(lettera inviata al Resto del Carlino e al Corriere Romagna)

In merito alle polemiche sorte a seguito della sentenza del TAR del Lazio che sancisce l’esclusione degli insegnanti di religione dagli scrutini (in quanto materia facoltativa), vorrei porre alcune questioni che riguardano l’ora di religione cattolica nella scuola pubblica.

Nell’ultimo decennio i governi che si sono succeduti, sia di destra che di sinistra, hanno fatto a gara per elargire privilegi alla chiesa cattolica.

Ora è normale che appaia un sopruso ai cattolicisti nostrani una sentenza di un tribunale dello Stato che, a norma di legge, ridimensiona in parte detti privilegi.

E dire che non avrebbero ragione di lamentarsi considerando che ancora oggi, pur non avendo più in Italia la religione di Stato dal Concordato del 1984, la religione cattolica viene insegnata nelle scuole pubbliche a spese di tutti i contribuenti e contro il principio democratico di uguaglianza di tutti gli orientamenti religiosi.

Oltretutto, questo catechismo di Stato viene impartito da docenti, ribadisco pagati da noi tutti, scelti dai vescovi; docenti, inoltre, che a parità di prestazioni guadagnano meglio dei loro colleghi delle materie obbligatorie.

I cattolicisti usano difendere le posizioni acquisite argomentando che il cattolicesimo è fondante l’identità del popolo italiano e che comunque la maggioranza degli alunni/studenti sceglie l’ora di religione.

Ebbene, è palese che il cristianesimo abbia avuto un ruolo importante nella storia d’Europa (quanto nel bene e quanto nel male giudicatelo voi) ma solo in poche nazioni (Irlanda e Cipro) esiste l’insegnamento della religione così come intesa da noi. E tutte le altre? Nazioni “laiciste” o semplicemente laiche?

Invece, per quel che concerne la scelta maggioritaria dell’ora di religione da parte degli studenti, guardiamo nel dettaglio e vediamo come la frequentazione cali drasticamente al crescere dell’età anagrafica dello studente, con punte di non frequenza del 50-60% in alcune regioni.

Inoltre chiediamoci perché la CEI pretenda, e ottenga, che l’ora di religione non sia inserita alla prima o all’ultima ora dell’orario scolastico. Risposta facile: perché la maggioranza degli studenti sceglierebbe di non usufruirne.

Per non parlare degli ostracismi posti alle materie alternative all’ora di religione; ostracismi che di frequente ne limitano o negano l’attuazione.

Termino con un altro quesito: quanto ci costa tutto ciò? Un miliardo di euro all’anno.

Che dite, potremmo spenderli meglio?

 

Davide Zoli

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