dannosa) per quanto riguarda la possibilità  dell’individuo che ne è portatore di sopravvivere e di riprodursi. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La selezione da sola,  dal canto suo, non può introdurre nella popolazione nessuna nuova caratteristica  e tende solo a uniformare le proprietà della specie. Solo grazie al  continuo succedersi di nuove mutazioni la selezione riesce a eliminare  quelle dannose e a propagare le poche vantaggiose. <em>L’evoluzione  è quindi il risultato dell’azione della selezione naturale sulla  variabilità genetica creata dalle mutazioni casuali (indipendenti dalle  caratteristiche ambientali) . </em>L’azione della selezione naturale  e delle mutazioni viene analizzata quantitativamente dalla genetica  delle popolazioni.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La selezione è controllata  dall’ambiente, che varia nello spazio e nel tempo, e comprende anche  gli altri organismi. Le mutazioni forniscono il meccanismo che consente  alla vita di perpetuarsi. In effetti l’ambiente è in continuo cambiamento  e le specie scomparirebbero se non fossero in grado di sviluppare adattamenti  che consentano di sopravvivere e di riprodursi in un ambiente mutato. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La <em>deriva genetica</em> è la variazione, dovuta al caso, delle frequenze geniche in una piccola  popolazione. In queste piccole popolazioni, derivate da una popolazione  più ampia, è anche importante il cosiddetto “<em>effetto del fondatore</em>”,  dovuto alla fondazione di una popolazione da parte di un piccolo numero  di individui – ad esempio in seguito ad isolamento ecologico – che  portano con sé solo una piccola parte della variabilità genetica delle  popolazione originale. La nuova popolazione può differenziarsi sia  geneticamente sia fenotipicamente e può verificarsi la fissazione di  alleli rari, portati da uno o più individui, con l’effetto di far  permanere determinati alleli nella popolazione. Essendo piccola la popolazione  è più sensibile alla deriva genetica e al matrimonio tra consanguinei  e ha una scarsa variabilità genetica. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>La speciazione</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Per molti anni, dopo  Darwin, si era pensato che le specie nascessero dal lento cambiamento  del corredo genetico di un animale che, a poco a poco, sfumava in un  altro. In realtà la speciazione, cioè la formazione di una nuova specie,  richiede un periodo di isolamento. Se una popolazione rimane isolata  dal resto della specie continuerà a cambiare, ma la sua evoluzione  non avverrà nello stesso modo di quello della popolazione da cui si  è distaccata, sia perché è molto probabile che l’ambiente non sia  lo stesso, sia perché è diverso il corredo genetico di partenza. Questo  è il fenomeno della deriva genetica, necessario ma non sufficiente  perché nasca una nuova specie. Per poter affermare che ciò è realmente  accaduto occorre che le due popolazioni, una volta tornate in contatto  non siano più capaci di accoppiarsi e di riprodursi,  magari solo  perché sono cambiati i riti sessuali. Per fare una specie sono necessari  tra i 25.000 e i 50.000 anni e una specie non dura comunque più di  7-8 milioni di anni Inoltre, per durare a lungo la nuova specie non  deve fare troppa concorrenza a quella d’origine. Ad esempio, deve  aver imparato a nutrirsi di altri cibi o aver trovato un nuovo habitat,  diverso da quello della specie dalla quale è originata, e ciò per  non cadere nella trappola evolutiva delle specie gemelle, che hanno  differenti meccanismi riproduttivi ma, per il resto, essendo troppo  simili si fanno concorrenza. In genere, è la specie originaria, maggiormente  rappresentata, a costringere la gemella all’estinzione (e le specie  gemelle che si sono estinte sono numerosissime).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Si distinguono speciazioni  allopatiche (che cioè si verificano in luoghi diversi da quelli in  cui vive la specie madre) e speciazioni simpatiche ( dovute al fatto  che le popolazioni occupano nicchie diverse dello stesso territorio  o a qualche sorta di isolamento genetico, causato soprattutto da riarrangiamenti  cromosomici che si sono stabilizzati in un piccolo gruppo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">L’evoluzione è considerata  dalla maggior parte dei biologi un fatto che trova credibilità nell’esistenza  di un grande numero di prove di differente genere. Si tratta, a tutt’oggi,  della miglior spiegazione scientifica – quindi, falsificabile –  della diversità degli organismi viventi.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>La paleontologia</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">I dati della paleontologia  dimostrano non solo che gli organismi fossili erano diversi da quelli  attuali, ma anche che man mano che andiamo indietro nel tempo le differenze  tra fossili e organismi tuttora viventi sono maggiori. Ad esempi, fossili  abbastanza recenti possono essere attribuiti a generi attuali mentre  quelli via via più antiche possono essere spesso attribuiti agli stessi  gruppi tassonomici di ordine elevato attuali, il che significa che arretrando  nel tempo ci avviciniamo alla radice dell’albero filogenetico.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La paleontologia fornisce  prove concrete dell’evoluzione  quando i fossili sono trovati  in gran numero nelle successioni stratigrafiche sedimentarie nelle quali  è rispettato il principio fondamentale geologico della sovrapposizione.  Una testimonianza è quella degli Ammoniti Hildoceratidi del Lias Superiore  (Giurassico) nell’appennino umbro-marchigiano che mostrano passaggi  tra genere e genere. Qui, all’interno dell’unità litostratigrafica  del Rosso Ammonitico è stata studiata una serie fossile raccogliendo  molte centinaia di campioni, strato per strato, e dimostrando che si  è verificato un adattamento funzionale verso una maggiore idrodinamicità.  Questa evoluzione deve essere considerata simpatica perché è presente  solo nell’area tetidea mediterranea.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Prove biogeografiche</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La distribuzione geografica  delle specie viventi si accorda bene con l’evoluzione organica, anche  alla luce delle attuali conoscenze sulla deriva dei continenti. L’enorme  varietà di adattamenti dei marsupiali australiani può essere spiegata  – ad esempio – col fatto che quel continente si è separato prima  della comparsa degli euteri, o euplacentati, infraclasse della classe  dei mammiferi e del dominio degli eucarioti, per cui i marsupiali terrestri  australiani hanno potuto adattarsi a nicchie ecologiche per le quali  non dovevano competere con altri ordini di mammiferi. Anche la presenza  di grandi uccelli non volatili in alcune grandi isole porta alle stesse  conclusioni: queste isole si erano già separate dai continenti al momento  della comparsa degli omeotermi e così solo gli uccelli hanno potuto  raggiungerle e occuparle, inserendosi in nicchie terrestri usualmente  abitate dai mammiferi. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">A queste prove si possono  aggiungere quelle paleobiogeografiche che conseguono allo studio della  posizione paleologica dei fossili a partire da quella geografica attuale.   L’argomento è importante perché i fossili – soprattutto quelli  più antichi , del Paleozoico o del Mesozoico – possono fornire indizi  relative a speciazioni allopatiche che si sono verificate per migrazione. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Prove matematico-informatiche</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Gli algoritmi genetici  sono delle metaeuristiche per la ricerca della soluzione ottimale di  un problema basale nella logica di un modello evoluzionistico. Studiando  questo metodo si è visto che, partendo dall’ipotesi del modello evoluzionistico,  si può arrivare all’evoluzione di più specie. La matematica e l’informatica  comunque, non dimostrano che “sia andata così” che cioè nel modello  evoluzionistico non esistano difetti logici. Il metodo scientifico non  consente di dimostrare una verità assoluta, ma solo di affermare che,  allo stato attuale delle conoscenze, una teoria non è sbagliata.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Evoluzione osservabi</strong>l<strong>e</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Uno dei pochi fenomeni  di evoluzione che possono essere osservati (per la brevità degli intervalli  tra le generazioni) è quello della progressiva comparsa di forme di  resistenza agli antibiotici che caratterizza i batteri. Un secondo è  il succedersi delle mutazioni nei virus.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>L’evoluzionismo  filosofico</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il concetto di evoluzione  è stato esteso come paradigma di intelligibilità applicabile a tutta  la storia dell’Universo, come in astrofisica  (il concetto di  evoluzione stellare) . Anche le discipline umanistiche, come la filosofia,  hanno recepito il modello interpretativo evoluzionistico, così che  , accanto alla versione filosofica di tipo materialistico il concetto  di evoluzione in filosofia ha portato a reinterpretare le manifestazioni  spirituali.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Il gene egoista</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Secondo Richard Dawkins,  l’uomo è una “macchina da sopravvivenza “, un robot programmato  ciecamente per preservare quelle “molecole egoiste” che vanno sotto  il nome di geni.  La visione del darwinismo dal punto di vista  del gene era già implicita negli scritti dei grandi pionieri del neodarwinismo  dei primi anni trenta ed è stata resa esplicita da W.D.Hamilton e da  G.C.Williams. Secondo queste interpretazioni dell’evoluzione la qualità  predominante che ci dobbiamo attendere di trovare in un gene che abbia  successo è un egoismo spietato: questo carattere, d’abitudine, provoca  un comportamento altrettanto egoista nell’individuo che lo ospita.