Apprendiamo dal Corriere di Forlì del 12.1.2010 che il consiglio comunale forlivese, votando un ordine del giorno concordato, ha espresso in modo compatto –dunque all’unanimità- la volontà di difendere il crocifisso “simbolo della religione cattolica fondamentale patrimonio della cultura e della civiltà nazionale” ed anche “emblema di una difesa di tutte le confessioni religiose”. Il consiglio inoltre ha ritenuto che la sua presenza in luoghi pubblici “non sia lesiva della libertà di praticare la fede di ciascuno”, e critica la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che vietava l’esposizione dell’oggetto nelle aule scolastiche.

Come atei, agnostici o come “semplici” laici, siamo sbalorditi da questa espressione ufficiale del consiglio cittadino, ma siamo ancor più preoccupati per questa presa di posizione, che sembra fatta apposta per spianare la strada a risoluzione ancora più assurde e inaccettabili, quali l’obbligo di esporre il crocifisso nei locali pubblici.

Dire che il crocifisso sia il simbolo della cultura e civiltà nazionale (e per questo vada in qualche modo tutelato e diffuso) ci sembra un’affermazione tanto imprecisa quanto strumentalizzabile.

Senza trascurare, poi, che di croci e crocifissi sono stati per secoli affollati i luoghi in cui si è compiuta ogni nefandezza: dai tribunali dell’Inquisizione a quelli del regime fascista, franchista, cileno, argentino…

Troviamo francamente assurda l’idea che un simbolo religioso possa essere compatibile con il concetto di laicità che invece la Corte europea ha giustamente e logicamente stabilito.

Affermare che la radice della civiltà nazionale sia tutta compendiata nel crocifisso è un nonsenso storico che si presta ad ambigue e pericolose interpretazioni/manipolazioni.

Non dimentichiamo, infine, che la speciale predizione che si vorrebbe per il crocifisso (definito in modo piuttosto bizzarro “emblema di difesa di tutte le confessioni religiose”, come se le lunghissime e atroci guerre di religione non ci fossero mai state…) tale predilezione per il crocifisso ignora e zittisce e umilia la scelta di chi non crede e non vuole aderire ad alcuna confessione.

Il rispetto autentico del pensiero altrui non si costruisce con dichiarazioni perentorie e definitive, ma con l’apertura e il dialogo, con l’ascolto e il confronto, con l’umiltà e la tolleranza: queste, davvero, radici della laicità.

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