(inviata al corriere Romagna)
Gentile redazione,

nell’articolo “La benedizione a scuola può attendere”, a firma di Gian Paolo Castagnoli, di venerdì 22 maggio u.s., si palesa quasi con stupore come una richiesta di benedizione pasquale presso la scuola pubblica “Dante Alighieri” di Cesena, sia stata posticipata in data non canonica e ristretta nei minuti dell’intervallo.

A onor del vero “un approccio estremamente rigido e burocratico alla questione” avrebbe dovuto portare il preside a non acconsentire per nulla a tale richiesta.

Infatti, la sentenza n°250/93 del TAR dell’Emilia Romagna (e successive sentenze di altri TAR) afferma l’illegittimità delle delibere di Consiglio d’istituto che dispongono lo svolgimento di pratiche religiose in orario scolastico, ravvisando che la celebrazione di liturgie o di riti religiosi rappresenta un’attività del tutto estranea alla scuola e alle sue attività istituzionali.

Tanto basterebbe per mettere a tacere eventuali reazioni critiche nei confronti del preside da parte di genitori pro-benedizione: il dirigente scolastico Luigi Migliori ed il Consiglio d’istituto, per andare incontro alla richiesta di don Paolo Pasolini, adottano un compromesso comunque in contrasto con la sentenza del TAR suddetta.

Solo che tale compromesso più che riaprire “l’annoso dibattito sulla laicità della scuola pubblica”, come afferma Castagnoli nell’articolo, semplicemente lo chiude: la scuola è laica nella misura in cui concede alla chiesa cattolica di celebrarvi i propri riti, con buona pace di chi in quei riti non crede.

Penso che per chi abbia a cuore lo Stato laico ed una scuola libera da ingerenze confessionali, i privilegi concessi in ambito scolastico a qualsiasi credo religioso e, nella fattispecie in questione, alla religione cattolica non siano accettabili.

La scuola ha come compito principale quello di formare cittadini dotati di strumenti atti ad indagare la realtà secondo spirito critico, cioè esattamente il contrario del credente in una religione che accetta dogmi e dottrina in modo fideistico.

Pare dunque fuori luogo parlare di “clima anticlericale” per una questione che non riguarda l’essere pro o contro il clero (e comunque, dal momento che un clero esiste ed agisce nella società, essere contro è legittimo tanto quanto essere pro) bensì concerne la necessità della libertà di un’istituzione quale la scuola pubblica da ogni genere di confessionalismo.

Davide Zoli
Coordinatore del circolo UAAR per la provincia di Forlì-Cesena

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