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Dawkins afferma che una  società umana basata esclusivamente sulla legge del gene sarebbe un  posto molto brutto in cui vivere e che se vogliamo una società migliore  dobbiamo insegnare generosità e altruismo, senza aspettarci molto dalla  natura biologica, perché siamo nati egoisti. E se in natura ci capiterà  di osservare un comportamento altruista, allora avremo di fronte qualcosa  di strano, che meriterà di essere indagato.  Il gene egoista,  del resto, non si occupa del bene della specie o del bene del gruppo,  che non sono l’oggetto della selezione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Dawkins ha anche elaborato  una interessante teoria a proposito della trasmissione culturale che  è prevalentemente – ma non esclusivamente – umana. Egli ritiene  che un nuovo tipo di replicatore , analogo al replicatore per eccellenza  (il gene) sia comparso in un nuovo brodo primordiale che è quello della  cultura umana. Egli ha chiamato questo replicatore “meme” e ha indicato  molto esempi di memi (melodie, mode, frasi,modi di modellare vasi o  di costruire archi). I memi si propagano di cervello in cervello attraverso  un processo specifico che è quello dell’imitazione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Critiche</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Alcuni anti-evoluzionisti  negano l’esistenza del fenomeno della speciazione in quanto ritengono  che nella documentazione relativa ai fossili manchino molte forme di  transizione. Un caso molto discusso riguarda la scoperta di due specie  di pesci che vivono rispettivamente nei pressi del polo nord e del polo  sud  e che hanno in comune un gene che codifica per una glico-proteina  capace di agire da anticongelante nel sangue, una versione modificata  del gene che consente la sintesi del tripsinogeno. I due pesci non possono  avere un antenato comune perché si sono evoluti da due ceppi diversi  e in zone opposte del pianeta, per cui si deve concludere che il gene  è il frutto di una mutazione identica avvenuta indipendentemente. In  realtà questa probabilità di una origine indipendente non è per niente  bassa  -considerata la pressione selettiva comune – né è in  grado di dimostrare la fallacia dell’ipotesi evoluzionistica, essendo  ben noti i meccanismi di convergenza evolutiva dovuti a pressioni selettive  simili. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Critiche sono arrivate  anche dalla geologia: la belga Marie Claire van Oosterwyck ha contestato  i metodi di datazione assoluta dei fossili forniti da alcuni radioisotopi.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>La Chiesa cattolica</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Sebbene non professi  più il creazionismo biblico – tipico dell’ebraismo ortodosso e  di alcune Chiese evangeliche americane – la Chiesa cattolica non ha  tuttavia una posizione unitaria sul darwinismo. I teologi evoluzionisti  accettano in parte le teorie di Darwin, ma non ritengono che le mutazioni  genetiche che sono responsabili delle mutazioni siano interamente casuali.   Essi si rifanno al pensiero di sant’Agostino  di Ippona il quale  sosteneva che Dio non ha creato il mondo nelle stesse condizioni in  cui si trova oggi ma lo ha creato in una condizione più semplice e  più rudimentale, fornendolo però di particolari capacità di svilupparsi  e di evolversi nei modi in cui in realtà si è sviluppato ed evoluto. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">I teologi evoluzionisti,  per restare nei limiti dell’ortodossia cristiana e conformarsi alle  sacre scritture, osservano: </span></p>
<ol type="1">
<li><span style="font-family: Arial; font-size: small;">L’evoluzione è a intendessi    come relativa al solo corpo dell’uomo. Quando la Bibbia scrive che    Dio creò l’uomo con fango della terra, si deve intendere che utilizzò    il corpo di un animale sufficientemente evoluto da potere accogliere    l’anima spirituale e divina.</span></li>
<li><span style="font-family: Arial; font-size: small;">2) Si deve escludere che l’evoluzione    abbia interessato anche l’anima spirituale dell’uomo, che non è    frutto della spinta evolutiva del corpo. Anche accettando l’evoluzione    bisogna sempre ammettere  l’intervento speciale di Dio nella    creazione dell’uomo, intervento che consiste nell’infusione dell’anima    nel corpo del predetto animale.</span></li>
</ol>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Posizione ufficiale  della Chiesa cattolica</strong></span><span style="font-family: Arial; font-size: x-large;"><strong> </strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La gerarchia vaticana,  convinta di essere custode della verità rivelata( ma anche soddisfatta  delle conferme razionali ai suoi dogmi) si è eretta immediatamente  a baluardo in difesa delle proprie certezze e contro le idee di Darwin.  Il Consiglio Vaticano I, convocato da Pio IX nel 1869-70 deprecò in  modo ufficiale la nascita e la diffusione del naturalismo ( o razionalismo).  Secondo la  dottrina tradizionale cattolica un dio assolutamente  libero avrebbe creato ben tre nature, all’inizio e dal nulla: quella  spirituale degli angeli, quella materiale del mondo e quella umana,  partecipe di entrambe. Contro chi metteva in dubbio questa verità fu  pronunciato un anatema ( Capitolo I, sessione III del 24 aprile 1870)  che così recita: “<em>poiché quanto il Sacro Concilio di Trento ha  salutarmente stabilito nella sua interpretazione della Divina Scrittura  per far frenare gli insolenti viene esposto da taluno in modo insolente,  noi, rinnovando tale decreto, dichiariamo che la sua intenzione era  che in ciò che riguarda la fede e i costumi che appartengono all’edificio  della dottrina cristiana deve considerarsi il vero senso della sacra  scrittura e che perciò non è lecito a nessuno interpretare la sacra  scrittura contro questo senso e contro l’unanime senso dei Padri”.</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Ed ecco cosa si afferma  nei Canoni:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-se qualcuno non si vergogna  di affermare che oltre alla materia non sia più nulla,sia  anatema!</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-se qualcuno auspica  che le asserzioni della scienza umana contraria alla dottrina rivelata  possano essere considerate vere,sia  anatema!</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Pio XII, nell’enciclica <em> Humani Generis</em>, al punto IV, scrive: “ <em>dobbiamo parlare di  quelle questioni che pur appartenendo alle scienze positive sono più  o meno connesse con la verità della fede cristiana. Non pochi chiedono  che la religione cattolica tenga massimo conto di quelle scienze, il  che certamente è cosa lodevole quando si tratta di fatti realmente  dimostrati, ma bisogna andare cauti quando si tratta di ipotesi, benché  in qualche modo fondate scientificamente nelle quali si tocca la dottrina  contenuta nella sacra scrittura o anche nella tradizione. Se tali ipotesi  vanno direttamente o indirettamente contro la dottrina rivelata non  possono ammettersi in alcun modo. Per questa ragione il Magistero della  Chiesa non proibisce che in conformità  dell’attuale stato delle scienze e della teologia sia oggetto di ricerche  e discussioni da parte dei competenti di tutte e due i campi la dottrina  dell’evoluzionismo, in quanto essa fa ricerca sull’origina del corpo  umano che proverrebbe da materia organica preesistente  – la fede ci obbliga a ritenere che le anime siano state create immediatamente  da Dio. Però questo deve essere fatto in tale modo che le ragioni delle  due opinioni, cioè di quella favorevole e di quella contraria, siano  ponderate e giudicate con la necessaria serietà, moderazione e misura  e purché tutti siano pronti a sottostare al giudizio della Chiesa,  alla quale Cristo ha affidato il compito di interpretare autenticamente  le Sacre Scritture e di difendere i dogmi della fede ( vedi allocuzione  pontificia ai membri dell’Accademia delle Scienze del 30.11.41). Però  alcuni oltrepassano questa libertà  di discussione agendo in modo come se fosse stato già  dimostrato con totale certezza che il corpo umano prende origine dalla  materia organica preesistente. E ciò  come se nelle fonti della divina rivelazione non ci fosse nulla che  esiga in questa materia la più grande moderazione e cautela.</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Però  quando si tratta di poligenismo (N.B, origine di un dato gruppo di organismi  da parecchie forme primitive diverse anziché  da una sola: può applicarsi a gruppi ristretti o anche a tutti gli  individui viventi. I membri di una data categoria tassonomica  non discenderebbero tutti dalla stessa specie ancestrale) allora i figli  della chiesa  non godono affatto della stessa libertà. I fedeli  non possono accettare le teorie che asseriscono che qui sulla terra  sono esistiti, dopo Adamo, veri uomini che non hanno avuto origine dal  medesimo comune progenitore di tutti gli uomini , oppure che Adamo rappresenta  l’insieme di molti progenitori. Non appare in alcun modo come queste  affermazioni si possano accordare con quanto le fonti della rivelazione  e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il peccato  originale, che proviene da un peccato realmente commesso da Adamo, individualmente  e personalmente, e che trasmesso a tutti per generazioni  è inerente in ciascun uomo come suo proprio”.</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Dunque, limitatamente  all’origine del corpo dell’uomo cade il divieto di ricerca e di  discussione sull’evoluzione, mentre resta escluso il problema dell’anima,  a proposito del quale prevalgono gli insegnamenti della dottrina.