LA SACRA PATACCA
Generale 2/5/2010 16:28
Dicesi patacca di moneta od oggetto falso.
Il termine è quindi appropriato per definire il telo con “impresso” il volto e il corpo di un uomo esposto in questi giorni a Torino.
La Chiesa Cattolica, in crisi di credibilità causa secolarizzazione e un difficile rapporto con il sesso (vedi alla voce pedofilia), smette gli indugi e abbraccia con sicurezza la tesi che il lino abbia avvolto il corpo di Yehoshua (profeta che si dice si aggirasse per le terre di Palestina duemila anni fa a diffondere la parola di Jahvè), per vedere di riuscire a far tornare a sé almeno i semplici, i poveri di spirito, insomma i gonzi.
I media, in particolare la televisione, con il solito sguardo obiettivo sulla realtà e sulla società, frutto di un metodo rigoroso e mai incline al servilismo nei confronti del potere, abbraccia con entusiasmo e più di una lacrima di commozione la tesi dell’assoluta veridicità della Sacra Sindone.
Poco importa se le prove portate dalla scienza dicono che la Sindone è un falso.
Basti per tutte la prova al carbonio 14 ossia la datazione al radiocarbonio di tre lembi del telo effettuata nel 1988 dai tre più avanzati laboratori, su incarico della diocesi di Torino e del Vaticano, che collocò la confezione della tela tra il 1260 e il 1390, come ammise l’allora cardinale Ballestrero.
(Per chi volesse approfondire l’argomento prove lo invito a leggere l’ultimo numero della rivista MicroMega, 4/2010, intitolato “L’inganno della Sindone”.)
Nel medioevo qualche furbo disincantato, traendo stimolo dalla certezza che lavorare è faticoso, riteneva di mettere insieme il pasto della giornata sfruttando la credulità popolare: e così fu un fiorire di schegge del legno della croce (che a metterle insieme se ne fanno una ventina), di dita amputate a - quelli sì - poveri cristi, di piume di arcangeli e via di paccottiglia anche un po’ macabra.
Messer Boccaccio in alcune novelle del Decameron rappresenta meravigliosamente queste storie che molto hanno a che fare con l’umano e nulla col trascendente (che sia per questo suo narrare così poco incline al mistico il minor successo nei palinsesti del nostro a confronto dell’altro pur grande Dante Alighieri?).
Oggi che i tempi si sono evoluti, è direttamente la Chiesa a vendere la sacra patacca e a trarne lucro: per sua fortuna, di gonzi disposti a mettersi in fila per adorarla e a commuoversi alla sua vista ancora ce ne sono.

maggio 2nd, 2010 at 4:49 pm
Concordo con l’uso del termine patacca, anche perchè un’altro significato del vocabolo è macchia, e essendo il telo macchiatto è quindi doppiamente patacca. E da buon romagnolo sostengo che solo un pataca (sciocco, gonzo) possa credere a una simile patacca. Pur tuttavia essendo il titolo la sacra patacca, ed essendo pure tale lemma sinonimo di organo sessuale femminile credevo il post trattasse di una nuova reliquia… dopo il prepuzio di Cristo.. peccato.
maggio 3rd, 2010 at 2:26 pm
Tanto per aggiungere un altro dettaglio a maggior conferma della patacca, l’uomo del lenzuolo porta i capelli molto lunghi come del resto tutte le altre raffigurazioni e dipinti di Cristo.
Ebbene Cristo non poteva avere i capelli lunghi perché la legge e le usanze ebraiche lo impedivano, vedi 1Corinti 11.14 – “ Non vi insegna la natura stessa che se l’uomo ha i capelli lunghi, è un disonore per lui,…..Comunque, se qualcuno sembra disputare per qualche altra usanza, noi non ne abbiamo nessun’altra, né l’hanno le congregazioni di Dio.” (vedi anche Ezechiele 44.20 – Regole per il sacerdozio “Si devono assolutamente tagliare corti [i capelli della] loro testa” e Gesù era un sacerdote vedi Ebrei 7.24
Alcuni tentano di aggirare l’inconveniente spiegando che Cristo era Naziereo ma ciò non è vero perchè Cristo toccava i morti e beveva vino cosa che i nazirei non potevano fare. (vedi Matteo 26.27 - Marco 9.26)
Saluti
maggio 4th, 2010 at 4:30 pm
Basta confrontare la sindone medievale con i veri lenzuoli sepolcrali, sono completamente diversi.
L’immagine della sindone è prica di parti laterali, come da sovraimpressione con un bassorilievo.
Basta fare un semplice esperimento colorandosi la testa con più colori, avvolgersi con il lenzuolo e poi vedere il risultato: un’immagine grandangolare, non una foto ritratto.