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il discorso è stato  ripreso da Paolo VI nel 1966 ( discorso ai partecipanti al <em>Simposio  sul mistero del peccato originale</em>) : è concessa – agli esegeti  e ai teologi cattolici – tutta quella libertà di giudizio che è  richiesta dall’indole scientifica del loro studio e dal fine pastorale  della salvezza delle anime cui deve mirare ogni attività nel seno della  Chiesa. Ci sono però dei limiti che l’esegeta, il teologo, lo scienziato  che vogliono veramente salvaguardare e illuminare la propria fede e  quella degli altri cattolici non debbono imprudentemente oltrepassare.  Questi limiti sono segnati dal Magistero. Anche la teoria dell’evoluzionismo  non vi sembrerà accettabile qualora non si accordi decisamente con  la creazione immediata di tutte le singole anime umane da Dio e non  ritenga decisiva l’importanza che per le sorti dell’umanità ha  avuto la disubbidienza di Adamo, proto parente universale.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Allo scadere del XX secolo,  Giovanni Paolo II ha inviato un messaggio alla Pontificia Accademia  delle Scienze, un messaggio che molti hanno considerato di grande rilievo  in quanto sembra proporsi di instaurare un dialogo fecondo e improntato  alla fiducia reciproca tra fede e scienza. In quel testo papa Wojtyla  ha ammesso che <em>“ nuove conoscenze inducono a non  considerare  più la teoria dell’evoluzionismo come una mera ipotesi”.</em> C’è  però una precisazione che vanifica le buone intenzioni: il punto centrale  del messaggio riguarda proprio il punto che più di ogni altra cosa  aveva preoccupato Darwin, l’origine della nostra specie e l’origine  dell’etica.  Su questo punto Giovanni Paolo II esplicita il gran  rifiuto nei confronti di Darwin asserendo che <em>“ con l’uomo ci  troviamo di fronte a una differenza di ordine ontologico, potremmo dire  davanti a un </em><strong><em>salto ontologico</em></strong>”. In sostanza Il pontefice  si riferisce a una natura umana duplice, partecipe dell’essenza spirituale  e dell’essenza materiale, cioè di anima e corpo. A Dio spetterebbe  “<em>solo”</em> l’intervento sull’anima e quindi sulla definizione  del comportamento etico, oltre all’intervento sull’origine di tutto,  perché il corpo sarebbe di esclusiva pertinenza dell’evoluzione.  Le conseguenze dell’accettazione della teoria di Darwin sarebbero  ben diverse: anche <em>la radice del senso etico</em> – non i contenuti  dell’etica, che vengono definiti dalle società umane nel corso della  loro storia <em>– è di natura evolutiva</em> e rivela la propria genesi  nei comportamenti emotivi e sociali dei primati non umani. Gli scimpanzé  hanno una spiccata consapevolezza dell’ordine sociale e della condotta  che deve essere osservata all’interno dei gruppi, consolano lo sconfitto,  vincono il proprio timore dell’acqua per salvare un compagno, possono  rifiutare il cibo per giorni pur di non recare danno a un membro della  comunità. Essi mostrano disappunto per le ingiustizie  ( come  ad esempio, il fatto che lo stesso lavoro venga ricompensato in modo  diverso).. Scrive Darwin: “<em>Ogni animale dotato di senso sociale  ben definito, compreso l’affetto per i genitori o i figli, deve acquistare  coscienza e senso morale non appena le sua qualità  intellettuali si saranno sviluppate quanto o quasi quanto quelle dell’uomo</em>”. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">In ogni caso la parziale  accettazione papale dell’evoluzione ha rappresentato un evento positivo.  Contrariamente a quanto fa’ la scienza, che quando accetta o falsifica  una ipotesi attraverso una indagine empirica adegua a quei risultati  i suoi testi di riferimento e il suo linguaggio, almeno per un certo  periodo di tempo, la Chiesa non ha espunto dalle preghiere, dalla pubblicistica  e dal linguaggio l’attributo di “<em>Creatore del cielo e della terra” </em> riservato a Dio.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il salto ontologico invocato  da papa Wojtyla nei confronti dell’esistenza umana è stato interpretato  nell’ottobre del 2003 da “<em>La Civiltà  Cattolica</em>” in un modo decisamente conservatore: “ <em>indubbiamente,  nella concezione cristiana, tra l’uomo e gli animali c’è una differenza  radicale, che non è solo di grado (l’uomo  è più intelligente) ma è di natura: perché </em> <strong><em>l’uomo non è un animale superiore, più  evoluto degli altri animali, bensì  non è un animale, </em></strong><em>perché  pur essendo simile agli animali sotto il profilo anatomico e sensitivo,  ha un’anima spirituale immortale che gli animali  non hanno. </em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Per questa ragione  non è corretto dire “l’uomo e gli altri animali”, si deve dire  “l’uomo e gli animali”. L’uomo  è dunque un essere a parte, fatto a immagine e somiglianza di Dio,  è il centro e la fine di tutta la  creazione</em>”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Dunque, non viene respinto  solo Darwin, viene rifiutato Linneo, che aveva sconfessato quanti chiedevano  che si aggiungesse, ai regni vegetale, animale e minerale, anche un  regno umano e ci aveva considerato una semplice specie dell’ordine  dei Primati. Eppure Linneo era un convinto creazionista.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Nell’aprile del 2005 <em> La Cività Cattolica </em>è ritornata in argomento  e questa volta  la storia dell’uomo è stata inserita in modo corretto nel processo  generale dell’evoluzione della vita, però “<em>dopo la creazione  da parte di Dio, dopo il suo primo atto di creazione</em>”. Questo  elemento è estraneo al pensiero di Darwin che riteneva inconciliabili  evoluzione e creazione . A differenza di quanto affermato nel 2003 viene  riconosciuta la nostra animalità, sebbene ci sia stata riservata una  collocazione al vertice di una ramificazione di animali simili. Di nuovo,  la parola vertice è impropria in ambito darwiniano, ed è invece assonante  con la posizione assegnataci da Aristotele nella sua gerarchia statica  degli esseri viventi. Ciò che rende del tutto fuori linea il documento  è  la riproposizione della pretesa discontinuità di noi esseri umani,  una discontinuità spirituale considerata radicale rispetto anche ai  primati. Di nuovo, il salto ontologico, dovuto all’’intervento di  un essere spirituale che trascende e dirige il processo evolutivo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La salita al pontificato  di Joseph Ratzinger ha rappresentato una ulteriore svolta nel rapporto  tra il Vaticano e l’evoluzionismo di Darwin. Già nell’omelia della  messa di accettazione del ministero di Pietro, il Papa si è rivolto  ai devoti dicendo: “ <em>Non siamo il prodotto casuale e senza senso  dell’evoluzione, ciascuno di noi  è il frutto di un pensiero di Dio”</em>. Poi, per mantenere elevata  la tensione critica nei confronti del darwinismo, Ratzinger ha riaffermato,  in una omelia del 12.10.2006, la fede in Dio come “<em>principio e  fine della vita umana</em>” e ha criticato la scienza illuministica  per aver reso superfluo Dio rispetto all’interpretazione della natura  e delle sue leggi. Per Ratzinger, senza lo spirito creatore il mondo  sarebbe abbandonato alla irrazionalità e perciò inspiegabile; in assenza  della ragione creatrice non si sarebbe potuto formare un cosmo ordinato  in modo matematico né si sarebbe formato l’uomo, essendo inammissibile  che la nostra ragione sia il frutto casuale dell’evoluzione, un’ipotesi  irragionevole. Ritorna anche, nell’omelia, il riferimento a Dio <em> “creatore del cielo e della terra</em>”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il 6 novembre 2006, in  un discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze, il papa suggerisce  che l’uomo sia stato creato da dio e da lui posto a sorvegliare gli  altri viventi. Siamo quindi “aiutanti “ di Dio e abbiamo il compito  di controllare e governare la natura, oltre che di giudicare che cosa  è buono per lei. La scienza non è in grado di rispondere alle nostre  domande più radicali, come quelle sul significato della vita e della  morte e dei valori ultimi,, e <em>gli scienziati dovrebbero avere ben  chiaro il limite del metodo scientifico e accettare di essere aiutati  per comprendere quale differenza esista</em> tra “<strong><em>l’evoluzione,  come origine ultima di una successione nello spazio e nel tempo e la  creazione come prima origine dell’essere partecipato nell’essere  essenziale”.</em> </strong>Le parole finali sono ancora più esplicative:  “ <em>La libertà, come la ragione,  è una parte preziosa dell’immagine di Dio dentro di noi e non può  essere ridotta ad una analisi deterministica</em>. <strong><em>La sua trascendenza  rispetto al mondo materiale deve essere riconosciuta e rispettata perché  è un segno della nostra dignità umana</em></strong><em>. </em> <strong><em>Negare questa trascendenza in nome di una supposta capacità  assoluta del metodo scientifico di prevedere e condizionare il mondo  umano comporterebbe la perdita di ciò  che è umano nell’uomo”.</em></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">E’ opinione di molti  che su questo argomento il tradizionale riferimento al razionalismo  di Ratzinger faccia assai poca presa. La stessa critica è stata mossa  al cardinale Christoph Schoenborn, la cui malevola analisi del darwinismo  pesca soprattutto nella metafisica e nella fede.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La crociata antidarwiniana  di Ratzinger, che trova forti alleati nei sostenitori <em>dell’Intelligent  Design</em>, ha messo in imbarazzo un certo numero di scienziati e di  filosofi cattolici che hanno cercato di sviluppare una ipotesi di possibili  convergenze tra creazionismo e evoluzionismo. Il filosofo cattolico  Robert Spaemann ha scritto: “ <em>Se non vogliamo tradire la scienza  e la comprensione di noi stessi dobbiamo rimanere fedeli sia alla comprensione  del mondo proposta dai ricercatori, sia a quella che proviene dallo  spirito”</em>. Secondo Hans Kung, sarebbe invece opportuno ripartire  dalle ipotesi di Pierre Teilhard de Chardin, il gesuita paleontologo,  scomparso nel 1955, che aveva cercato di coniugare creazionismo e darwinismo  e la cui opera subì ben due condanne (1957,1962) ad opera del Sant’Uffizio.  Già nel 1981 il cardinale Agostino Casaroli aveva cercato di riabilitare  Teilhard de Chardin lodandone “ <em>l’acuta percezione del dinamismo  della creazione</em>” , ma era stato duramente e immediatamente ripreso  dall’Osservatore Romano.  Hans Kung ci ricorda che Teilhard   aveva compreso che Dio potrebbe non avere agito in prima persona, ma  fatto in modo che “le cose si realizzassero da sole attraverso gli  sviluppi della natura”. In altri termini la creazione divina comprenderebbe  al suo interno l’intero processo evoluzionistico e così creazionismo  ed evoluzionismo convergerebbero in un unico disegno finale. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Sembra che l’evoluzione  della discussione lasci ben poco spazio al rilancio di questo disegno.  Intanto l’attuale pontefice ha allontanato il “darwiniano” padre  George Coyne, già consigliere scientifico di Wojtyla, dalla carica  di direttore della specola vaticana. Dall’altra parte si risponde  citando Compte e Hume e persino Kant, che scrisse che “ <em>per far  posto alla fede aveva dovuto eliminare il sapere”.</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Intanto il bisogno di  un “<em>God of the gaps</em>” continua a diminuire via via che aumentano  gli affinamenti conoscitivi. E’ recente uno studio di Paul Brakefield  (Nature, 3,2,2005) che <em>spiega le modalità  attraverso le quali  diverse specie evolvono differenti caratteristiche  fisiche pur impiegando gli stessi attrezzi molecolari</em>. Ad esempio  i cambiamenti della sequenza del DNA nella regione regolatrice dello  stesso gene producono differenti schemi di pigmentazione e di colorazione  nelle ali di differenti specie di insetti. Ancora più chiara è la  spiegazione <em>dell’origine dei differenti becchi dei famosi fringuelli  delle isole Galapagos</em>, gli stessi studiati da Darwin e che si collocano  nella maturazione <em>concettuale</em> <em>del</em> suo pensiero al cuore  dello sviluppo evolutivo. I cambiamenti riguardano un solo gene    che può essere manipolato sperimentalmente e che ha indotto le stesse  modificazioni nei polli. E’ una delle tante prove – questa volta  ottenuta con un esperimento molto raffinato – che confermano la validità  delle teoria di Darwin. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Anche del tutto recentemente  il  <strong>Magistero cattolico ha definito quella dell’evoluzione  una teoria, cioè una costruzione metascientifica, che si avvale di  certe nozioni ottenute non tanto attraverso l’esperienza, ma con il  contributo delle varie espressioni ricavate dalla cosiddetta filosofia  della natura</strong>. In quanto teoria, dunque, essa <em>soffre irrimediabilmente  di tutta la precarietà e la contingenza di cui soffre una qualunque  altra teoria scientifica. Inoltre essa  è soggetta a un condizionamento ideologico che, in ultima analisi,  lascia aperta la questione di appurare la reale portata dei fatti osservati  dal momento che l’evoluzione in quanto tale non  è mai stata oggetto di osservazione.</em> <strong>Esistono pertanto, di questa  teoria, letture materialistiche e spiritualistiche. Il giudizio sulla  sua validità è pertanto soggetto a verifiche di tipo filosofico e  teologico.</strong> Mentre la Chiesa respinge ogni riduzione materialistica  incompatibile con la verità dell’uomo (immagine e figlio di Dio),  è aperta al dialogo con la comunità scientifica: “ <strong><em>La dottrina  dell’evoluzione è certamente una ipotesi importante, che però  presenta decisamente molti problemi, i quali necessitano ancora di una  ampia discussione” (Ratzinger).</em></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">In realtà esistono molti  problemi che impediscono di accettare il principio di una “<em>non  contraddizione</em>”, se non di una complementarità tra evoluzionismo  e fede cristiana. Tra tutti emerge l’interpretazione letterale degli  antiche testi biblici che costituiscono la fonte della sapienza principale,  modalità interpretativa ancora non abbandonata da gran parte di coloro  che si confrontano con la parola rivelata. Ad esempio lo stato di perfezione  originaria  di Adamo e di Eva e il successivo peccato originale  rappresentano in qualche modo una evoluzione alla rovescia. Lo stato  di perfezione originaria dell’uomo, che non conosceva la morte prima  del peccato originale, negherebbe di fatto la possibilità che esistano  fossili umani.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Neocreazionismo religioso</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La teoria del neocreazionismo  religioso, detto anche<em> Young Earth Creationism</em>, una corrente  di pensiero di matrice religiosa, interpreta la Genesi in modo letterale.  In epoca moderna, questo modo di interpretare la Bibbia è tipico di  alcune confessioni cristiane ortodosse e protestanti evangeliche che  affermano l’infallibilità della Bibbia.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Il creazionismo religioso,  pur essendo sostenuto anche da qualche geologo o scienziato creazionista   (</em> vedi “ <em>I sei giorni della creazione</em> “, un libro alla  cui stesura hanno contribuito 50 scienziati creazionisti) non soddisfa  il cosiddetto <strong>criterio del rasoio di Ockham</strong>, né il paradigma  della falsificabilità  e <strong>perciò</strong> non può essere considerato  un teoria scientifica.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Guglielmo di Ockham,  filosofo e padre francescano inglese, ha elaborato questo principio:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> “<em>a parità  di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella più  esatta”.</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em> </em> “<em>entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem;</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em> “pluralitas non est ponenda sine necessitate”;</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">insomma non , <em>vi  è alcuna utilità nella complicazione delle cose semplici.</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Ecco un esempio di applicazione  del principio della scelta più semplice: si può ipotizzare un universo  eterno, o generato da sé o creato da cause sconosciute; oppure si può  immaginare un universo generato da una divinità , la quale a sua volta  può essere eterna, o può essersi generata da sola o può essere stata  creata da una causa sconosciuta. La prima versione non postula enti  inutili, ed è per questa ragione preferibile per via della sua maggiore  semplicità  Nello stesso modo tra queste due proposizione : il mondo  è stato creato da dio che è sempre esistito; il mondo è sempre esistito;  è preferibile la seconda..</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> Il <strong>criterio di fallibilità</strong> afferma che una teoria, per essere controllabile, e perciò scientifica,  deve essere falsificabile: in termini logici dalle sue premesse di base  debbono potere essere deducibili le condizioni di almeno un esperimento  che la possa dimostrare integralmente falsa alla prova dei fatti, secondo  il procedimento logico del <em>modus tollens</em> ( in base al quale se  da A si deduce B, se B è falso è falso anche A) Se una teoria non  possiede questa proprietà è impossibile controllare la validità del  suo contenuto informativo relativamente alla realtà che essa presume  di descrivere. Come ha sottolineato Karl Popper se una proposta teorica  o una ipotesi non può essere sottoposta a un controllo ce possa falsificarla,  allora il teorico che l’ha avanzata può suggerire, a partire da essa,  qualsiasi altra concezione senza possibilità di contraddittorio. E  l’ipotesi iniziale può portarci a qualsiasi conclusione senza che  lo possiamo confutare.  A partire da questa epistemologia falsificazionista  , Popper ha elaborato il suo duplice criterio logico di verosimiglianza  che può guidare il ricercatore nella scelta tra due teorie in un cammino  infinito di approssimazione alla realtà.T2 è migliore di T1 se il  suo contenuto di verità è maggiore senza che sia maggiore il suo contenuto  di falsità e il suo contenuto di falsità minore senza che sia minore  il suo contenuto di verità.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Il progetto intelligente</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il progetto intelligente  (<em>Intelligent Design</em> o <em>DI)</em> viene usualmente citato da noi  come il disegno intelligente, a causa di una traduzione inizialmente  un po’ sbadata.  Si tratta di una corrente di pensiero secondo  la quale <em>alcune caratteristiche dell’universo e delle cose viventi  sono spiegabili meglio se le si considerano il frutto di una causa intelligente  piuttosto che chiamando in causa un  processo non pilotato come  la selezione naturale</em>.  Si tratta di una forma moderna del  tradizionale argomento teleologico dell’esistenza di dio, modificato  per evitare di dover spiegare la natura o l’identità dell’autore  del progetto. I <em> </em>suoi sostenitori principali sono associati al  C<em>enter for Science and Culture del Discovery Institute </em> i cui membri ritengono che questo misterioso progettatore sia in realtà  identificabile con dio.  I promotori della teoria affermano che  si tratta di una ipotesi scientifica e cercano di ridefinire la scienza  in modo da farle accettare anche spiegazioni soprannaturali. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Secondo la comunità  scientifica, invece, questa non è scienza perché non può essere provata  con esperimenti scientifici, non fa predizioni e non propone nuove ipotesi    (<em>Accademia Nazionale Delle Scienze, USA).  L’American Association for the Advancement of Sciences e la National  Science teachers Association </em> la definisono fantascienza.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Nel 1987 la Corte Suprema  Americana ha ribadito il principio costituzionale della separazione  tra Stato e Chiesa . I sostenitori <em>dell’Intelligent Design</em> (ID) hanno allora inserito la loro teoria in un libro ( <em>Of Pandas  and People, 1989</em>) e l’hanno proposto come testo per le scuole.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Con la fondazione del <em> Discovery Institute</em>, che è del 1990, gli stesso autori del libro  hanno cominciato un vera e propria battaglia con lo scopo di far inserire  l’insegnamento del DI nei programmi scolastici, Nel 2005 a Denver  un gruppo di genitori ha contestato questo insegnamento, accettato da  molte scuole che avevano obbligato gli insegnanti di scienze a inserito  nei propri programmi come spiegazione alternativa dell’origine della  vita. Il giudice John E. Jones II ha sentenziato che il DI non è scienza  , non si può distinguere in effetti dalle antiche ipotesi creazioniste  e che la sua promozione da parte del distretto scolastico violava la  clausola di riconoscimento del primo emendamento.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La sentenza della corte  costituzionale del 1987 aveva in effetti concluso in modo molto simili  nei confronti dell’insegnamento del creazionismo dichiarando che la  Costituzione degli Stati Uniti proibisce il sostegno statale alla religione.  A questo punto, gli autori del libro ( <em>Of Pandas and People)</em> hanno tolto dal testo le parole <em>creazione</em> e <em>creazionismo</em> e ogni altro termine che le potesse richiamare e hanno fatto in modo  che il testo si riferisse solo al progetto intelligente. Siccome la  sentenza della Corte faceva riferimento all’utilità di insegnare  tutte le teorie scientifiche riguardanti l’origine dell’uomo per  rendere più efficace l’insegnamento della scienza, un anziano avvocato  di nome Phillip Johnson ha scritto un libro (<em>Darwin on Trial</em>)  solo per sostenere l’opportunità di ridefinire il <em>concetto</em> do scienza al solo scopo di includere nella sua categoria le affermazioni  relative alla creazione soprannaturale. Johnson ha trovato molti alleati  e ha iniziato una vera e propria <em>campagna per rovesciare il naturalismo  metodologico proprio del metodo scientifico ( che lui chiama materialismo) </em> e sostituirlo con il <em>materialismo teistico </em> attraverso la <em>wedge strategy</em>, la strategia del cuneo. Nel 1994  lo stesso gruppo di persone ha organizzato e aperto il <em>Centre for  Renewal of Science and Culture</em> per promuovere tutto il movimento  in favore del DI considerando ormai giunto il momento di sostituire  lla teoria dell’evoluzione con la loro. In questa campagna il DI vene  presentato come una alternativa alle spiegazioni naturali per lo sviluppo  della vita: come tale si oppone alla biologia che si basa sul metodo  scientifico tradizionale e spiega la vita attraverso processi verificabili  come le mutazioni e la selezione naturale. L’obiettivo dichiarato  della campagna in favore del DI è quello di cercare prove empiriche  che suggeriscano che la vita sulla terra deve essere stata progettata  da uno o più agenti intelligenti. William Damboski, uno dei principali  sostenitori della campagna, ha scritto che la base dell’ipotesi riguarda <em> l’esistenza di sistemi naturali che non possono essere spiegati in  modo adeguato in termini di forze naturali non governate e che mostrano  caratteristiche che in qualsiasi altra circostanza verrebbero attribuite  a qualche sorta di intelligenza. </em> Il manifesto interno dell’Istituto (<em>Wedge Strategy</em>) lasciato  trapelare non si sa con quanta malizia, scrive “ <em>stiamo allargando  il cuneo con una alternativa scientifica positiva alle teorie scientifiche  materialistiche che debbono essere sostituite da una scienza che sia  in accordo con le convinzioni cristiane e teistiche</em>”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">I sostenitori del DI  cercano dunque prove di quelli che chiamano “<em>segni dell’intelligenza”,</em> proprietà fisiche di un oggetto che facciano riferimento a un <strong>progettatore</strong>.  Portano a sostegno delle loro tesi un esempio copiato di sana pianta  dal famoso esempio dell’orologio, l’argomento teleologico presentato  da Wlliam Paley nel 1802: se un archeologo sta osservando una grossa  pietra nel deserto e gli chiedono da quanto tempo, secondo lui, quella  pietra è lì. Può benissimo rispondere che, per quanto ne sa, può  essere lì da  sempre. Ma se ha trovato una statua di straordinaria  fattura non potrà dare la stessa risposta. Dunque, poiché i sistemi  viventi mostrano grande complessità è logico dedurne che almeno alcuni  aspetti della vita sono stati progettati. Si tratterebbe dunque di un  programma di ricerca scientifica che non cerca le cause intelligenti  per sé, ma gli effetti delle cause intelligenti. Ciò perché, sebbene  la prova a favore della natura di una causa intelligente possa non essere  osservabile direttamente, i suoi effetti in natura possono essere rilevati.  Secondo questa visione non è possibile cercare di identificare influenze  esterne a un sistema chiuso dall’interno, per cui le questioni che  riguardano l’identità di un programmatore cadono fuori dal dominio  della visione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Conviene sottolineare  subito che non è mai stato pubblicato un articolo sul DI su una rivista  scientifica qualificata e che il DI non è mai stato oggetto di ricerche  scientifiche né sottoposto a test scientifici.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Come ho detto la locuzione <em> Intelligent design</em> è comparsa per la prima volta nel libro “<em>Of  Pandas and People</em>”, ed è stata poi fortemente promossa da Phillip  Johnson, professore a Berkeley per 20 anni, agnostico convertito al  cristianesimo, che aveva deciso di scrivere “<em>Darwin on Trial”</em> dopo aver letto “<em>L’orologiaio Cieco</em> “ di Dawkins e “ <em> Evolution: A Theory In Crisis</em>” di Michael Denton. Secondo Johnson  la teoria darwiniana è una tautologia  che si propone a priori  come spiegazione accertata dell’evoluzione biologica più che appoggiarsi  a prove scientifiche per dimostrare la propria validità. In altri termine  la teoria di Darwin cercherebbe sostegno nell’affermazione assiomatica  di uno stretto naturalismo scientifico come unico metodo valido. Essa  non sarebbe in realtà una teoria scientifica ma piuttosto un <em>paradigma  naturalistico</em> di comprensione del mondo, tanto da sfuggire a priori  dalla falsificabilità proposta da Potter come caratteristica base di  una vera teoria scientifica. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">E’ bene anche qui ricordare  che l’ipotesi dell’esistenza di un progettista creatore soprannaturale,  causa non causata della creazione del mondo, è stata sostenuta per  oltre un millennio, e che questo è l’argomento noto come “<em>argomento  teleologico dell’esistenza di Dio</em>”. Il progetto è l’ultima  delle 5 prove dell’esistenza di Dio nella Summa Teleologica di Tommaso  e, come ho detto,  l’esempio dell’orologio compare nel libro  “<em>Natural Theology”</em> di William Paley. La differenza tra DI  e argomento teleologico sta tutta nel fatto che il primo non identifica  l’agente della creazione. E’ comunque perfettamente noto che la  maggior parte dei sostenitori del DI ha dichiarato o scritto che il  progettista della vita non può essere che dio.</span></p>
<ul type="disc">
<li><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Ma    è scienza?</strong></span></li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Secondo la comunità  scientifica il DI non è scienza. In filosofia della scienza, il problema  del riconoscimento di ciò che può essere considerato scienza è definito  come “<em>il problema della demarcazione</em>”. Perché un teoria  si qualifichi come scientifica essa deve essere:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-<strong><em>consistente, sia  internamente che esternamente;</em></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong><em>-parsimoniosa,  secondo il principio del rasoio di Ockham;</em></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong><em>-utile, in quanto  descrive e spiega i fenomeni osservati;</em></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong><em>-provabile e falsificabile  empiricamente;</em></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong><em>-basata su esperimenti  ripetibili e controllabili:</em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong><em>-progressiva, ogni nuova teoria  fa luce anche su tutto ciò su     cui facevano  luce le teorie precedenti; </em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong><em>-provvisoria, ogni nuova teoria  non può garantire alcuna certezza, per tutte deve valere la regola  del dubbio.</em></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il DI, secondo i suoi  detrattori, manca di un gran numero di queste proprietà:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>-<em>non  è consistente</em></strong>: si basa sul presupposto che complessità e improbabilità  debbono di necessità implicare l’esistenza di un progettista intelligente,  ma asserisce che l’identità e le caratteristiche di tale supposto  progettista non debbono essere né identificate né quantificate e che  non meritino di esserlo; </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-<strong><em>viola il principio  del rasoio di Ockham</em></strong> in quanto la presenza di un progettista  non è necessaria e la sua introduzione nella teoria rende il DI non  parsimonioso;</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>-<em>non  è utile</em></strong><em>:</em> il DI non ha capacità predittive, cioè non  predice in tempo il verificarsi di un determinato fenomeno e i suoi  dettagli, date le condizioni iniziali;</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>-<em>non  è falsificabile</em></strong>: il progettista viene infatti collocato oltre  il reame dell’osservabile e le assunzioni circa la sua esistenza non  possono essere né avallate né confutate dall’osservatore;</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-<strong><em>non  è correggibile, dinamico, provvisorio e progressivo</em></strong>: il DI  introduce un elemento, il progettatore, di cui non si deve tener conto  in quanto al di là dell’oggetto della scienza e dunque la teoria  non dovrebbe essere cambiata in alcun caso a seguito di nuove scoperte.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>La posizione della  Chiesa cattolica sul DI</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il Magistero sembra molto  attento e interessato alla questione ma non ha ancora preso una posizione  ufficiale. Ad esempio il Cardinale Ruini ha affermato che la Chiesa  non può pronunciarsi sulla fondatezza delle posizioni scientifiche  dei sostenitori del DI, anche se <em>deve riconoscere loro il merito  di contribuire al dibattito sulla scienza facendo emergere interrogativi  importanti.</em> Secondo Fiorenzo Facchini, antropologo e paleontologo,  se il modello proposto da Darwin non è corretto se ne deve cercare  un altro, ma non è serio dal punto di vista metodologico portarsi fuori  dal campo della scienza pretendendo di fare scienza. In altri termini  Facchini critica il ricorso a interventi esterni correttivi o suppletivi  rispetto alle cause naturali per spiegare cose che non conosciamo ancora  ma che potremmo benissimo conoscere in un futuro più o meno lontano.  Facchini critica anche la posizione di alcuni evoluzionisti che avrebbero  assunto il modello proposto da Darwin come totalizzante passando dalla  teoria alla ideologia.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">In definitiva Facchini  dichiara personalmente di accettare il naturalismo metodologico come  canone intrinseco nella definizione di scienza. Questa posizione è  condivisa da alcuni ( come l’astronomo gesuita padre Coyne) e rifiutata  da altri ( come il cardinale Schoenborn e lo stesso pontefice Benedetto  XVI).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Concetti chiave del  DI</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Complessità  irriducibile</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il concetto di complessità  irriducibile è stato introdotto da Michael Behe nel 1996 in un libro  intitolato “ <em>Darwin black  Box” </em> e si può riassumere così : <strong><em>un singolo sistema composto da diverse  parti interagenti tra loro e ben assemblate che contribuiscono tutte  alle funzioni di base e sono tutte indispensabili, talché  la rimozione di una qualsiasi di esse causa l’arresta della funzione  di tutto il sistema</em>. </strong>Behe usa l’esempio della trappola per  topi, che consta di diverse parti che interagiscono e che non è più  in grado di funzionare se queste parti non sono tutte presenti. La teoria  di Darwin non potrebbe rendere conto di alcuni complessi sistemi biochimici  cellulari: questi meccanismi, in quanto dotati di complessità irriducibile   non possono essersi evoluti gradualmente e debbono essere stati progettati  da qualche forma di intelligenza. La selezione naturale non potrebbe  essere utile all’evoluzione di questi sistemi attraverso piccole modifiche  successive perché la funzionalità del sistema è presente solo quando  tutte le parti sono assemblate.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La risposta a questa  argomentazione si basa soprattutto sulla constatazione che in tutti  gli organismi viventi esistono parti che hanno più funzioni contemporaneamente   (<em>molteplicità di funzioni)</em> e funzioni che sono svolte da più  parti <em>( ridondanza</em>). Il transito da una funzione all’altra  di una singola parte sarebbe dunque graduale e perfettamente compatibile  con l’idea di evoluzione: l’esempio della trappola per topi –  o dell’orologio – non è applicabile alla natura ma solo ai manufatti.  Inoltre, nel sistema evolutivo, parti che all’inizio sono solo vantaggiose  possono diventare essenziali, anche perché l’evoluzione procede sia  per aggiunta che per rimozione, Questa è chiamata la <em>scaffolding  objection:</em>una struttura a complessità irriducibile può essere  ottenuta attraverso una parte che funge da impalcatura fino a che non  viene completata . In definitiva il principio della complessità irriducibile  è stato confutato dalla grande maggioranza degli scienziati  e  la sua scarsa rilevanza è stata persino riconosciuta dai tribunali  americani (processo Dover).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Complessità  specificata</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Questo concetto è stato  sviluppato nel 1990 dal matematico e teologo William Dembski il quale  sostiene che <strong>se <em>qualcosa è insieme complessa e specificata deve  necessariamente essere stata prodotta</em></strong>. L’esempio usato da  Dembski riguarda le lettere dell’alfabeto e il loro uso: una singola  lettera è specificata senza essere complessa: una lunga frase composta  da lettere assemblate casualmente è complessa senza essere specificata.  Un sonetto di Shakespeare è insieme specificato e complesso, e in campo  biologico lo stesso si deve dire per il DNA.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Lo stesso Dembski definisce  come <em>informazione complessa specificata un evento stocastico che  abbia probabilità di realizzarsi per caso inferiori a 10</em></span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><em>-150</em></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>,  il cosiddetto limite di probabilità  universale.</em> Secondo questa teoria l’informazione complessa specificata  non può essere generata solo dai meccanismi naturali conosciuti dalla   legge fisica e dovuti al caso, né da una loro combinazione. La validità  di questa teoria è stata duramente contestata: se l’idea è quella  di individuare quelle strutture naturali che sarebbero troppo complesse  per essere prodotte unicamente dall’intervento di fattori casuali  e che debbono pertanto essere collocate oltre le capacità del meccanismo  evolutivo, allora si tratta di una ipotesi che ha semplicemente dimenticato  di considerare, nel suo modello di evoluzione, la fase di selezione,  che accompagna quella di mutamento casuale. Piccoli cambiamenti, la  cui probabilità di verificarsi è certamente elevata, sarebbero selezionati  e utilizzati come base per mutamenti successivi. Dal punto di vista  logico vale la critica di Dawkins che ritiene che spiegare la complessità  improbabile con un <em>Intelligent Design</em> serve solo a spostare il  problema arretrandolo d un passo, perché comunque questo progettista  dovrebbe essere almeno altrettanto complesso.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Universo finemente  regolato</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">I sostenitori dell’ID  sostengono che <strong><em>non può essere dovuto al caso il fatto che nell’Universo  in cui viviamo i valori delle costanti siano proprio quelli indispensabili  per la vita,</em> laddove</strong> se anche uno solo di essi fosse anche solo  minimamente diverso la formazione di molti elementi, come ad esempio  le galassie, sarebbe impossibile.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Questa affermazione non  può essere sottoposta a verifica e non è scientificamente produttiva:  anche nel caso in cui fosse presa in considerazione, a titolo puramente  speculativo, sarebbe difficilmente sostenuta da prove.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">L’argomentazione basata  sull’estrema improbabilità dell’esistenza di un universo che supporti  la vita viene vista come un <strong><em>argomentum ad ignorantiam</em></strong> perché assumerebbe implicitamente che nessuna altra forma di vita sia  possibile oltre a quella nota ( il cosiddetto <em>sciovinismo del carbonio</em>).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Per chi non lo ricordasse, <em> l’argomentum ad ignorantiam</em> è una fallacia logica che implica  l’affermazione della falsità o la verità di una proposizione basandosi  sulla ignoranza di ffusa nel merito e assumendo che una premessa è  vera o falsa fino al momento in cui viene provato il contrario. L’esempio  al quale si ricorre in genere è proprio quello dell’esistenza di  dio, che sarebbe dimostrata dal fatto che non esistono prove per confutarla.  Si tratta dunque di un errore di tipo logico in cui si pretende che  la mancanza di prove a favore di un punto di vista sia una prova a favore  del punto di vista opposto. In realtà, in condizioni differenti, al  posto della vita così come noi la conosciamo ci potrebbe essere un  tipo di vita del tutto diverso. Inoltre alcuni matematici ritengono  che le variabili fondamentali siano in qualche modo connesse tra loro  e che i calcolo dei matematici e dei fisici indichino l’elevata probabilità  dell’emergere di un universo molto simile al nostro.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Il dilemma di Haldane</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il dilemma di Haldane  si riferisce a un <strong><em>limite nella velocità  del processo di evoluzione favorevole</em></strong> calcolato da Haldane nel  1957 e ulteriormente chiarito da alcuni matematici i quali ritengono  che si tratti di un problema che la comunità scientifica non è riuscita  a risolvere e che dimostra la inadeguatezza del meccanismo neo-darwiniano  nella spiegazione dell’evoluzione biologica. In particolare il creazionista  Walter Re Mine ha affermato che l’evoluzione di  uomini e scimmie  da un antenato comune non avrebbe potuto verificarsi in un tempo così  breve come sono – se si accetta il <em>dilemma di Haldane</em> – 5  milioni di anni.  In realtà, allo stato attuale delle conoscenze  non è possibile stabilire se il dilemma di Haldane può essere applicato  all’evoluzione dell’uomo, soprattutto perché non sono note le differenze  genetiche <em>“non neutrali</em>” tra lo scimpanzé e l’uomo stesso.  Ulteriori critiche sono state avanzate nei riguardi della stima del  costo di sostituzione di un gene e della riduzione di questo costo dovuta  alla sostituzione simultanea di più geni.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Altre critiche al  DI</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Una delle molte critiche  all’ipotesi del DI riguarda il fatto che l’ipotesi non è mai stata  sottoposta a una revisione critica paritaria , e che non sono mai stati  inviati articoli che la riguardano a riviste di scienze naturali dotate  di <em>peer review</em>. In realtà non è esattamente così: i sostenitori  del DI hanno pubblicato su riviste qualificate almeno due articoli,  suscitando peraltro un vero e proprio vespaio e ricevendo una quantità  incredibile di critiche. Per quanto riguarda la tesi secondo la quale  esisterebbe un pregiudizio sistemico naturalistico nei loro confronti,  è opinione generale che si tratti di un tentativo di coprire la mancanza  di successi significativi nel produrre dati o nell’elaborare teorie  scientificamente verificate , Del resto, sostenere l’esistenza di  una cospirazione ai propri danni è un argomento molto utilizzato dai  sostenitori di opinioni pseudoscientifiche ( come, ad esempio, gli ufologi)  e il pregiudizio percepito è con ogni probabilità soltanto il risultato  del fatto che la teoria del DI non è né scientifica né adeguatamente  sostenuta.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Il progettista</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Anche se il progettista  non viene identificato in un dio, gli argomenti proposti dal DI ipotizzano  spesso implicitamente che <em>i mezzi utilizzati sono stati soprannaturali</em>.  Anzi, i principali sostenitori del DI hanno addirittura rilasciato dichiarazioni  in cui affermano di essere convinti che il progettatore si identifica  senza alcun dubbio nel dio cristiano, e hanno escluso completamente  tutte le altre religioni.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Jerry Coyne, professore  dell’Università di Chicago, ritiene che i sostenitori del DI dovrebbero  spiegare le ragioni per cui gli organismi sono stati progettati come  sono  e che esistono molti esempi presi dalla biologia che rendono  l’ipotesi del progetto improbabile. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Perché, ad esempio,  un programmatore intelligente dovrebbe decidere di creare milioni di  specie destinate all’estinzione? Perché rimpiazzare le specie estinte  con altre simili e poi ripetere più volte il processo? Perché fornire  il kiwi di ali piccole e inutili? Perché dotare di occhi animali che  vivono nelle grotte e che non vedranno mai la luce? Perché coprire  di un mantello di peli transitori il feto umano? Perché consentirci  di produrre autonomamente vitamina C e poi rendere inutile questo complesso  meccanismo disabilitando uno dei suoi enzimi? Perché riempire le isole  oceaniche di rettili, mammiferi, anfibi e pesci di acqua dolce malgrado  il fatto che queste isole non sono idonee a queste specie?</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La risposta di Michael  Behe a questi quesiti è stata che noi non siamo capaci di comprendere  le motivazioni del progettista e che per questa ragione non siamo in  grado di dare una risposta a queste domande. I motivi – ha detto Behe  – possono essere tanti: artistici, ad esempio, oppure pratici, ma  al momento non ancora comprensibili; oppure il progettista  ha  semplicemente voluto far bella mostra di sé. Il difetto di questa risposta  sta nel fatto che disegna una ipotesi che non può essere considerata  falsificabile e che pertanto non è scientifica.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Chi ha progettato  il progettista?</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Sollevando la questione  della necessità di un progettista per gli oggetti a complessità irriducibile,  il disegno intelligente ne solleva una seconda, se cioè il progettista  debba a sua volta essere progettato e , se sì, cosa o chi abbia progettato  il progettista. Ecco, a questo proposito, le argomentazioni dei critici:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-in base alle stesse  argomentazioni ogni progettista capace di creare complessità irriducibili  deve essere irriducibilmente complesso:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-se alla domanda “<em>chi  lo ha progettato</em>?” si risponde con argomenti teologici invocando  una causa non causata, che <em>assume</em> inevitabilmente il carattere  di una divinità, non si può evitare di concludere che il  progetto  intelligente si riduce a una ennesima forma di creazionismo religioso:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-se viene postulata l’esistenza  di una singola causa non causata dell’universo, viene contraddetto  l’assunto fondamentale dl DI, che cioè ogni oggetto complesso richiede  un progettista:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-se, in caso contrario,  la successione dei progettisti dovesse continuare all’infinito, questo  creerebbe un paradosso logico, lasciando così pendente la questione  del primo progettista.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Quindi, qualsiasi tentativo  considerare più da vicino le ipotesi del DI o produce una contraddizione  o lo riduce a un tipo di variante, neppur tanto originale, del creazionismo  religioso. In questo secondo caso il progetto cesserebbe di essere una  teoria falsificabile e perderebbe la sua capacità di rappresentarsi  come una teoria scientifica.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">I sostenitori del DI  si difendono affermando che il DI non ha tra i suoi assunti fondamentali  quello di sostenere il principio secondo il quale ogni entità complessa  richiede un progettista: questo è un requisito che deriva semmai   da un assioma strettamente naturalistico, che non solo non è dimostrato  , ma che a guardar bene è proprio l’oggetto del contendere. Inoltre,  nelle argomentazioni non è necessario introdurre argomenti teologici  invocando una causa non causata, perché il progetto si limita all’inferenza  del progetto senza andare oltre alla ricerca delle motivazioni e della  natura del progettista. Da questo punto di vista è del tutto indifferente  che esista un primo progettista o che ci sia una catena infinita di  progettisti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Una ulteriore critica  al DI è quella che lo indica come un evocatore del <em>God of gaps</em>,  la tecnica che consente di riempire ogni vuoto esplicativo dell’attuale  teoria evoluzionista con l’inserimento della figura divina. I <em> </em> sostenitori del DI considerano questa critica come la conseguenza -  naturale, ma errata – del naturalismo filosofico, che precluderebbe  per definizione la possibilità di contemplare cause soprannaturali  come spiegazioni scientifiche razionali. Essi affermano quindi che esisterebbe,  all’interno della comunità scientifica, un pregiudizio sistemico  contro le loro idee e le loro ricerche, un pregiudizio che sarebbe basato  sull’assunzione che la scienza dovrebbe fare riferimento solo a cause  naturali. Secondo questa critica questo pregiudizio limiterebbe la scienza  portando all’eliminazione sistematica e indebita di qualsiasi idea  progettuale reale anche in presenza di indizi scientifici macroscopici.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><em>Il dibattito</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La discussione sul DI  si incentra dunque su tre punti:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-se la definizione di  scienza sia sufficientemente ampia da permettere di prendere in considerazione  teorie sull’origine dell’universo e sulla complessità biologica  ( e umana in particolare)  che incorporino gli atti o la guida  di un progettista intelligente;</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-se i riscontri scientifici  attualmente disponibili supportino tali teorie;</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">-se sia appropriato l’insegnamento  di queste teorie nella scuola pubblica </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">I sostenitori del DI  ritengono in linea generale che la scienza non debba limitarsi a spiegazioni  strettamente naturalistiche dei fenomeni, cioè a spiegazioni basate  sul presupposto di un mondo chiuso, completamente auto consistente in  termini di spiegazioni naturali immutabili. In questa visione, escludere  spiegazioni non strettamente naturalistiche  (con il possibile  intervento di cause trascendenti la realtà naturale visibile) limiterebbe  lo spettro delle possibilità, in particolare quando le spiegazioni  naturalistiche falliscono nello spiegare un certo fenomeno o una certa  tipologia di fenomeni, laddove il progetto intelligente fornisce spiegazioni  molto semplici e parsimoniose della origine della vita e dell’universo.  Essi sostengono che esistono prove che confortano questa loro opinione  e che esempi della <em>complessità  irriducibile</em> e della <em>complessità  specificata</em> sembrano dimostrare che la complessità e la diversità  delle vita non possono essere state semplicemente determinate da mezzi  naturali. Per chi sostiene l’esistenza di un progetto intelligente  la neutralità religiosa richiede che nelle scuole vengano presentate  insieme la teoria neodarwiniana e l’ipotesi del progetto intelligente.  Poiché quest’ultimo manca di qualsiasi tipo di presupposto religioso  nelle sue argomentazioni, non violerebbe in alcun modo le regole che  negli USA sanciscono la separazione tra  scienza e religione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Secondo i suoi critici,  il progetto intelligente non solo sarebbe fallito nel tentativo di stabilire  un ragionevole dubbio circa la validità delle teorie darwiniane, ma  non avrebbe presentato neppure un argomento scientifico degno di essere  preso in esame né un motivo plausibile a sostegno dell’utilità del  suo insegnamento nelle scuole. E’ opinione prevalente  - e ci  sono due sentenze dei tribunali americani a confermarlo – che il progetto  intelligente non soddisfa gli standard legali minimi che gli consentirebbero  di non essere considerato un tentativo di imporre una credenza religiosa,  cosa vietata dalla costituzione americana. La liceità di una trattazione  scientifica di fenomeni non naturali sarebbe poi assurda e fraintenderebbe  natura, scopo e significato della scienza.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">E’ bene comunque ricordare  che gli sforzi dei creazionisti continuano malgrado lo molte sconfitte  subite. Solo nel 2008 cinque  Stati (Alabama, Florida, Michigan,  Missouri e South Carolina) hanno dovuto votare su progetti di legge  contro l’evoluzione : tutte le proposte sono state bocciate, ma il  Michigan ne deve discutere ancora due. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>Devoluzionismo</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Giuseppe Sermonti in  Italia e Michael Cremo e Richard Thompson negli Stati Uniti sono autori,  seppur su basi diverse, di teorie alle quali si fa riferimento come  al “devoluzionismo”. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Secondo Sermonti sarebbero  le scimmie a discendere dall’uomo: comunità di uomini costretti a  vivere in condizioni e in ambienti “<em>estremi”</em> sarebbero diventate  “estreme” e selvagge esse stesse e si sarebbero adattate a un ambiente  non più umano disumanizzandosi. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Cremo, dal canto suo,  ha sostenuto che l’uomo è vissuto sulla terra per milioni e milioni  di anni e che gli scienziati hanno volontariamente distrutto le prove  fossili della sua esistenza.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Anche Antonino Zichichi,  partendo dalla sua fede cattolica, ha mosso una forte critica all’evoluzionismo,  del quale ha contestato la struttura scientifica. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Tutte queste posizioni  pseudoscientifiche sono state considerate prive di qualsiasi valore  e le cito solo perché di tanto in tanto  una di esse riprende  misteriosamente vigore e viene citata in qualche programma televisivo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Il più recente critico  del darwinismo è Jerry Fodor, un filosofo americano che si è occupato  prevalentemente di neurologia, psicologia e neuroscienze e le cui critiche  sono di natura sia concettuale che strumentale. La prima osservazione  critica di Fodor, che riguarda soprattutto l’<em>adattamentismo</em>,  riguarda la scelta tra l’ipotesi che sostiene che l’ambiente seleziona  i tratti biologici e quella che afferma che ad essere selezionati sono  gli individui. Le due affermazioni secondo Fodor non possono essere  vere entrambe. In verità si tratta di una sola affermazione che sostiene  che l’ambiente seleziona gli individui che sono portatori dei geni  che producono i tratti: quanto all’<em>adattamentismo</em> non è affatto  vero che è su di esso che si imposta la selezione . La giusta definizione  del neodarwinismo  infatti non chiama in causa la sopravvivenza  ma afferma che <em>“la selezione naturale offre ai differenti individui  di una data popolazione una diversa opportunità  di lasciare una prole numerosa”</em>. In questa definizione, come si  può notare, non si parla mai né di adattamento né di termini simili  o ad esso assimilabili.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Circa la questione sperimentale,  Fodor sostiene che esistono evidenze per teorie alternative più valide  e più plausibili del modello darwiniano e fa esplicito riferimento  all’”<em>Evolutionary Developmental Biology</em>”, un campo di studi  che tenta di mettere insieme evoluzione e sviluppo embrionale, sulla  base dell’inoppugnabile argomentazione che ogni evoluzione ha inizio  con i meccanismi dell’embriogenesi. In realtà, l’E.D.B. non è  una alternativa al darwinismo, ma una sua provincia molto fertile e  promettente. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><strong>La sintesi</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La proposta originaria  di Darwin si articolava su due affermazioni: <em>tutte le specie viventi  derivano da uno stesso gruppo di organismi primitivi vissuti  circa  3.8 miliardi di anni or sono. Il processo di differenziazione si  è verificato per variazione (mutazione) e selezione naturale.</em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La <strong>mutazione</strong> rappresenta  la conseguenza di un errore, più o meno esteso, che riguarda la sequenza  del DNA che costituisce il codice genetico di un organismo e risulta  da una copiatura imperfetta al momento della replicazione. Questo meccanismo  di replicazione del DNA è molto accurato ma non perfetto: introduce  in media un errore ogni miliardo di caratteri copiati, dove i caratteri  sono le quattro basi della molecola, A,G,C e T. Siccome il nostro genoma  possiede circa tre miliardi di caratteri, è evidente che qualche errore  è inevitabile. La frequenza di questi errori aumenta in presenza di  agenti mutageni, come le radiazioni e i fattori inquinanti. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Le mutazioni si verificano  casualmente e non hanno né direzione né finalità. In ogni popolazione  si verificano continuamente mutazioni favorevoli, sfavorevoli e neutre,  e le sfavorevoli, naturalmente, non hanno un futuro, perché vengono  eliminate dalla selezione naturale.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">La <strong>selezione</strong> è  un lungo e silenzioso processo attraverso il quale l’ambiente premia  alcuni individui di una data specie e ne penalizza altri concedendo  loro una differente fertilità, quella che gli inglesi chiamano fitness.  E’ inesatto affermare che la selezione naturale premia l’organismo  più adatto, quello di <em>adattamento</em> è un <em>concetto relativo</em> a un <em>ambiente</em> e solo a quello. La selezione, poi, lavora su un  individuo nel suo complesso e non sui caratteri . <em>Quella che  è in gioco poi non è la sopravvivenza, ma la capacità  riprodut</em>t<em>iva</em>. Se ne deduce che la giusta definizione dovrebbe  essere questa: la selezione naturale offre ai diversi individui di una  determinata popolazione una differente opportunità di lasciare una  prole numerosa. Quelli che la lasciano assicurano la sopravvivenza del  proprio genoma. In linea di principio le selezioni naturale diventano  vantaggiose e si affermano in una popolazione peraltro stabile quando  si verificano mutamenti ambientali che la rendono favorevole. E’ invece  incerta la possibilità che le selezioni si verifichino per il bene  di un gruppo, una ipotesi che lo stesso Darwin aveva avanzato , che  aveva perso molto terreno per il prevalere del concetto “<em>ognuno  per sé</em>” e che sta riprendendo valore, soprattutto a seguito di  ricerche batteriologiche. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Come si vede, le domande  alle quali  gli studi sull’evoluzionismo non hanno ancora dato  risposta sono molti. Non sappiamo come è nata la vita, né conosciamo  l’antenato comune a uomini e a scimpanzé; non conosciamo le ragioni  per le quali un uomo imbarazzato arrossisce, come si è formata la coscienza  “di sé”; ci è ignota la ragione per la quale sono state create  tante differenti specie, molte delle quali capaci di convivere , né  perché le piante fiorite sembrano sempre uguali e sono state apparentemente  solo sfiorate dall’evoluzione; ignoriamo come si sia passati dalle  semplici molecole di RNA degli organismi primitivi alle cellule e al  DNA e ci sono critiche al darwinismo – come quella <em>neutralista</em> e quella <em>saltazionista,</em> alle quali non è stata data ancora una  risposta adeguata.   Nei <em>talk shaw</em> americani si continua  ancora a scherzare sulla creazione di soggetti assolutamente inutili  come le mosche e i professori universitari e la pressione dei creazionisti  sta diventando sempre più insistente. Ma la teoria è lì, non ce ne  sono altre che abbiano saputo dimostrare di poterla sostituire e, piani  piano, molte delle risposte che mancavano sono arrivate. Così,   fino a prova del contrario, continueremo a ragionare dell’universo  e dell’uomo senza dovere chiamare in causa – non ne abbiamo bisogno  – dio. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;">E’ comunque corretto,  150 anni dopo la pubblicazione dell’”<em>Origine della Specie</em>”,  riportare le esatte parole con le quali Darwin riconosceva i limiti  del suo lavoro: “ <em>Sono convinto che la selezione naturale sia stato  il principale, ma non l’unico, meccanismo dell’evoluzione”</em>.  Non si trattava solo di prudenza, era semplicemente la conclusione di  uno scienziato, che sapeva di non potersi vantare di conoscere la verità  ed era capace di applicare ai propri<strong> </strong> studi lo scetticismo organizzato, una delle proprietà fondamentali  della scienza. E’ lecito chiedere, a chi contesta la sua teoria, altrettanta  serietà.<br />
</span></p>
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		<title>Costituito il circolo UAAR di Forlì-Cesena</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 12:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla presenza di Anna Bucci, responsabile dei circoli UAAR, è stato costituto il circolo di Forlì-Cesena. Coordinatore è stato eletto Davide-Zoli, raggiungibile all’indirizzo forli@uaar.it.
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